Guardi, il tormento del dettaglio

La collezione Gulbenkian sbarca da Lisbona a Ca’ Rezzonico. Quelle pennellate che fotografano il Settecento veneziano

Michela Luce
La partenza del Bucintoro
La partenza del Bucintoro

Da Lisbona a Venezia, Guardi torna in Laguna. Personaggio intrigante Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955): imprenditore, magnate del petrolio, filantropo armeno fuggito dalle persecuzioni ottomane, naturalizzato inglese, collezionista dai gusti raffinati e dai poliedrici interessi che lo spinsero negli anni difficili tra la prima e la seconda guerra mondiale a raccogliere in Europa il meglio di quanto riusciva a trovare sul mercato antiquario. Spaziando dall’arte greca e romana all’Impressionismo, dal Seicento al Decò, dagli orologi d’epoca, ai vetri fino ai mobili liberty, mise insieme una raccolta mirata di pezzi d’arte. Carpaccio, Ghirlandaio, Van der Weyden, Rembrandt, Lalique, Monet, Manet, Turner, Gainborough, Burne-Jones.

 

La regata sul Canal Grande vicino a Rialto
La regata sul Canal Grande vicino a Rialto

 

Cuore pulsante è il nucleo di 19 opere di Francesco Guardi, che Gulbenkian aveva iniziato ad acquistare in una sorta di gioco di compravendite, selezionandoli tra il 1907 e il 1921, rendendo la sua collezione ineguagliabile. Approfittando del riallestimento del Museo di Lisbona cui diede il nome, dieci dipinti realizzati tra il 1770 e 1790 dall’ultimo grande vedutista veneziano, sbarcati in Laguna, sono esposti nella Sala del Portego di Ca’ Rezzonico in un dialogo ben riuscito proposto da Alberto Craievich con 50 disegni della raccolta del museo del Settecento, selezionati tra i 400 del fondo di Teodoro Correr, provenienti dalla bottega (fino all’8 giugno, www.visitmuve.it).

Nel mondo londinese, dove il vedutismo veneziano era stato inizialmente monopolizzato dalla passione “ossessiva” del console Smith per le opere del Canaletto che trasferendosi a Londra per un decennio, aveva lasciato a Venezia un vuoto nel mercato, la riscoperta di Guardi iniziò a dilagare tra i collezionisti dalla fine dell’Ottocento, stuzzicando l’avida curiosità di Gulbenkian, che sguinzagliò i suoi mercanti di fiducia per intercettare le più importanti collezioni. Fu il caso di La regata sul Canal Grande vicino al ponte di Rialto, acquistato nel 1919 per settemilacinquecento sterline a un’asta, appartenuto al banchiere scozzese George Drummon, oppure dell’interesse manifestato per la collezione di Rodolph Kann da cui provenivano sia Il Canal Grande al Ponte di Rialto, pagato nel 1907 cinquemila sterline, che Le Chiuse di Dolo, entrambi visti a Parigi in Avenue d’Iena, edificio che acquistò e restaurò, trasformandolo dal 1927 nella prima sede espositiva della sua collezione. Fu solleticato più volte dalle raccolte del barone Rothschild su consiglio di Kenneth Clark, direttore della National Gallery, ma le trattative non si concretizzarono, tanto che l’ultimo Guardi lo acquistò nel 1921.

 

L'allestimento della mostra a Ca' Rezzonico
L'allestimento della mostra a Ca' Rezzonico

Nulla era lasciato al caso: persino la scelta delle cornici, originali e in stile Luigi XV, passava attraverso la sua supervisione. Generoso, amava condividere “le sue creature” che prestò per le grandi mostre al Petit Palais o al museo di Trafalgar Square, persino oltreoceano dove rimasero fino al 1938, seguendo le operazioni nel perenne timore che subissero danneggiamenti nei viaggi. Con lo scoppio della guerra le opere furono spostate da Londra al Galles, passando da un container ai tunnel sotterranei per evitare le razzie di Hitler.

Tornarono alla National Gallery nel 1945, dove avrebbe desiderato che venissero valorizzate in una sala dedicata. Dopo varie tensioni e trattative col nuovo direttore, alla fine volarono alla National Gallery di Washington, dove rimasero fino al 1960, quando alla sua morte nacque la Fondazione Calouste Gulbenkian e dal 1969 furono trasferite a Lisbona.

Fu amore, una passione nei confronti del Guardi, per quella sua pennellata che si sfalda diventando quasi impressione, al contrario dell’osservazione rigorosa della realtà del Canaletto. Persino l’immagine più iconica, la Piazza con la sua Basilica, diventa nel Guardi una reinterpretazione: La festa della Sensa in Piazza San Marco non rappresenta l’evento in sé, ma il suo aspetto transitorio colto nel momento effimero dell’allestimento, altrettanto i bagliori argentei dei gioielli esposti sulle bancarelle, o quelle figurine animate che diventano pittogrammi. Ne Il canale della Giudecca e la Punta di Santa Marta gli edifici appaiono marginali e sanciscono la divisione tra cielo e acqua in un compenetrarsi atmosferico dove il paesaggio nebbioso sembra anticipare Turner. Non sono altro che l’interpretazione di una città terminale resa come fosse vibrazione, immaginazione che si trasforma in corrosione, che affascina evolvendo dal romanticismo all’impressionismo, che cattura e seduce, tra tutti lo stesso Gulbenkian. —

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