Cinema al cento per 100, ecco le nostre recensioni dei film in sala dal 19 febbraio
Il grande ritorno di Gus Van Sant con “Il filo del ricatto - Dead Man’s Wire”. Brendan Fraser è un “familiare in affitto” nel dramedy “Rental Family”. Anna Ferzetti è la “pressorè” che tutti avremmo voluto alla maturità in “Domani interrogo”

Ispirato a un fatto di cronaca degli anni '70, il nuovo film di Gus Vant Sant, dopo sette anni di silenzio, è una potente allegoria sui processi di marginalizzazione, attraverso il meccanismo di un thriller di atmosfera con uno strabiliante Bill Skarsgård, povero cristo votato al fallimento in una società già polarizzata e pronta a spettacolarizzare le tragedie umane.
“Rental Family – Nelle vite degli altri ”, diretto dalla regista e sceneggiatrice Hikari, racconta il fenomeno delle agenzie giapponesi che forniscono attori a clienti che hanno bisogno di un parente, di un partner, di un amico, per eventi mondani o per combattere la solitudine. Brendan Fraser si fa scritturare ma finisce per confondere performance e realtà. Favola dai buoni sentimenti (ma senza sentimentalismi) targata Walt Disney. Godibile.
Dalle autentiche esperienze di una insegnante, arriva in sala “Domani interrogo” di Umberto Riccioni Cateni : una professoressa d'inglese (la “pressorè”) in trincea quotidiana nei territori franchi della periferia romana, tra droga, destini già scritti ma anche scintille da accendere.
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Il filo del ricatto
Regia: Gus Van Sant
Cast: Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Al Pacino
Durata: 105'
Il grande ritorno di Gus Van Sant con “Il filo del ricatto - Dead Man's Wire”. Brendan Fraser è una “familiare in affitto” nella dramedy “Rental Family”. Anna Ferzetti è la “pressorè” che tutti avremmo voluto alla maturità in “Domani interrogo”
Indianapolis, 1977. Tony Kiritsis (quanto è bravo Bill Skarsgård!) entra nella sede della società finanziaria che ritiene lo abbia truffato. Non trovando il grande capo (Al Pacino), prende in ostaggio il figlio Richard (Montgomery) che tiene legato a sé e al proprio fucile dal “filo della morte” (da qui, il titolo del film), infilato come un cappio sul collo della vittima.
Tony vuole un pezzo del suo “Sogno americano” e pretende di dire in diretta tv la sua verità per ottenere un risarcimento, l'impunità e delle scuse.
Dopo 7 anni di silenzio Gus Van Sant torna al cinema con un grande film, perfettamente nelle sue corde di cineasta indie (non senza, di tanto in tanto, flirtare, con successo, con Hollywood): con il meccanismo del thriller di atmosfera racconta un fatto politico, economico e sociale che, dagli anni '70, risale sino ad oggi. Ispirato a un'autentica pagina di cronaca (vedere per credere le sequenze finali in cui il gesto di questo disperato appare in tutta la sua goffa follia) che tenne il Paese incollato agli schermi per 62 ore fino a una surreale conferenza stampa, “Dead Man's Wire” è un altro capitolo di quel cinema attento ai processi di marginalizzazione, radice dei conflitti e della violenza che sono evidenti a tutti ma che nessuno vuole vedere (“Elephant”, forse il capolavoro di Van Sant, era già potente monito).
Pur senza cadere nella retorica del film anti-sistema, appare da subito evidente come il gesto di Tony sia quello di un poverocristo votato al fallimento per cui si prova empatia (ma lo stesso accade per la sua vittima, digerita, in altro più subdolo modo, da quello stesso sistema), in un quadro, già malato, di spettacolarizzazione, di cui anche il noto dj della radio (Colman Domingo) diventa un ingranaggio.
Il filtro di un film a pasta densa con quella grana che simula l'immaginario Seventies, non è così impermeabile da impedire il collegamento con la realtà (peggiore) di oggi, con l'unica consolazione, nelle didascalie finali, di una giustizia “naturale” che equilibra le nefandezze di un capitalismo irreversibile. (Marco Contino)
Voto: 8
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Affitto famiglia – Nelle vite degli altri
Regia: Hikari
Cast: Brendan Fraser, Mari Yamamoto, Shannon Gorman, Takehiro Hira, Akira Emoto
Durata: 110'

Per chi non lo sapesse, in Giappone, sin dagli anni '90, esistono agenzie di “rental family” che forniscono attori a clienti che hanno bisogno di un parente, di un partner, di un amico, sia per eventi mondani che per combattere la solitudine che molti vivono in quel paese.
Spesso, l'esigenza di un familiare in affitto deriva anche dalla necessità di conformarsi a norme sociali (in alcune scuole, per esempio, figli di genitori single non possono essere ammessi: ecco, allora, che viene in soccorso un padre a noleggio per il tempo necessario alla selezione). Al cinema non è una novità, con declinazioni autoriali o meno.
In “Alps”, Yorgos Lanthimos raccontava di donne e uomini che impersonificavano, sotto compenso, persone appena defunte per aiutare amici e parenti nell'elaborazione del lutto. Alle nostre latitudini, anche Paolo Genovese ha messo in scena “La famiglia perfetta” (a propria volta remake di un film spagnolo): quella formata da una compagnia di attori scritturati dal solitario Sergio Castellitto per provare un po' di calore umano sotto le feste di Natale.
Ora, al cinema, questo fenomeno assume i contorni della favola in “Rental Family - Nelle vite degli altri”, dramedy diretto dalla regista e sceneggiatrice Hikari e ambientato proprio in quel Giappone dove è nata questa finzione.
Qui vive da sette anni Philip Vandarpleog (interpretato da Brendan Fraser), attore in costante ricerca di ruoli dopo un effimero periodo di notorietà grazie allo spot in cui interpretava un enorme tubetto di dentifricio.
La crisi professionale lo induce ad accettare di lavorare per una agenzia di noleggio familiari, anche se, in principio, gli sembra immorale. Del resto, è un gaijin, ovvero un corpo estraneo alla cultura giapponese la cui comprensione, per un occidentale, spesso si ferma alla porta …
Con il tempo diventa non solo bravo ma, persino, troppo coinvolto, finendo per confondere i confini tra interpretazione e realtà: in particolare con la piccola Mia (di cui deve impersonare il padre) e il vecchio attore sull'orlo dell'oblio per il quale dovrà fingere di essere un giornalista interessato a scrivere la sua biografia.
“Rental Family” gioca con i sentimenti senza cadere nel sentimentalismo: al palato, la sensazione finale è dolce, ma non stucchevole. Certo, Hikari accenna appena alle problematiche relazionali (anche drammatiche) che sono alla radice di questo fenomeno, ma vedere Brendan Fraser muoversi quasi in punta di piedi con quel suo corpo ingombrante nella società sobria e misurata giapponese ha qualcosa di seducente e gentile.
Oltre a ricordarci che esiste sempre una seconda (o una terza) possibilità e Fraser ne è la controprova: nato, morto e risorto artisticamente più volte (in mezzo anche un Oscar). Se anche la regia sbanda un po' nel pittoresco nipponico, il film di Hikari resta comunque una commedia godibile per tutta la famiglia (caso raro al cinema se non si parla di cartoni),anche con qualche piccolo colpo di scena (che riguarda il titolare dell'agenzia) e un finale solidaristico ed emolliente che fa bene al cuore. (Marco Contino)
Voto: 6,5
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Domani interrogo
Regia:Umberto Riccioni Cateni
Cast: Anna Ferzetti e un cast di giovani esordienti
Durata: 95'

I film sulla scuola sono un filone classico del cinema, sia in Italia (da “La scuola” ad “Auguri professore a “Notte prima degli esami”) che all'estero (il caso più celebre resta “L'attimo fuggente”), film giovanilisti o drammatici, commedie leggere dense di luoghi comuni o apologhi drammatici dell'esistenza.
Domani interrogo rispecchia i diversi modelli visti sin qui, aggiungendo una nota di originalità merito del regista Umberto Riccioni Cateni.
Gaja Cenciarelli (autobiografico, edito da Marsilio), che firma anche la sceneggiatura insieme a Herbert Simone Paragnani in collaborazione con Riccioni Carteni, il film racconta l'arrivo in una disastrata scuola superiore romana, a Rebibbia, di una relativamente giovane docente di inglese, sulla cui fuga immediata, al pari delle precedenti, tutti scommettono In realtà, tra spacciatori e spacciati, il “gruppo classe” evoca un altro Rebibbia, e prima o poi qualcuno vi finirà dentro.
La professoressa, anzi la pressoré come l'apostrofano gli allievi, mette empatia e sin troppa condivisione, perché rispetto al professore Lipari di Silvio Orlando non è ancora disillusa. Solitaria, ma non anonima anche se di lei non si conosce il nome, e forse un po' fuori sistema anche lei, la prof pian piano riesce a convincere gli studenti a non negarsi la possibilità degli esami, cercando di “accompagnarli all'uscita” come si dice in gergo scolastico.
Riccioni Cateni costruisce il film con un gruppo di giovani, usciti da un casting perfetto, così reali perché probabilmente nei panni di se stessi: Zoe Massenti, Sara Silvestro, Fabio Bizzarro, Yothin Clavenzani, Paterne Sassaroli, Anita Serafini, Lorenzo Bagalà, Federico Micheli, Mounir Khlifi.
Di ognuno di loro, allontanandosi per un attimo dalla narrazione, il regista costruisce un piccolo quadretto ex post, che ne svela le sorti e risulta ancor più propedeutico al racconto. Che sì, ha qualche dejà vu, perché questa è la scuola italiana, soprattutto quella di frontiera, ma ha una coerenza di fondo che non eccede nella retorica e soprattutto ha uno sguardo al femminile che, senza cadere nei difetti della categoria, un po' vestali, un po' virago, aiuta a rendere tutto più credibile. (Michele Gottardi)
Voto: 7
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