Caorle Sea Festival: con il naso all’insù, per le storie sulle facciate

Artisti da tutto il mondo hanno portato altri 23 “quadri” sulle pareti degli edifici. Molti sono già pronti, altri saranno completati nei prossimi giorni. Il tema di questa edizione: “Mare, pesca e tradizioni”

Marina Grasso

 

Sempre più colorata e sorprendente, sempre più da ammirare col naso all’insù. Mentre il Caorle Sea Festival 2026 è giunto ormai al termine, Caorle si presenta così: una città in cui la street art ridisegna e fa riscoprire il paesaggio urbano.

Dal 23 maggio, 17 artisti hanno lavorato su edifici diversi e, anche se la chiusura prevista il 7 giugno subirà qualche ritardo per il maltempo dei giorni scorsi, molti hanno già completato, con sensibilità e linguaggi differenti, la loro interpretazione del tema che accompagna il festival fin dalla sua nascita: “Mare, pesca e tradizioni”- Le 23 nuove opere si aggiungono a quelle delle edizioni precedenti, portando a oltre cinquanta le immagini inattese realizzate grazie al festival promosso dal Comune di Caorle e curato dal gallerista Carlo Silvestrin della CD Studio d’Arte di Padova: colore e stupore che restano patrimonio della città.

Numerosi, tra le superfici coinvolte, i luoghi dell’accoglienza turistica. Al Centro Vacanze Pra’ delle Torri, i padovani Alessio-B e Tony Gallo hanno portato due immaginari molto diversi. Alessio-B, formatosi tra pittura, architettura, pop art e stencil, ha firmato “Infinity”, in dialogo diretto con la facciata: le aperture dell’edificio diventano finestre ideali verso il mare, mentre una giovane donna con gli occhi chiusi sembra accogliere l’energia del paesaggio. Tony Gallo, arrivato alla pittura dopo un percorso da musicista, ha realizzato “Le bagnanti”: due figure immerse nell’acqua in una scena sospesa tra realtà, gioco e tenerezza.

All’Hotel Splendid, il duo Medianeras - le artiste argentine Vanesa Galdeano e Analí Chanquía, attive da anni nello spazio pubblico - ha realizzato “La distanza dal mare alla certezza”, opera basata sull’anamorfosi: da un punto preciso l’immagine si ricompone, pochi passi più in là torna a frammentarsi, in un’onda di colori che invita a cambiare posizione e a non affidarsi a un solo punto di vista.

All’Hotel Venus, Daco, artista francese cresciuto nel graffitismo degli anni Novanta, ha portato il suo “Graffaune Pink Flamingo”: un fenicottero rosa costruito con linee dinamiche, colori vivi e frammenti grafici, richiamo alla fragilità degli ecosistemi lagunari. Anche alcune case private sono entrate nel percorso d’arte diffusa del festival.

Sul fianco di una palazzina in via Nicesolo, l’artista padovano Shife ha realizzato “In profondità”: animali marini e geometrie si incontrano in una composizione che porta lo sguardo in un mondo acquatico, tra verdi, turchesi e gialli di sole e sabbia. Bagdad, artista francese dal linguaggio energico e colorato, nutrito da viaggi, natura e cultura urbana, ha firmato in via San Gregorio Magno una delle sue tre opere: “Crystal Swallow”, una rondine rossa e cristallina ispirata ai piccoli oggetti domestici, ai ricordi custoditi nelle case, alla fragilità luminosa della memoria.

Poco distante, l'artista ferrarese Giulio Masieri ha firmato “Prima del volo”, nato da una scena osservata durante il lavoro su un’altra parete del festival: una mamma gabbiano e il suo piccolo colti nel delicato momento che precede il distacco. Due immagini diverse, entrambe legate a una dimensione familiare, là dove il festival entra anche nei muri più vicini alla vita privata.

 

 

Le opere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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