Cinema al cento per 100, ecco le nostre recensioni dei film in sala dal 27 novembre

Torna la coniglietta poliziotta Judy Hopps nel sequel del film di animazione vincitore dell’Oscar nel 2017, “Zootropolis 2”. Ludovica Rampoldi esordisce alla regia, dopo ottime sceneggiature, con “Breve storia d’amore”: il risultato è deludente. Può una sberla tra bambine far scaturire nell’offesa capacità telepatiche? Sembra di sì a giudicare dal film “Lo schiaffo” del tedesco Frédéric Hambalek

Michele Gottardi e Marco Contino
Il film "Zootropolis 2"
Il film "Zootropolis 2"

Torna l’animazione per adulti e bambini con il 55° “Classico Disney”: “Zootropolis 2” è ricco di citazioni, colpi di scena e ha diversi livelli di struttura, portando con sé un messaggio di inclusività non solo prenatalizio.

Nel passaggio dalla sceneggiatura alla regia, Ludovica Rampoldi perde l’orientamento. In “Breve storia d’amore” va in scena un ambiguo gioco di coppie. Molto scritto, senz’anima, con un twist finale che assomiglia al “tombolino” di Capodanno.

“Lo schiaffo” di Frédéric Hambalek è una commedia surreale, tra cinismo e dramma, quasi anni ’70, tra uomini inetti e da donne sull’orlo di una crisi di nervi.

 

Zootropolis

Regia: Jared Bush – Byron Howard

Durata: 107’

 

Quasi dieci anni fa, nel 2016, il primo “Zootropolis” riportava un successo straordinario, vincendo l’Oscar per il miglior film d’animazione e il Golden Globe nella stessa categoria, raccontando la vita di una città di mammiferi, una sorta di Animalandia dove la coniglietta Judy Hopps coltivava il sogno di diventare un ufficiale di polizia. Pur relegata a dirigere il traffico, da parte del bufalo Capitan Bogo, Judy riusciva a mettersi in mostra e a risolvere un caso spinoso con l’aiuto di un ex truffatore, la volpe Nick Wilde.

A distanza di anni nella piccola cittadina non è mutato molto e la coniglietta e l’amico volpone, che nel frattempo è divenuto agente, sono sempre ai margini della polizia che conta.

È cambiato invece quasi tutto nel modo dei cartoon, anche nei prestigiosi Walt Disney Animation Studios, che ormai si avvalgono dell’animazione in CGI (computer generated imagery), regia e sceneggiatura sono del premio Oscar Jared Bush ("Zootropolis" e "Encanto"), la produttrice è Yvett Merino (Oscar per "Encanto"), per un risultato che non ha nulla da invidiare per temi e soluzioni visive oltre che narrative al primo episodio.

Intanto ci sono una serie di giochi di parole, dal motore di ricerca "Zoogle" alla piattaforma video "EweTube", poi il personaggio del castoro Nibbles Maplestick (Stuzzichino Bastoncino d’acero) o del serpente Gary de Snake (appunto).

E in un fuoco di fila di citazioni cinematografiche, inseguimenti, colpi di scena e diversi livelli di lettura, il film porta con sé un messaggio di inclusività non solo prenatalizio, che arriva fino ai bambini, mostrando come anche nel mondo degli animali (mammiferi peraltro) i pregiudizi verso gli altri da sé (i rettili) si sprechino, creando disparità basate sull’inganno e la frode.

Così i due neo-detective Judy e Nick dovranno indagare in aree inconsuete e poco battute della città, come Savanna Central o Mercato Pantano, mentre al Galà dello Zootenario si esibisce Gazelle, alias (in originale) Shakira. Le zebre sono doppiate in italiano da due juventini doc come Del Piero e Marchisio. (Michele Gottardi)

 

Voto: 8

 

***

Breve storia d’amore

Regia: Ludovica Rampoldi

Cast: Pilar Fogliati, Adriani Giannini, Valeria Golino, Andrea Carpenzano

Durata: 98’

 

Il film "Una breve storia d'amore"
Il film "Una breve storia d'amore"

Ludovica Rampoldi è una brava sceneggiatrice. Per la tv ha co-firmato script di serie importanti come “1992-1993-1994”, “Gomorra” e “The Bud Guy”.

Per il cinema è stata co-autrice delle sceneggiature di “Esterno notte” e “Il traditore” di Bellocchio” e, da ultimo, della seconda regia di Andre Di Stefano (Il maestro), ancora in sala, e dell’atteso esordio di Damiano Michieletto al cinema con “Primavera”, in uscita tra qualche settimana.

Insomma, in questi anni si è fatta un nome: è probabile che dietro alcuni personaggi (soprattutto femminili), come la memorabile Veronica Castello di “1992” ci sia la sua penna, così come dietro l’ambigua complessità della protagonista del film di Giuseppe Capotondi, “La doppia ora”, ci sia la sua sensibilità di donna.

Per questo, l’esordio di Rampoldi dietro la macchina da presa con “Breve storia d’amore” è una delusione.

Tanto più che i difetti del film sembrano colpire proprio la scrittura, intrappolata in troppi luoghi comuni e situazioni misurate con il goniometro, senza mai accendersi, mostrare un’anima. Senza, che in fondo, lo spettatore si interessi mai alle vicende di quattro piccole formichine (la metafora non è casuale) che non sanno più trovare la strada di casa e girano in tondo, smarrite. Nel film ci sono due coppie: quella matura formata da Cecilia (Valeria Golino), psicanalista, e da suo marito Rocco (un rattoppato Adriano Giannini che si dedica a uno strano biathlon: scacchi e box) sismologo di professione anche se un terremoto, nella sua vita passata, lo ha già distrutto.

E la coppia di trentenni, con figlia piccola, composta da un attore di serie tv (Andrea Carpenzano) e da Lea (Pilar Fogliati), giornalista. Più che di Virginia Woolf (l’assetto delle coppie quasi ricorda il film di Mike Nichols con il nome della scrittrice nel titolo), è proprio di Lea che bisogna aver paura. Inquieta e ombrosa, ad un certo punto seduce Rocco in un bar, intrecciando con lui una relazione che, presto, sconfina, nel pedinamento, nell’invadenza nella vita di lui.

Folle, mantide, o c’è dell’altro? Intanto, tra incroci pericolosi, discettazioni sul vittimismo della parola “tradimento”, colpi di pistola, un ictus (perché quella digressione?), naufragi reali e dell’anima, il quadro si fa più chiaro fino ad un twist finale che sa di “tombolino” a Capodanno: un contentino al posto di nulla.

Lea, alla fine, scriverà pure un libro che, nelle proprie intenzioni, sarebbe l’ennesimo inutile romanzo sull’amore. Un po’ come questo film che sconta, forse, una eccessiva ansia di prestazione della sua regista e scrittrice. Vogliamo credere che sia un piccolo falso di una carriera promettente. (Marco Contino)

Voto: 5

***

Lo schiaffo

Regia: Frédéric Hambalek

Cast: Julia Jentsch, Felix Kramer, Laeni Geiseler, Mehmet Atesci, Moritz von Treuenfels

Durata: 86’

Il film "Lo schiaffo"
Il film "Lo schiaffo"

Può una sberla tra bambine far scaturire nell’offesa capacità telepatiche? Sembra di sì a giudicare dal film di Frédéric Hambalek, regista tedesco autore di una commedia surreale, quasi anni Settanta per l’effetto disgregante che ha nella famiglia - nella società borghese cui si riferiscono i protagonisti - la scoperta dei poteri telepatici di Marielle.

Il gioco iniziale, la negazione, il parlarsi in francese, si trasforma in una corsa alla manipolazione, all’uso degli stessi poteri in auto-difesa oppure per attaccare il partner. Il paradosso è che i comportamenti diventano morbosi, in preda a una sorta di voyeurismo non solo sessuale, ma psicologico, individuale, familiare.

I primi piani estetizzanti e virati a una luce innaturale del giorno di Marielle - che riecheggia un po’ “Shining” a dir il vero, con quello sguardo inquietante, censorio, allusivo quanto inespressivo - fanno da cerniera a sequenze diverse, in una serie di cerchi concentrici, diretti sempre più in profondità, verso il rimosso familiare che Marielle scardina senza volerlo, facendolo uscire spontaneamente dalla bocca e dai comportamenti dei genitori.

Il gioco non si dilata troppo a lungo, restando al di sotto dell’ora e mezza, ma il confine tra la commedia, cinica e satirica, e il dramma è sottile, sfumato, e finisce per confondersi, non aiutato da uomini abbastanza inetti e da donne sull’orlo di una crisi di nervi, ma senza l’ironia di Almodovar. (Michele Gottardi)

Voto: 6,5

 

 

 

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