Quando i quadri ti guardano negli occhi: Villa Manin saluta la sua grande mostra «Senza Confini»
Il quartetto dei Wiener Symphoniker, il violino di Foti, il cibo delle eccellenze Fvg. Sabato 11 aprile una lunga serata di festa a Villa Manin, immersi nella pittura dei giganti. Il commento di Marco Goldin

Le mostre, di solito, chiudono e basta. Qualche visita finale, il curatore che passa, un comunicato con parole di ringraziamento. Poi il silenzio. Finissage, recita il glossario dell’organizzazione dell’arte. Tutto finisce ordinato e i capolavori, tra mille cure, si apprestano a ripartire verso le loro case madri o verso nuove esposizioni. Si chiudono le casse e i fascicoli digitali delle rassegne stampa, si producono rendiconti economici e culturali, si tirano le conclusioni ma non ci sono cerimonie. Tutto viene risistemato, al suo posto.
A Villa Manin, invece, accade una cosa diversa. La mostra Confini è talmente entrata sotto la pelle di un territorio, che si desidera allestire una festa. E si accende una notte. La villa resta aperta, la gente continua ad ammirare l’arte fino a notte fonda, ci sono performance musicali, cibo d’eccellenza, percorsi olfattivi speciali.
Il tempo sembra dilatarsi. Ci sono, soprattutto, i quadri: Van Gogh e Wyeth, Homer e Cezanne, Monet e Renoir, Segantini e Modigliani, i ritratti e i paesaggi, i prati e i mari in tempesta, tutte le storie che questa mostra memorabile ci ha raccontato e che poi si sono depositate dentro la nostra coscienza. Non è un saluto formale: è come se l’arte volesse guardarci negli occhi, uno per uno.
Rumore, odore, luce, gente che attraversa spazi che conosce da mesi e li sente nuovi. I colori e le ombre, i volti e le vedute. La mostra si congeda così.
Arriverà mezzanotte. Ma la fine non è una fine.
Investire in cultura e guardare lontano

Mario Anzil*
La mostra Confini ha saputo interpretare lo spirito più autentico del Friuli Venezia Giulia, quello di una terra che fa del limite un punto di contatto, della pluralità una ricchezza, dell’incontro una prospettiva di futuro. Questa iniziativa ha dimostrato quanto per la nostra Regione sia importante investire nella cultura, intesa come risorsa fondamentale per valorizzare il territorio e rafforzarne la proiezione oltre i propri confini. Villa Manin si conferma così luogo simbolico, capace di valorizzare il proprio patrimonio e promuovere progettualità ambiziose.
L’evento multisensoriale conclusivo suggella questo percorso con una formula originale e coinvolgente, che intreccia linguaggi diversi e restituisce al pubblico il senso più alto della cultura di frontiera.
*vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia e assessore regionale alla cultura
Cari maestri, non dimenticheremo la vostra arte

Non è un caso una mostra di pittura incroci i propri destini con la musica. Da secoli le due arti si cercano. E si trovano. Wassily Kandinsky sosteneva che il colore è un tasto e l’anima è il pianoforte su cui l’artista suona, Henri Matisse dipingeva esplorando il jazz, Friedrich Nietzsche vedeva nella musica la forma più profonda di conoscenza, capace di dire ciò che le immagini non riescono a trattenere. E Richard Wagner parlava della necessità di un’arte totale in cui suono e visione si fondano in un’unica esperienza. È dentro questa antica alleanza che prende forma l’ultima notte di
Confini. Da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni: un quartetto dei Wiener Symphoniker e il violino di Pierpaolo Foti suoneranno per salutare la chiusura della grande mostra di Villa Manin, trasformando la pittura in ascolto condiviso.
Il violino di Stefan Pöchhacker avvierà il primo filo sonoro, il clarinetto di Martin Rainer lo intreccerà, il violoncello di Michael Günther lo radicherà e la fisarmonica di Bogdan Laketic lo sorprenderà con colori inattesi. Un quartetto sinfonico che respira come una sola entità, e insieme traccia il filo invisibile che unisce le epoche, i luoghi e gli sguardi. La metafora del suonare insieme, perché anche una mostra è frutto di un grande lavoro di gruppo.
Sabato 11 aprile le sale e i giardini della villa diventano un unico spazio abitato: la musica apre la serata alle 20, guidando il pubblico attraverso un percorso sonoro che va da Bach a Mahler, da Johann Strauss a Richard Strauss, passando per Balcani e Medio Oriente, fino a ritrovare il calore della tradizione viennese. Ogni nota, ogni respiro, riecheggia l’idea che anche una mostra così corale, con oltre centomila visitatori e più di centotrenta capolavori provenienti da musei internazionali, è stata una musica suonata insieme: curatori, musei, istituzioni e pubblico hanno collaborato per far vivere il confine come luogo di incontro e dialogo.
Da ottobre i visitatori si soffermano davanti ai colori vibranti e agli spazi sospesi, alle pennellate che rincorrono la luce. Alcuni camminano lentamente, altri restano fermi, assorti: si percepisce un senso di meraviglia condivisa, come se ciascuno diventasse parte del disegno della mostra. Un grande concerto di sguardi e attenzione.
La festa proseguirà con il violino di Pierpaolo Foti, giovane artista triestino che sa muoversi tra classico e contemporaneo, trasformando le note in un dialogo diretto con il pubblico. Nel giardino, il profumo dei fiori si mescola a quello dei piatti locali e dei vini del territorio, curati dall’Unpli Fvg, mentre le persone si fermano a parlare, a condividere impressioni, a ritrovarsi in un’esperienza corale che va oltre la semplice visita a una mostra. Le luci soffuse dei vialetti, i riflessi sulle fontane e i lampioni che disegnano ombre eleganti sulle facciate antiche.
Un ruolo importante, a suo modo decisivo, lo reciterà anche... l’aria. L’aria del parco di Villa Manin. Il maestro profumiere Lorenzo Dante Ferro la trasformerà in un’esperienza olfattiva, accompagnando i visitatori dentro questa ultima notte.
Dalle dieci di sera, il DJ set di Walter Gardini prende il testimone, portando la notte oltre la mezzanotte, e le luci della villa diventano sfondo di un flusso continuo. Tra il pubblico della mostra si percepisce la varietà di età, provenienze e interessi: famiglie, giovani, appassionati d’arte e visitatori occasionali hanno condiviso lo stesso spazio, attraversando gli stessi corridoi e provando però emozioni diverse. Quale dipinto ti è rimasto più nel cuore? Ognuno risponderebbe in modo diverso, perché ognuno ha ascoltato raccontare una storia a parte.
Tra le presenze istituzionali e culturali, oltre al vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia Mario Anzil e al curatore e ideatore della mostra, Marco Goldin, la serata vede rappresentanti del territorio e del mondo artistico, tutti parte di questo grande momento finale. La loro presenza sottolinea il valore pubblico dell’evento e la rete di collaborazioni che ha reso possibile un’esposizione di portata internazionale.
Così, il quartetto viennese – e con quello anche la musica ibridata di un violinista contemporaneo, il percorso olfattivo del maestro profumiere e le eccellenze di vino e food di questo territorio irripetibile – sono la metafora dei confini attraversati.
I Wiener Symphoniker

Sabato sarà presente anche il Sovrintendente dei Wiener Symphoniker, Jan Nast. «I Wiener – spiega – si sentono profondamente onorati di poter contribuire a questa prestigiosa iniziativa con un importante ensemble da camera, che si svolge nella splendida Villa Manin, indubbiamente una delle residenze storiche più affascinanti d’Italia. Questa collaborazione si inserisce naturalmente nel nostro percorso, che ci vede sempre più presenti in vg. L’eccellenza artistica, la varietà creativa e la sensibilità dei nostri musicisti – conclude il Sovrintendente – entrano in un dialogo ideale con la significativa esposizione di pittura, creando un ponte tra la musica e le arti visive, che arricchisce ulteriormente il valore del progetto. Spero che più persone possibili possano godere di questa serata speciale».
Pierpaolo Foti

Il virtuoso violinista e compositore triestino Pierpaolo Foti, classe 1999, si esibirà sabato. «Gauguin – dice – voleva evadere dalla civiltà per trovare un significato spirituale, Edward Hopper la analizzava per mostrarne il vuoto emotivo. Forse due modi diversi di reagire a un pensiero comune. Confini è un’occasione unica e di inestimabile valore per il Fvg, di grande impatto storico, artistico e sociale. Ho immaginato un programma che possa, in qualche modo, ispirarsi alla visione di questi giganti dell’arte, trasponendola in musica. Partiremo da brani dedicati all’amore, cito Morricone e Lucio Dalla. Proseguiremo con brani sinfonici inediti e arriveremo, in lento crescendo, a un culmine di fortissima energia con Vivaldi, Abba e Avicii. Sarà un grande viaggio emotivo e introspettivo».
Proporre bellezza, nutrire emozioni: un lascito di arte e cuore
Marco Goldin*
Posso partire dal presente, dall’immediatezza dell’oggi. O posso partire da un tempo più lontano, ormai piuttosto distante dal presente. Scelgo di partire dal prima, lì dove tutto ha avuto inizio, poiché il percorso appare in questo modo più chiaro e ogni cosa assume il suo contorno più vero.
Così facendo, torno con la memoria al sorriso di una persona che nell’estate di quattro anni fa mi aveva accolto nel suo studio di Udine.
Erano i giorni del principio d’agosto del 2022, Enzo Cainero mi aveva telefonato per dirmi che forse ci sarebbe stato motivo di tornare a lavorare insieme, dopo la nostra fortunata stagione di mostre a Villa Manin tra il 2009 e il 2012, ma rimandava tutto a un nostro incontro. Al telefono mi diede solo qualche indizio e poiché non mi piace mai farmi trovare impreparato, arrivai da lui, tre giorni prima di Ferragosto, con più di qualche idea appuntata su un foglio stropicciato, che rapidamente si era riempito di titoli e di nomi di pittori.
Parlammo a lungo, lui mi disse del desiderio della Regione Friuli Venezia Giulia, del suo Presidente, di creare anche un programma espositivo importante per il 2025, per Gorizia capitale europea della cultura assieme a Nova Gorica. Molte cose sono accadute dopo, la principale delle quali è che Enzo Cainero non c’è più, andato via pochi mesi dopo quel nostro incontro.
Guardo adesso, perfino stupito, quel foglio stropicciato che ho conservato. A rileggerlo mi sembra quasi impossibile che esso contenesse non soltanto i prodromi della mostra Confini ma, di più, la sua quasi esatta disposizione per come poi sono venuto costruendola. Quel tema era stato una folgorazione immediata. Quella parola, “confine”, che poi avevo volto al plurale, raccoglieva per me, insieme, la brevità dello spazio e la sua distensione immensa, l’immagine di una stanza e il cielo sconfinato che tanti pittori meravigliosi avevano dipinto.
Mi sentivo coinvolto oltre ogni dire in quel cammino, in quel transito dal minimo all’universale. E quando – dopo che già da alcuni mesi avevo iniziato a lavorare con i musei di tutto il mondo per avere in prestito i quadri – ho cominciato a pensare che forse il confine principale da rappresentare doveva essere quello dentro di noi, lì è scattato qualcosa di ancora più profondo. Perché il limite dell’uomo da sempre si confronta con la vastità dello spazio, ciò che leopardianamente “spaura”. Eppure, non c’è forse maggiore vastità di quella che si sente sprofondare dentro di noi e in cui ogni cosa si sospende e galleggia?
Come non mai, in una lunga vita di lavoro a preparare grandi mostre, ho provato una simile emozione nel far diventare incanto della pittura il pensiero che venivo strutturando dentro di me. Cercare quadri bellissimi, talvolta sublimi, per incarnare questo spirito che era quello di dare la vita, farla scaturire quale acqua battendo la roccia come nella pagina del libro dell’Esodo. L’inatteso, l’inaspettato e proprio per questo il desiderio inconfessato e infine raggiunto.
La mostra “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni” l’ho definita un’altra volta un’epopea e molte persone l’hanno visitata due o tre volte, lasciandosene avvolgere. Forse mai come in questo caso sono riuscito a connettere fino in fondo la mia avventura dello spirito, come uomo e come curatore, e l’avventura dello spirito di chi è venuto in questi sei mesi nell’Esedra di levante a Villa Manin.
Per tale motivo, dal profondo del cuore, dico una volta di più grazie al Presidente Massimiliano Fedriga, al Vice presidente Mario Anzil e a tutta la giunta regionale, per avere voluto che questa mostra diventasse realtà attraverso il mio lavoro, verso il quale si sono mossi con un senso di fiducia. Non è un ringraziamento formale ma la gratitudine che manifesto per la vita vera.
Quando domenica prossima la mostra si chiuderà saremo arrivati all’incredibile numero di circa 130.000 visitatori, inatteso per tutti, me compreso. Sono veramente felice di lasciare a chi mi ha dato fiducia, lasciare a questa terra meravigliosa, alla sua gente forte e schietta, una simile eredità di bellezza.
*curatore e ideatore della mostra
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