Escher, l’enigma è un gioco: la mostra a Padova

Al San Gaetano di Padova 150 opere e i capolavori del geniale artista olandese. Universi impossibili e affascinanti, visioni che intrecciano arte, logica e scienze

Cristiano Cadoni

«Non è come sembra». Se Maurits Cornelis Escher avesse dovuto scegliersi uno slogan per pubblicizzare il suo lavoro, probabilmente avrebbe giocato sull’illusorietà delle nostre percezioni, sulla fallacia dei nostri sensi. Ma vendersi bene non fu evidentemente il suo primo pensiero - e i suoi genitori dovettero sostenere a lungo la sua passione per la ricerca grafica, in ossequio a un talento che era evidente fin dagli anni della scuola e a un genio straordinario che sarebbe emerso nel tempo.

Al culmine del suo percorso, M.C. Escher sarebbe poi diventato un artista unico, inconfondibile, in grado di creare universi impossibili e affascinanti, visioni che intrecciano arte e logica, matematica, fisica, scienza e design. Il successo non arrivò subito, ma è così solido e di vasta portata che oggi capolavori come la “Mano con sfera riflettente” o “Belvedere” o “Metamorfosi II” sono riconosciuti in tutto il mondo. E no, non sono come sembra, perché altrimenti Escher non sarebbe l’Enigmatico. E perché la realtà - proprio come ci dimostrano i suoi mondi paradossali - è quasi sempre diversa da quella che percepiamo.

La mostra al San Gaetano

Al genio di questo artista olandese nato nel 1898 e morto nel 1972, che ha esplorato le principali tecniche dell’arte grafica, dalla xilografia (la sua preferita), alla linoleografia, dalla mezzatinta alla litografia e alle tecniche incisorie, è dedicata una mostra - promossa dal Comune di Padova e da Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation - che si apre oggi al centro culturale San Gaetano di Padova e che fino al 19 luglio propone oltre 150 opere e fra queste tutti i capolavori.

È stata definita, alla luce dei risultati ottenuti finora, «la mostra più completa e significativa al mondo», perché raccoglie le opere più importanti e perché, accanto a esse, propone un allestimento coinvolgente e immersivo, con postazioni multimediali ed esperienziali che fanno felici anche i visitatori che vanno in cerca di mostre instagrammabili.

Video e installazioni

Video, installazioni e approfondimenti consentono di capire il processo creativo dell’artista olandese, la sua evoluzione e l’approdo a quei mondi impossibili - o meglio, plausibili ma incompatibili con la realtà - che sono il suo segno distintivo. A completare la proposta c’è anche, ai Musei Civici Eremitani, un’installazione in realtà virtuale che consente di immergersi letteralmente nelle opere più celebri, nelle scale che si intrecciano senza fine e in quegli spazi che rovesciano la nostra percezione della realtà, confondendoci. Padova non è un approdo casuale per questa mostra così importante. Il suo curatore, Federico Giudiceandrea, presidente della M.C. Escher Foundation, ha studiato qui. E qui, nella Cappella degli Scrovegni, c’è anche una di quelle rappresentazioni di spazi impossibili che potrebbero aver ispirato le creazioni di Escher.

È la “Presentazione di Maria al Tempio” che non ha un sistema geometrico logico. «È un’immagine in cui gli elementi sono incoerenti fra loro», ha sottolineato l’assessore comunale alla Cultura, Andrea Colasio, «risultando impossibile come le opere di Escher. Non una rarità nel Medioevo, dove si prediligeva una disposizione spaziale leggibile e funzionale, un accostamento pretattico, a prescindere dalle regole sulla prospettiva e sul punto di fuga». L’avrebbe fatto, successivamente, anche Pietro Lorenzetti nella sua “Ultima Cena” con una disposizione riconoscibile e ordinata degli oggetti e delle persone, ma senza una prospettiva risolvibile. «Escher, insomma», deduce Colasio, «si inserisce in una storia di lunga durata. La mostra ci fa conoscere anche questo aspetto».

Un artista che ha colto lo spirito del ‘900

«Lui è l’artista che più di altri ha colto lo spirito del ’900», sostiene Giudiceandrea, «con teorie che mettono in dubbio la nostra percezione della realtà. E che ci fanno capire come, nel complesso, ci sia sempre qualcosa che ci sfugge». È un aspetto che ha a che fare con la matematica, con la fisica e che scardina le nostre convinzioni logiche. Ma qui sta anche uno degli aspetti più affascinanti delle sue opere. La mostra si articola in otto sezioni: gli inizi, il periodo italiano (tredici anni che Escher definì i più belli della sua vita e nei quali passò anche per Venezia), le tassellazioni (ispirate dall’Alhambra di Granada), le metamorfosi (trasformazioni di esseri e oggetti in altri), la struttura dello spazio (opere che esplorano soluzioni visive connesse a matematica e geometria: sfere, superfici riflettenti, solidi regolari...), i lavori su commissione, i bellissimi paradossi geometrici e la Eschermania che ne celebra il successo.

La Relativity Room

Tra una sezione e l’altra ci sono anche la Relativity Room, che altera le percezioni di scala e orientamento; la Mirror Room, dove gli specchi moltiplicano i riflessi all’infinito; una postazione dedicata alla “Mano con sfera riflettente” che permette ai visitatori di prendere il posto di Escher, una postazione interattiva che riproduce un particolare di un altro capolavoro e una galleria di stampe che consente di sperimentare la ripetizione di immagini dentro le immagini. È un gioco, ma attenzione perché non è come sembra.

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