In trincea con Ungaretti nel docufilm di Popolizio

Esce “Vita di un uomo” di e con Massimo Popolizio su Raiplay e il 27 febbario su Rai3. Tra i protagonisti anche Busolin, giovane attore di Scorzè

Elena Grassi
Massimo Popolizio
Massimo Popolizio

“L’Isonzo scorrendo // mi levigava // come un suo sasso”.

Un verso eterno, impresso nella memoria letteraria ma anche storica del Carso Goriziano, che prende potenza emotivamente prodigiosa se pronunciato dal suo autore, Giuseppe Ungaretti, ricordando i tempi trascorsi in trincea a Monte San Michele.

È uno dei momenti più intensi e commoventi del docufilm Vita di un uomo di Massimo Popolizio e Mario Vitale, appena uscito su Raiplay e in programma il 27 febbraio prossimo in prima serata su Rai3. Un ritratto sfaccettato e originale del grande poeta ermetico, tra gli intellettuali più influenti del Novecento, raccontato dallo stesso Popolizio che nel docufilm interpreta sé stesso in un momento di blocco creativo durante le audizioni per un nuovo spettacolo (che non ha ancora scritto) al teatro di Gradisca d’Isonzo.

L’empasse si scioglie piano piano quando una giovane e sconosciuta attrice (Gaja Masciale) recita come provino alcuni versi d’amore di Ungaretti e Popolizio comincia a ricordare quanto l’autore abbia influenzato la sua esistenza fin da bambino, quando lo guardava in televisione con la madre, e poi da adolescente, mentre ne esplorava la poetica con una professoressa appassionata, arrivando alla formazione culturale da uomo di spettacolo.

I flashback del regista dialogano con immagini di repertorio che narrano la vita pubblica di Ungaretti (dagli anni ad Alessandria d’Egitto all’esperienza parigina, dalla trincea della Grande Guerra al secondo dopoguerra), intrecciate ad interviste sui suoi momenti privati, svelati da chi lo ha frequentato personalmente o artisticamente, come Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Sarah Stride e Iva Zanicchi.

Il docufilm è prodotto da Anele, Rai Documentari e Cinecittà, in associazione con la veneziana Kublai Film, e con il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission, che ha accolto le riprese in provincia di Gorizia a dicembre del 2024.

Le scene girate nel Carso vedono Popolizio adolescente, interpretato dall’attore Francesco Busolin, ventunenne di Scorzè (già visto nella serie Rai Un passo dal cielo ), alla fine degli anni Settanta, durante una gita scolastica.

L’attore veneziano Francesco Busolin
L’attore veneziano Francesco Busolin

«Sto attraversando la trincea con la fidanzatina della mia classe», racconta Busolin, «è l’inizio dell’amore per noi e, in mezzo alle pietre, furtivamente arriva il primo bacio, proprio lì dove Ungaretti ha combattuto la guerra. È un momento che simboleggia il contrasto tra la vita e la morte, che si supera con l’amore, come secondo la poetica ungarettiana. Di quei giorni sul set ricordo il freddo e la difficoltà a camminare in trincea, ho sentito tutto il dolore dei soldati che lì trascorrevano ogni giorno, con il timore di morire e il compito di attaccare. Ho ripensato al giovane militare che ho interpretato in Campo di battaglia di Gianni Amelio, girato in Friuli un paio d’anni fa, un’altra opera che dimostra come la guerra e la violenza non possano essere la risposta a nulla».

Vita di un uomo è una testimonianza che si allontana dai tradizionali canoni biografici per proporre una riflessione contemporanea sul senso della poesia, sulla sua capacità di parlare ancora al presente e di attraversare le crisi individuali e collettive, affrontate da Ungaretti con una straordinaria tensione vitale. Sempre. Anche in trincea, come una foglia d’autunno, accanto a compagni, anzi fratelli, da vegliare nelle notti fredde e senza speranza, mentre, in faccia alla morte, scriveva lettere piene d’amore. —

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