Omaggio a Nino Springolo. L’uomo, la natura e i compagni di vita
Treviso, il museo Bailo ricorda l’artista del primo Novecento. Dai paesaggi ai ritratti: una ricerca matura e familiare

Studiare l’opera di Nino Springolo significa guardare al vivace movimento artistico veneto che nel primo ’900 si coagulava intorno a Ca’ Pesaro, alla Bevilacqua La Masa e poi alla Biennale d’Arte. Venezia, e la vicina Treviso, come parte di un complesso reticolo di relazioni, ispirazioni, rimandi, influenze che vedeva in Monaco con lo Jugendstill da una parte, e la Parigi degli impressionisti e dei post-impressionisti dall’altra, gli astri più rilucenti dell’universo artistico del tempo. La mostra antologica “1886-1975. Nino Springolo e i Due compagni”, a 51 anni dalla morte e a 140 dalla nascita dell’artista, inaugurata ieri al Museo Civico Bailo, aprendo quindi una finestra sulla vita artistica di Springolo nella sua Treviso – tra i cari paesaggi del Sile, della campagna e persino dell’ambiente domestico, sue fonti di ispirazione quanto lo era la figura umana per i suoi numerosi ritratti – permette di allargare lo sguardo su una fase cruciale della storia dell’arte novecentesca.

Un centinaio di opere
Un passaggio funestato dalla guerra alla quale anche Springolo dovette prendere parte, così come Gino Rossi l’amico fraterno (basti dire che le spoglie del veneziano furono accolte per vent’anni nella tomba di famiglia di Nino) che vide compromessa la propria salute mentale. Ma anche percorsa da fermenti straordinari. L’esposizione di Treviso propone un centinaio di opere dai primi anni del ’900 ai ’70, in parte provenienti dallo stesso Bailo, in parte da collezioni private tra cui la Collezione Furlan di Montebelluna, selezionate dai curatori Fabrizio Malachin, direttore dei Civici, Eleonora Drago e Manlio Leo Mezzacasa. Quattro le sezioni: i paesaggi, il ritratto, le nature morte con la gustosa inserzione degli oggetti originali riprodotti nei quadri, prestati dal nipote dell’artista, Daniele Springolo, che ne custodisce la memoria e che ha generosamente contribuito alla realizzazione della mostra. E infine nelle ultime sale, gli amici (i “compagni” del titolo ispirato al romanzo di Comisso) in una sontuosa carrellata di opere di Arturo Martini (compresa la serie di lineolografie “Istoria d’amore a Nippo”), Bepi Fabiano, Gino Rossi. E Giovanni Comisso, appunto, che il cugino Springolo immortalò in un ritratto esposto. Completano la visita una sala proiezioni con due videointerviste scovate negli archivi Rai, dove l’artista si racconta.
La guerra e l’approdo alla pittura
Nato a Treviso nel 1886, Nino Springolo è figlio ed erede di un facoltoso commerciante di stoffe. Il suo destino di mercante sembra segnato, ma Agostino, diminuito in Nino, si consegna precocemente all’arte. Prende lezioni di pittura da Luigi Serena, di musica da Pier Adolfo Tirindelli. Diventa presto allievo di Cesare Laurenti a Venezia e comincia a esporre con Nino Barbantini e i Capesarini. Nel 1909 parte per Monaco dove apprende l’uso delle tonalità scure che presto abbandonerà. L’anno della scelta è il 1917. Il padre teme l’invasione degli austriaci e sposta l’attività a Bologna.

Al genitore piegato dal dolore per la guerra, Nino ha il coraggio di confessare il proprio rovello, come racconta il nipote Daniele, «perché vuoi spogliarmi della mia passione» gli dice. Al ritorno dalla guerra, beneficiario di un assegno mensile a vita, Springolo potrà dedicarsi alla pittura. Negli anni Dieci si ispira ai divisionisti (Il canale presso la laguna, Cavallo che pascola del ’13 e ’14 in mostra). Approderà a una pittura centrata sull’uso soffice del colore a definire la forma. È il sommo Cézanne il maestro che più di tutti ne segnerà lo stile. Uno stile originale conquistato da uomo libero. Disponibile il catalogo Scripta edizioni. La mostra che gode del contributo di Generali Italia con Valore cultura, sarà visitabile fino al 1 novembre.
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