La sfida dell'intelligenza artificiale? Porcari (CERN): «Non perdere di vista le persone»

Enrica Porcari, direttrice informatica del CERN di Ginevra, a tutto campo dall'intelligenza artificiale alla sostenibilità, passando per le sfide delle imprese venete: «Il vero rischio oggi non è il cambiamento, ma restare fermi mentre il mondo evolve».

Tommaso Miele
Enrica Porcari è la CIO (Chief Information Officer), ovvero la direttrice informatica del CERN
Enrica Porcari è la CIO (Chief Information Officer), ovvero la direttrice informatica del CERN

Enrica Porcari sarà ospite domenica 8 novembre al 4passi Festival a Treviso. La  direttrice informatica del CERN di Ginevra, in mattinata a Santa Caterina (dalle ore 10), appronterà una “Guida al futuro tra scienza e complessità” in dialogo con Enrico Cerni, autore del libro “Atlante della complessità”. Proprio la Chief Information Officer del più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle racconta le nuove sfide del presente.

 In che modo la sua esperienza nei contesti di crisi, tra FAO e Nazioni Unite, ha plasmato la sua visione all’interno del CERN e l’idea di tecnologia al servizio della società?
«Le crisi insegnano una lezione fondamentale: la tecnologia non è il fine, ma il mezzo. Nei contesti di emergenza, che si tratti di un disastro naturale o di una crisi umanitaria, ciò che conta non è la sofisticazione dello strumento, ma la sua capacità di aiutare le persone a prendere decisioni migliori e più rapide. Questa esperienza ha influenzato profondamente il mio ruolo al CERN. Anche in un grande centro di ricerca, la tecnologia deve essere al servizio di una missione più ampia: permettere alla scienza di avanzare, favorire la collaborazione internazionale e generare conoscenza con benefici per tutta la società. Il vero valore della trasformazione digitale non si misura nella potenza dei sistemi, ma nella fiducia, nella condivisione delle conoscenze e nella capacità di mettere le persone nelle condizioni di dare il meglio di sé. L'esempio più noto è il World Wide Web, nato al Cernper facilitare la collaborazione scientifica e diventato poi uno strumento che ha trasformato la vita di miliardi di persone. Credo che questa sia anche la grande lezione per l'intelligenza artificiale: il suo successo non dipenderà solo da quanto sarà potente, ma da quanto saprà generare valore per la collettività e per le realtà del territorio.
Il Veneto: piccole-medie imprese e un ecosistema che affronta la doppia transizione, digitale ed ecologica. Come si fa a non rimanere schiacciati dal cambiamento?
«Il Veneto è uno dei territori europei che meglio coniuga vocazione manifatturiera e capacità di innovazione diffusa. Colpisce la forza di imprese spesso familiari, profondamente radicate nelle comunità locali ma capaci di competere sui mercati globali. Oggi la sfida non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma usare l'innovazione per rafforzare ciò che ha reso competitivo questo tessuto economico. L'intelligenza artificiale, i dati e le tecnologie digitali possono aiutare le imprese a essere più efficienti, a ridurre gli sprechi, migliorare la sostenibilità e creare nuovi prodotti e servizi. Ma dobbiamo investire nell’imparare come usare la tecnologia, perché un aumento della produttività non sempre si traduce in aumento del profitto, quindi rischiamo di fare investimenti sbagliati. Al CERN vediamo ogni giorno che le organizzazioni che hanno più successo non sono necessariamente quelle con più risorse, ma quelle che imparano più velocemente. Lo stesso vale per le imprese. La tecnologia da sola non basta: servono competenze, investimenti, curiosità e capacità di sperimentare. Il vero rischio oggi non è il cambiamento, ma restare fermi mentre il mondo evolve.
Data center, consumo d’acqua e sfruttamento di suolo. Come si bilancia la spinta verso architetture di calcolo sempre più estreme con la priorità della sostenibilità energetica e dell’impatto ambientale?
«È una domanda che mi pongo quotidianamente. L'innovazione tecnologica non può essere disgiunta dalla sostenibilità. Il CERN produce ogni anno enormi quantità di dati scientifici che vengono elaborati attraverso una rete globale di centri di calcolo distribuiti in decine di Paesi. Questa esperienza ci ha insegnato che la sostenibilità non si ottiene semplicemente costruendo infrastrutture più grandi, ma progettando sistemi più intelligenti. Nel mondo digitale la migliore energia è spesso quella che non si consuma. Ottimizzazione del software, condivisione delle infrastrutture, riuso delle risorse computazionali e progettazione efficiente sono fattori importanti quanto l'hardware. L'intelligenza artificiale pone nuove sfide, perché alcuni modelli richiedono quantità molto elevate di energia. Per questo non dobbiamo scegliere tra innovazione e sostenibilità, ma progettare tecnologie che rendano possibile entrambe pensando magari a infrastrutture appropriate alle esigenze del settore. Magari riflettiamo sul fatto che non serve una Ferrari per consegnare pacchi; l’efficienza energetica deve diventare un parametro di successo tanto importante quanto le prestazioni. L’innovazione che dura è quella che riesce a conciliare progresso scientifico e responsabilità verso il pianeta».
L’intelligenza artificiale sta accelerando in modo radicale. Dove si individua l’intersezione tra l’efficienza degli algoritmi e la creatività umana?
«Più osservo l’evoluzione dell'intelligenza artificiale, meno penso in termini di confine e più in termini di collaborazione. Gli algoritmi sono straordinariamente efficaci nell'analizzare grandi quantità di dati, individuare schemi e accelerare attività complesse. Al CERN utilizziamo da tempo tecniche di intelligenza artificiale per supportare l'analisi scientifica e ottimizzare gli esperimenti. Tuttavia le domande fondamentali, quelle che aprono nuove strade alla conoscenza, nascono ancora dalla curiosità umana. Le grandi scoperte scientifiche non arrivano semplicemente da una correlazione trovata nei dati. Nascono dalla capacità di immaginare ciò che ancora non esiste, mettendo in discussione le convinzioni consolidate formulando domande nuove. Credo che il valore più grande dell'intelligenza artificiale sarà amplificare il potenziale umano: più delegheremo alle macchine i compiti ripetitivi, più potremo dedicarci a ciò che richiede creatività, giudizio, empatia e visione».
Quale ritiene sia la più grande responsabilità etica per i leader tecnologici nel prossimo decennio?
«La responsabilità più grande sarà preservare la fiducia. Stiamo costruendo sistemi che influenzeranno il modo in cui lavoriamo, apprendiamo, prendiamo decisioni e persino comprendiamo la realtà; ma non sempre capiamo cosa ci sia dietro. Chi li ha addestrati, su quali dati... Per questo non possiamo limitarci a chiederci cosa sia tecnicamente possibile. Dobbiamo chiederci quale società vogliamo costruire. La ricerca scientifica mi ha insegnato che la fiducia nasce da principi molto semplici: trasparenza, verifica indipendente, responsabilità e collaborazione. Sono gli stessi principi che guidano il lavoro del CERN e che dovrebbero veicolare anche lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Le decisioni che prendiamo oggi avranno conseguenze per generazioni. Per questo i leader tecnologici non devono chiedersi soltanto cosa sia possibile fare, ma anche cosa sia giusto fare. La vera sfida sarà costruire sistemi trasparenti, affidabili, inclusivi e rispettosi dei diritti delle persone. Senza fiducia nella scienza, nelle istituzioni e nella tecnologia, anche le innovazioni più straordinarie rischiano di perdere il loro valore sociale. La tecnologia può accelerare il progresso, ma solo i valori possono indicarne la direzione. Se riusciremo a mantenerli al centro, l'intelligenza artificiale potrà diventare uno straordinario strumento di progresso. Se li perderemo, rischieremo di amplificare disuguaglianze, polarizzazione e sfiducia. In un momento in cui la tecnologia corre velocissima, territori come il Veneto mostrano quanto sia importante tenere insieme innovazione, competitività e coesione sociale. In fondo, la domanda più importante sull'intelligenza artificiale non è “Cosa le macchine saranno capaci di fare”, ma “Che tipo di società vogliamo costruire con il loro aiuto”. E questa è una scelta che spetta agli esseri umani, non agli algoritmi. Perché il progresso non si misura dalla potenza delle tecnologie che sviluppiamo, ma dalla qualità della vita che riusciamo a migliorare».

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Cos’è il CERN di Ginevra

Il CERN è l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare, uno dei più importanti e grandi centri di ricerca scientifica al mondo. Si trova a Ginevra, in Svizzera, al confine con la Francia.

La sua attività principale è studiare la struttura fondamentale della materia e capire come funziona l'universo, attraverso esperimenti di fisica delle particelle.

È famoso soprattutto per il Large Hadron Collider (LHC), il più grande e potente acceleratore di particelle al mondo: un enorme anello sotterraneo lungo circa 27 chilometri, nel quale vengono fatte scontrare particelle a velocità prossime a quella della luce.

 

Enrica Porcari è la CIO (Chief Information Officer), ovvero la direttrice informatica del CERN. Si occupa quindi della strategia e delle infrastrutture tecnologiche e informatiche che consentono a questo enorme centro di ricerca di funzionare e gestire quantità gigantesche di dati scientifici.

 

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