Risiera di San Sabba, 50 anni fa iniziava il processo dell’orrore

Nel 1976 fa in Corte d’Assise l’inizio del processo sui crimini della Risiera Accertato il ruolo dei nazisti Allers e Oberhauser che però non finirono mai in cella

Zeno Saracino
Un momento dello storico processo del ’76 (foto Lombardia Beni culturali)
Un momento dello storico processo del ’76 (foto Lombardia Beni culturali)

Herbert Kappler, Roma 1948. Walter Reder, Bologna 1951. Inizi di un percorso giudiziario sui crimini nazisti in Italia presto interrotto: fu necessario aspettare trent’anni prima che si parlasse di nuovo di procedimenti per accertare le responsabilità degli orrori.

Il punto di svolta fu il processo della Risiera di San Sabba, tra febbraio e aprile 1976.

Una sala della mostra a Palazzo di Giustizia
Una sala della mostra a Palazzo di Giustizia

La Corte d’Assise di Trieste, presieduta da Domenico Maltese, pubblico ministero Claudio Coassin e con giudice a latere Vincenzo D’Amato, avviò l’azione giudiziaria il 16 febbraio 1976, coinvolgendo 30 avvocati e 174 testimoni. Il ruolo centrale svolto dagli storici – con Enzo Collotti, Tone Ferenc, Mario Pacor, Galliano Fogar e Teodoro Sala –, dai sopravvissuti alla Risiera, del giornalismo col lavoro instancabile di Albin Bubnič per il Primorski Dnevnik e soprattutto del magistrato Sergio Serbo che avviò l’istruttoria necessaria al rinvio a giudizio di due dei principali incriminati, August Dietrich Allers e Joseph Oberhauser, costituì un esempio paradigmatico di come si possa far storia attraverso la giustizia, ricostruendo le zone d’ombra del Polizeihaftlager attraverso le dolorose rievocazioni di chi vi venne internato, interrogato, torturato; di chi vi giunse in cerca di amici e parenti scomparsi nel fumo della ciminiera; di chi, obbligato dalle SS e dai collaboratori, ripuliva i poveri resti nell’ex Pileria.

Un momento dello storico processo del ’76 (foto Lombardia Beni culturali)
Un momento dello storico processo del ’76 (foto Lombardia Beni culturali)

L’iter giudiziario mirava a inchiodare l’attività criminale svolta dagli uomini dell’Einsatzkommando Reinhard individuando in particolar modo due imputati, il comandante dell’Ekr August Dietrich Allers, già noto per il ruolo nell’Aktion T4, e il comandante della Risiera Joseph Oberhauser, proveniente dai campi di sterminio in Polonia.

Entrambi furono accusati di “omicidio plurimo pluriaggravato continuato, per aver soppresso un imprecisato ma rilevante numero di persone. Vennero esclusi dal capo di imputazione invece i reati di omicidio commessi contro partigiani e membri politici della Resistenza, in quanto motivati dalle leggi di guerra, a differenza dei crimini di persecuzione razziale, dovuti a vendetta o a motivi di lucro. Tuttavia la gabbia degli imputati rimase vuota: Allers morì nel 1975 e Oberhauser, grazie agli accordi italo-tedeschi che vietavano le reciproche estradizioni, continuò a vivere indisturbato come birraio a Monaco. Condannato all’ergastolo alla fine del processo, non scontò un giorno di prigione.

Per ricordare mezzo secolo dal processo della Risiera, è stata avviata un’iniziativa in tre tappe, promossa dal Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione dell’Università di Trieste, co-organizzato dal Comune, con il patrocinio di UniTs e UniUd e dell’Ordine degli Avvocati, con il contributo di Fondazione CRTrieste e Anm Ts. Il primo atto vedrà, giovedì 19 febbraio, il ritorno del processo nelle sale dove si svolse un tempo attraverso l’inaugurazione della mostra “Il processo per i crimini della Risiera di San Sabba” dell’Aned, in una forma rinnovata a confronto con l’allestimento del 2014. Il 29 aprile 2026 verrà inoltre affissa, sempre nel Palazzo di Giustizia, una targa commemorativa del processo in lingua italiana, slovena e inglese: se infatti a Norimberga un intero piano dell’edificio è dedicato al processo, e a Monaco di Baviera un’ala ripercorre l’iter giudiziario contro la Rosa Bianca, il Palazzo triestino sembra aver “dimenticato” il suo processo più noto. Infine, a maggio, è previsto un grande Convegno suddiviso in due giornate: la prima alternerà due sessioni che esporranno il punto di vista dei giuristi e degli storici; la seconda invece proporrà una lettura teatrale di articoli di stampa del periodo di uno storico e di un’attrice, a cui seguirà una tavola rotonda volta invece a dare voce alla società civile, con professori, giornalisti e associazioni.

Ma è ancora attuale il processo di San Sabba? «Ha avuto poco risalto nella dottrina giuridica e storica, ma è una caratteristica propria dell’Italia – spiega Carla Marina Lendaro del Comitato organizzatore –. Siamo attualmente in un momento in cui il diritto internazionale versa in gravi difficoltà, essendo espressione dei valori portati avanti dagli stati in determinati momenti storici che li riprendono come valori universali di contenuto. C’è necessità di un momento di riflessione su quelli che sono i fondamenti del diritto internazionale che risalgono ancora al periodo romanistico; il processo della Risiera offre in tal senso un esempio dal quale partire». «È la prima volta che il Processo viene analizzato sotto una prospettiva multidisciplinare – osserva il docente Gian Paolo Dolso -. È necessario far conoscere questa pagina di storia alle nuove generazioni e in particolare la consapevolezza che vi fu un processo volto a ristabilire i principi costituzionali negati durante quel periodo e poi riaffermati da un giudice. Se con esiti che possono in parte lasciare l’amaro in bocca, la giurisdizione ha comunque fatto il suo corso: i fatti sono stati portati di fronte al giudice. Questi sono gli elementi da evidenziare ai giovani: che cos’è la Risiera e che c’è stato un giudizio».

Fulcro delle iniziative per il cinquantenario è il Comitato organizzatore, composto da Mauro Barberis (UniTs), Štefan Čok (Nsk), Franco Cecotti (Aned), Gian Paolo Dolso (UniTs), Paolo Ferrari (UniUd), Laura Famulari (direzione amministriva della Corte d’Appello di Trieste), Carla Marina Lendaro (già magistrato), Tristano Matta (Irsrec Fvg) e Paolo Alessio Vernì (magistrato). —

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