Gazzè: «Prendo casa a Mestre e vi canto le mie piccole opere»

Il cantautore per tre sere alle 21 al Toniolo con “L’ornamento delle cose secondarie”

Michele Bugliari

Max Gazzè, il poliedrico cantautore e bassista, con il tour L’ornamento delle cose secondarie, prenderà casa mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 al teatro Toniolo di Mestre.

Gazzè, quali sono le ragioni della scelta delle residenze teatrali?

«Il nuovo disco si presta ad essere portato nei teatri e non nei palasport. I teatri sono più piccoli e ho pensato di fare tre sere per permettere a più persone di venire allo spettacolo. Poi mi piace l’idea di utilizzare i teatri all’italiana, con belle architetture, poltrone comode, per assistere a uno spettacolo con la prima parte dedicata al nuovo album L’ornamento delle cose secondarie che sarà presentato con un’ambientazione molto teatrale. I teatri li ho scelti anche per l’acustica e per il fatto che permettono di sfruttare meglio il buio».

Quali saranno le altre peculiarità dello show?

«Ci sarà anche la mostra dei quadri nel foyer del Toniolo: ogni quadro rappresenta una delle venti canzoni dell’album. In questi mesi nei social ho pubblicato ogni lunedì un quadro associato a una canzone. I dipinti sono della mia ex moglie Maria Salvucci. Abbiamo fatto anche animazioni dei quadri con la tecnica del morphing usata a suo tempo dai tecnici di Michael Jackson. Ci sarà anche il libretto dello spettacolo».

Dopo tre giorni al Toniolo diventerà quasi cittadino onorario di Mestre.

«Il Toniolo diventerà casa mia per tre giorni, riceverò le persone come se fossero gli ospiti di un invito a cena. Dopo il concerto, saluterò tutti da bravo padrone di casa. Si creerà un clima di intimità tra me e gli spettatori, sarà fantastico».

Lei è anche un pittore, come mai i quadri delle canzoni non li ha fatti lei?

«Ho conosciuto Maria negli anni Novanta, nel periodo in cui lei collaborava con Mario Schifano. A entrambi piace dipingere ma la scelta dei suoi quadri è stato un fatto emotivo più che razionale. Mi sono molto piaciuti questi dipinti tra il metafisico, l’astratto e l’impressionista e si associavano bene alle canzoni».

Anche la copertina del disco è interessante, ce ne parla?

«È un’illustrazione di inizio secolo, che poi è stata colorata. Mi rivedo in quest’uomo, disteso nel fondo del mare, che fuma la pipa. Ho fatto fotografia subacquea, ma in un modo diverso dagli altri che usano l’obiettivo macro per fotografare i cavallucci marini. A me piace usare il 28mm, per avere la visione ampia. Amo stare sdraiato sul fondale quasi a leggere un libro, visto che la pipa a 30 metri sott’acqua non la posso fumare».

Lo spettacolo avrà altri aspetti teatrali?

«Ci sarà un allestimento, una scenografia. Alcuni brani del disco saranno preceduti da letture fatte da un attore. Eseguirò tutti i brani del disco che poi non sono canzoni ma piccole opere. Ho scritto la musica per dei testi, alcuni scritti 30 anni fa e altri più recenti. Ho recuperato testi lasciati un po’ a metà, alcuni miei e altri di mio fratello Francesco. Ho trovato idee musicali del passato negli hard disk e nelle cassette audio. L’ornamento delle cose secondarie è proprio questo, l’aver raccolto cose belle che avevo lasciato a metà».

Le canzoni non hanno la classica struttura strofa e ritornello.

«Perché le musiche sono nate per essere applicate a testi che spesso non prevedevano quel tipo di struttura. Al centro c’è la narrazione, il concetto è più operistico che da canzone pop. I brani sono brevi, ma impegnativi. Alcuni sono trattati di musica contemporanea, il tempo comincia in 3/4, poi si sposta sui 5/4 e sui 4/4, come nel rock progressivo. Per tanti anni ho avuto brani nelle classifiche radio, adesso avevo voglia di fare qualcosa che ricordasse l’approccio del primo disco del 1996 Contro un’onda del mare. Comunque ho scritto anche brani senza ritornello che hanno avuto successo, come Cara Valentina».

Per il nuovo album ha accordato gli strumenti con il la a 432 hertz e non con lo standard di 440 hertz, perché?

«Non sono stato rapito dagli alieni o da una setta New Age. La mia è solo la scelta di un artista e produttore che ha notato che in quella frequenza alcune sonorità si fondono meglio tra loro. È una scelta produttiva e di arrangiamento, non è una scelta politica, non c’è niente di strano».

Riproduzione riservata © il Nord Est