La Fenice spicca il volo per Shanghai

Il teatro veneziano porta Tosca di Puccini il 22 e il 24 ottobre e segna il debutto lirico del complesso culturale cinese. Coinvolte oltre 200 persone, struttura con tre auditorium

Camilla Gargioni

Gli strumenti dell’orchestra sono trepidanti, hanno viaggiato custoditi in venticinque casse con una temperatura costante e controllata di 20 gradi centigradi. La cura è massima, per arrivare perfetti novemila chilometri dopo. La destinazione? Shanghai, Cina. La Fenice è pronta a spiccare il volo per l’inaugurazione della Shanghai Grand Opera House, che apre al pubblico nella sera di sabato 17 ottobre, dopo una decina d’anni di progettazione e costruzione. Ma sarà proprio il teatro veneziano, con la Tosca firmata dal regista Joan Anton Rechi e con la bacchetta di Renato Palumbo a guidare l’Orchestra e il Coro della Fenice, ad alzare il sipario sulla lirica, i prossimi 22 (ore 19.30) e 24 ottobre (ore 14), con gli oltre duemila posti della Harmony Hall (la più grande delle tre sale del teatro) da tutto esaurito.

La struttura

L’edificio è parte integrante dell’opera, da ascoltare, vedere, sentire. Porta la firma dello studio internazionale di architettura Snøhetta di Olso, Norvegia, e dell’East China Architectural Design & Research Institute, con il contributo di Theatre Projects e Nagata Acoustics: si parla di una superficie totale di 146.786 metri quadrati, con tre sale da 2.000, 1.200 e 1.000 posti, luoghi per la produzione degli spettacoli, ma anche spazi pubblici sempre fruibili.

Uno su tutti, la scala a raggiera che genera dall’elica del tetto, come se tutta la struttura fosse un gigantesco ventaglio che si staglia lungo la riva convessa del fiume Huangpu, seguendone quasi il ritmo. Perché la Grand Opera House non è solo un faro per la produzione artistica, con una stagione che si snoda in 82 spettacoli per 47 produzioni fino al febbraio del 2027: è un punto di incontro per le persone, un’infrastruttura civica, una sorta di agorà elicoidale con vetrate che rendono permeabili alcuni spazi allo sguardo di chi passa. La struttura è tutta un movimento: all’interno, si susseguono volumi scultorei di colore rosso, come fossero prologhi ai tre auditorium, progettati per accogliere produzioni di generi e dimensioni differenti.

Il countdown

Sul profilo social della Grand Opera House, in questi giorni è apparso un conto alla rovescia che permette di viaggiare per una manciata di secondi tra le sue architetture.

E si vede come anche dal Bund, il viale che fronteggia il quartiere degli affari di Pudong, i megaschermi sulle facciate dei grattacieli lampeggiano il countdown. Se già nella serata di sabato 17 la Grand Opera House si animerà di note con il concerto intitolato Shanghai Grand Opera House and Her Friends, la lirica farà il suo debutto con la Tosca di Puccini nell’allestimento andato in scena a Venezia nell’agosto del 2025.

Gli interpreti saranno il soprano Anna Pirozzi nel ruolo di Floria Tosca, il tenore Gregory Kunde in quello di Cavaradossi e il baritono George Gagnidze in quello di Scarpia.

Tosca, melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, è ambientata a Roma e racconta della cantante Floria Tosca, amante del pittore liberale Mario Cavaradossi, che viene corteggiata dal ministro della polizia pontificia Scarpia. Scarpia imprigiona il pittore e ne minaccia la fucilazione, se Tosca non si concederà: lei riesce a non cedere, ma l’epilogo è drammatico.

L’opera: Tosca

«Tosca è una storia di libertà, dunque ho voluto allestirla in spazi aperti. Normalmente viene rappresentata in luoghi chiusi e claustrofobici», spiega il regista Rechi, «la mia idea è di collocarla all’aria aperta, per rimarcare questa tensione verso la libertà».

Il primo ambiente è il portone di una chiesa antica in restauro, oltre il quale si vede la preparazione di una processione per la Settimana Santa; nel secondo atto, c’è il giardino della casa di Scarpia. «Questi e Tosca non sono ancora entrati, e si sente da fuori come torturano Mario all’interno. Di fatto, Tosca non entrerà mai, tutto succederà nell’ingresso».

Il terzo atto, invece, rievoca le Carceri di Piranesi, con gli intrecci di scale che non conducono in un luogo. «È un modo metaforico di spiegare che la violenza non porta mai da nessuna parte», aggiunge Rechi.

I numeri della tournée

A Shanghai, intanto, sono arrivati i sei container – partiti dall’Italia via nave ancora all’inizio di luglio – con scenografie, costumi, materiali per il trucco, attrezzeria e apparecchiature elettriche.

La trasferta coinvolge ben 234 persone, con 97 tra coristi, figuranti e maestri, 90 professori d’orchestra, 12 componenti del cast e 35 tecnici impegnati tra palcoscenico, sartoria, trucco e parrucche. Il personale della Fenice sarà poi affiancato da un team in loco di 20 macchinisti, otto elettricisti, quattro attrezzisti, 11 sarte e 15 interpreti.

Alla produzione prenderanno parte, infatti, anche 25 bambini cinesi, impegnati nel coro di voci bianche. Non resta che ascoltare con occhi, mente e cuore.

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