Come racconterebbero il 2026 i grandi del Novecento? La risposta (immaginata) di ChatGPT

Da Monicelli a Simenon, da Guttuso a Visconti: cinema, letteratura, arte e architettura riletti attraverso lo sguardo dell’intelligenza artificiale

Oscar D’agostino

Chissà come avrebbe raccontato questo nostro tempo così bislacco lo scrittore o il regista “tal dei tali”... È la classica domanda che ci siamo posti tante volte, dopo aver visto un film, letto un libro, ammirato un’opera d’arte. Domande senza risposte. A meno che non lo si chieda a chi, tale risposte, può immaginarle con facilità. Lo abbiamo fatto chiedendolo a ChatGPT.

Il nuovo film di Monicelli

Considerando la poetica di Mario Monicelli, secondo l’intelligenza artificiale nel 2026 il regista girerebbe probabilmente una commedia nera sulla precarietà e sull’intelligenza artificiale, focalizzandosi sul declino della dignità umana in un mondo iper-tecnologico. Qualche titolo? L’armata Brancaleone 4.0. Invece di cavalieri medievali, racconterebbe di un gruppo di rider e lavoratori della gig economy che tentano una “grande impresa” (magari occupare un data center automatizzato), fallendo miseramente a causa della propria disorganizzazione e meschinità. Oppure, altro tema, la vecchiaia come resistenza: Monicelli, che ha sempre trattato la morte e l’invecchiamento con cinismo e ironia (come in Parenti serpenti), “metterebbe in scena anziani che truffano gli algoritmi dello Stato sociale per ottenere una pensione dignitosa”.

Un altro Maigret di Simenon

Se fosse ancora vivo, Georges Simenon, noto per i suoi romanzi psicologici e i racconti del commissario Maigret, continuerebbe probabilmente a esplorare i lati oscuri dell’animo umano e dell’isolamento. “I suoi libri si concentrerebbero su come le moderne tecnologie e l’alienazione sociale influenzano la criminalità e le relazioni interpersonali”. Cosa leggeremmo? Un titolo su tutti: Il commissario Maigret e i crimini informatici:dove “Maigret si muoverebbe a disagio tra dark web e algoritmi, ma il suo metodo resterebbe lo stesso: l’empatia e l’osservazione delle persone reali, dei sospettati che incontra di persona, ignorando (o quasi) le tracce digitali per concentrarsi sul “fattore umano” che, per Simenon, resta sempre la chiave del mistero”.

Il ritorno di Ornella Vanoni

Nel 2026 Ornella Vanoni canterebbe probabilmente un brano caratterizzato dalla sua sobria eleganza e dall’ironia vitale, proseguendo il percorso intrapreso con i suoi ultimi progetti. Magari un nuovo duetto con lo storico compagno d’arte Gino Paoli. Potrebbe inoltre collaborare con artisti della nuova generazione, come Madame, che ha espresso grande stima per le. Tra le cover inedite, “Vivere” di Vasco Rossi, registrata con Mario Lavezzi, “che riflette il suo approccio filosofico e disincantato verso la vita.

Un Guttuso digitale

Se Renato Guttuso fosse attivo nel 2026, secondo ChatGPT la sua pittura resterebbe fedele al realismo sociale e all’impegno civile, ma si misurerebbe con le nuove tensioni della contemporaneità. E realizzerebbe una Vucciria globale e digitale: “Invece del celebre mercato di Palermo, Guttuso potrebbe dipingere un grande mercato metropolitano contemporaneo, dove i colori accesi del cibo si mescolano al grigio degli schermi e dei rider in attesa”. Rappresenterebbe la confusione visiva della “gig economy” con lo stesso vigore e la stessa densità carnale dei suoi capolavori passati. Un espressionismo violento per denunciare le ingiustizie del nuovo secolo.

A teatro con Luchino Visconti

Considerando il rigore estetico e la passione per il realismo storico di Luchino Visconti, nel 2026 il regista metterebbe probabilmente in scena commedie per esplorare la decadenza aristocratica e i conflitti di classe, con una cura maniacale per i dettagli scenografici e la verità dell’interpretazione. Tra le possibile scelte una rilettura di Goldoni in chiave critica: Visconti, che già diresse una storica edizione de La Locandiera, sceglierebbe probabilmente una commedia come “Le smanie per la villeggiatura”. Nel 2026 “la userebbe per denunciare l’ossessione contemporanea per l’apparenza e il consumo. Ma secondo ChatGPT non è escluso che il regista potrebbe interessarsi a testi moderni “che permettano un realismo melodrammatico, unendo la precisione del gesto alla potenza visiva, per raccontare le contraddizioni della borghesia milanese o europea odierna”.

L’architettura secondo Gregotti 

Vittorio Gregotti è stato uno di quegli architetti per i quali il progetto era sempre una presa di posizione culturale e politica, non una risposta alla moda. Se l’architetto scomparso nel 2020 fosse ancora vivo con ogni probabilità non progetterebbe “icone”, né grattacieli spettacolari o architetture-parametro. Progetterebbe piuttosto strutture lente, necessarie, territoriali, in polemica silenziosa con molta architettura contemporanea. “Punterebbe su nuovi campus pubblici, sul riuso di grandi complessi moderni del Novecento, sulla trasformazione di università in parti di città, non viste come enclave. Sempre con una visione civile, quasi illuminista: l’architettura come struttura del sapere”.

Non vedremo nessuna di queste opere, purtroppo. Ma sognare, talvolta, è bello.

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