Cinema al cento per 100, ecco le nostre recensioni dei film in sala dal 9 aprile

L’opera seconda della talentuosa registra triestina Laura Samani: “Un anno di scuola”. Il franchismo messo alla berlina da Manuel Gómez Pereira (A cena con il dittatore)

Marco Contino, Michele Gottardi
Il film "Un anno a scuola"
Il film "Un anno a scuola"

Dopo il prezioso esordio con “Piccolo corpo”, Laura Samani torna dietro la macchina da presa con un film ispirato alle pagine di Giani Stuparich. “Un anno di scuola” non ha la forza evocativa e viscerale del primo lungometraggio, ma anche se non traccia un itinerario di dolore e di eroismo, resta all’interno di una storia di emancipazione femminile, vista però tra pari grado e in un ambiente dove non dovrebbero nascere e svilupparsi pregiudizi antichi.

 

I modelli sono quelli noti (e insuperabili) come “Il grande dittatore” e “Vogliamo vivere!”. Pur non potendo competere con quei capolavori, “A cena con il dittatore” di Manuel Gómez Pereira è una gustosa combinazione di farsa e tragedia all’epoca dell’ascesa al potere del «Generalísimo» Franco. Con un monito più che attuale …

 

Un anno di scuola

Regia: Laura Samani

Cast: Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno

Durata: 102’

 

L’arrivo in classe di Fred, una diciottenne svedese esuberante e coraggiosa a Trieste per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico, scardina antichi equilibri consolidati di una classe composta tutta da maschi.

In particolare, Fred inizia a legarsi – e quindi a fare danni – con tre amiconi: Antero, affascinante e riservato; Pasini, seduttore istrionico; Mitis, bonaccione protettivo, legati assieme da sempre. Ognuno di loro la desidera per sé, mentre Fred vorrebbe essere ammessa nel gruppo, senza rinunciare alla propria libertà e personalità.

Su un canovaccio ben noto e già visto molte volte anche al cinema, la triestina Laura Samani dirige con bravura un gruppo di quattro giovani esordienti, spontanei e genuini, uno dei quali, Giacomo Covi nel ruolo di Antero, ha vinto il Premio Miglior Attore della sezione Orizzonti alla 82a Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso settembre.

Il suo secondo film, dopo il fortunato esordio con “Piccolo corpo”, miglior esordio ai David di Donatello e Film della Critica nel 2022, non ne ha la forza evocativa e viscerale, ma anche se non traccia un itinerario di dolore e di eroismo, resta all’interno di una storia di emancipazione femminile, vista però tra pari grado e in un ambiente dove non dovrebbero nascere e svilupparsi pregiudizi antichi. Per di più in una città da sempre considerata di confine, ricca di cultura e di contaminazioni.

E invece la rivalità tra maschi, per una donna, crea da sempre e comunque alterazioni di stato, che si riversano contro il lato più debole e, in questo caso, minoritario: Fred.

La descrizione della vita studentesca e più in generale triestina – sia pure di una ventina d’anni or sono: siamo infatti nel 2007 – mostra tutte le contraddizioni della provincia che si crede colta e si disvela piena di tabù e di contraddizioni come nella peggior tradizione della periferia.

In questo caso il film riproduce in parte, al di là della presenza di rottura della scandinava, le contraddizioni del romanzo originario di Giani Stuparich, rimanendo in un ambito più adolescenziale, senza la drammaticità del testo scritto, ambientato nel 1909 con i ragazzi di allora che si sarebbero perduti non per le donne, ma per la tragedia della Grande Guerra. (Michele Gottardi)

Voto: 6,5

***

A cena con il dittatore

Regia: Manuel Gómez Pereira

Cast: Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Oscar Lasarte, Martín Páez, Nora Hernández

Durata: 106’

 

Il film "A cena con il dittatore"
Il film "A cena con il dittatore"

Madrid, 1939. Poche settimane dopo la fine della Guerra Civile Spagnola con l’ascesa al potere di Francisco Franco, il Generalísimo ordina di organizzare una cena celebrativa nel lussuoso Hotel Palace, nel frattempo diventato un ospedale di guerra.

Il tempo stringe e il maître Genaro (San Juan) deve accontentare le richieste del Tenente Medina (Casas), un “macho” apparentemente inflessibile e devoto al Caudillo, e del suo cinico superiore Alonso (Etxeandia), ottenendo eccezionalmente la liberazione temporanea di alcuni combattenti repubblicani, gli unici in grado di poter preparare un banchetto regale.

Genaro dovrà anche mettere in piedi un’orchestra con la giovane cantante María (Hernández) ma, soprattutto, dovrà decidere se prendere parte o meno al piano di fuga dei cuochi e liberare i suoi desideri e le sue inclinazioni rimasti sepolti da troppo tempo e incompatibili con il regime.

Il regista Manuel Gómez Pereira adatta per il cinema (insieme a Joaquín Oristrell e Yolanda García Serrano) la commedia teatrale di José Luis Alonso de Santos (“La cena de los generales”: il film è distribuito in Italia con il titolo “A cena con il dittatore”), mescolando farsa e tragedia.

Una combinazione, certo, non inedita che vanta precedenti insuperabili (su tutti “Il grande dittatore” di Chaplin e “Vogliamo vivere!” di Lubitsch) e quando il gusto parodistico eccede nel caricaturale, Gómez Pereira ci riporta alla cruda realtà di un dramma storico in cui i fascisti sono, sì, ridicoli, ma anche viscidi e feroci. “Dicono che nella Spagna di Franco saremo tutti ricchi”, dice ad un certo punto il Tenente. La risposta del maître è tagliente e condensa la cifra del film: “Conosco bene i ricchi. Non saprebbero vivere in un Paese senza poveri”.

“A cena con il dittatore” è così: ondulante tra satira e vaudeville, tenere storie d’amore in tempo di guerra, sogni di “Fuga per la vittoria” e riappropriazione di identità smarrite (o scoperte per la prima volta).

Ma, sotto, c’è sempre l’attualissima riflessione politica sull’insensatezza e i capricci (letali) di dittatori di ieri e di oggi. (Marco Contino)

Voto: 6,5

 

 

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