Da Caravaggio a Picasso: arte e dialogo, Illegio celebra le relazioni

Nove sezioni per 52 capolavori in una carrellata che attraversa 2300 anni, partendo dal IV secolo avanti Cristo e spingendosi fino al Novecento. La mostra, con 16 opere finora mai offerte alla vista del pubblico, inaugurata nella Casa delle Esposizioni alla presenza del curatore don Alessio Geretti

Lucia Aviani
L'Arlecchino di Picasso e uno dei capolavori della mostra
L'Arlecchino di Picasso e uno dei capolavori della mostra

“Dialoghi d’amore”, “Discepoli e maestri”, “La ricerca della verità”, “L’incontro vero”; e ancora: “La difficile fraternità”, “Frastuono e silenzio”, “Maschere”, “Popoli sordi” e “In dialogo con il Cielo”. Nove sezioni per 52 capolavori della storia dell’arte, in una carrellata che attraversa 2300 anni, partendo dal IV secolo avanti Cristo e spingendosi fino al Novecento. “Il Dialogo”, la mostra-evento che il piccolo borgo di Illegio (ormai noto su scala internazionale proprio grazie all’eccellenza delle sue rassegne annuali) ospiterà fino all’8 novembre, omaggia la bellezza di tutti i tempi, in un inno all’evoluzione del gusto, della creatività e del genio umano.

Giovedì 11 giugno c’è stata l’inaugurazione ufficiale nella Casa delle Esposizioni, alla presenza del curatore, don Alessio Geretti - già responsabile per la Santa Sede degli eventi artistici del Giubileo -, del sindaco di Tolmezzo, Roberto Vicentini, e dell’assessore regionale Barbara Zilli.

L'inaugurazione della ventiduesima edizione della mostra internazionale d'arte
L'inaugurazione della ventiduesima edizione della mostra internazionale d'arte

Preziosissimo l’allestimento, che si compone di tele e sculture (con 16 opere finora mai offerte alla vista del pubblico) accomunate dalla straordinaria qualità realizzativa. Basti citare i nomi di vertice: c’è Caravaggio, con una delle versioni de “L’incredulità di Tommaso” e con il “Sant’Agostino in meditazione”, dipinto di recente riscoperta, e c’è il fiammingo Mathias Stom, maestro della luce e della penombra: il suo talento si può cogliere in quattro creazioni. Compaiono poi Giambattista Tiepolo (“Rebecca al pozzo con Eliezer”), Pietro Longhi, che immerge l’osservatore nella dimensione della Venezia settecentesca, tra vizi e virtù, e il potente Francesco Hayez, punto di riferimento risorgimentale: suoi un “Ecce homo” e una grande scena storica dei tempi del Barbarossa, intrisa di richiami alla brama di libertà del popolo italico.

Un altro sguardo sul Risorgimento, antiretorico e carico di umanità, è quello di Giovanni Fattori (“La lettera al campo”), mentre Giuseppe De Nittis documenta il clima della Belle Époque ne “Il pranzo del vescovo”. Illegio accoglie anche un intenso “Arlecchino” di Pablo Picasso, con echi di classicismo, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, in una sequenza di perle dell’arte internazionale – Guercino, Tiepolo, Marc Chagall e così avanti, partendo dalle radici della cultura occidentale, con una ceramica a figure rosse risalente al IV secolo a.C. – che animano undici sale seguendo i fili conduttori di cui sopra, a comporre un ventaglio delle pulsioni umane.

Collante, in questo viaggio tra il bello e i sentimenti, è appunto un tema incrollabilmente attuale, nella storia, e predominante nei tempi difficili che stiamo attraversando: la necessità del dialogo - a ogni livello, fra tutte le genti -, le difficoltà contro cui cozza, i mali dei quali soffre, gli effetti benefici che ne scaturiscono in qualsiasi ambito, arte inclusa. Tutt’altro che casuale insomma la scelta del leitmotiv dell’edizione 2026 della rassegna, che vuole offrire un contributo alla riflessione, al grido di pace universale.

Il dialogo, ha ricordato don Geretti, «è un’esigenza di metodo, è l’esperienza grazie alla quale l’individuo diventa propriamente persona in relazione all’altro ed è la via privilegiata di approssimazione al vero». Il cammino della cultura d’Occidente ha messo in evidenza il principio dialogico dell’esistenza umana, individuando nella comunicazione, nel contatto, la relazione di conoscenza e la condizione per il manifestarsi della persona e della verità.

Dalle autorità intervenute al taglio del nastro la sottolineatura dell’eccezionalità dell’evento, dello straordinario livello qualitativo di una rassegna che ancora una volta ha reso una minuscola borgata un faro della cultura europea. «Da oltre 20 anni Illegio è uno dei luoghi più sorprendenti del Friuli Venezia Giulia. A ogni inaugurazione rinnoviamo una storia collettiva, fatta di visione, competenza, volontariato, accoglienza e fiducia nel potere della bellezza», ha dichiarato il sindaco di Tolmezzo Roberto Vicentini, ricordando che il paese ha «accolto opere straordinarie, visitatori da ogni parte d’Italia e dall’estero, studiosi, appassionati, famiglie» e sottolineando l’attualità della tematica scelta per l’edizione 2026. «Questa mostra non è solo di estremo interesse: è necessaria, perché in un’epoca segnata da contrapposizioni, chiusure e semplificazioni ci invita a fermarci, a guardare, a ritrovare il valore dell’incontro. E a considerare che l’arte può cambiare il destino: la sfida oggi - ha concluso il primo cittadino - è far sì che questa esposizione diventi sempre più una chiave d’accesso al territorio».

Plauso anche dall’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli: «Illegio - ha dichiarato - rappresenta uno dei casi culturali più straordinari del nostro Paese: è un motivo di orgoglio per l'intero Friuli Venezia Giulia e una dimostrazione concreta di come la bellezza sia responsabilità. In un tempo segnato da conflitti, divisioni e incomprensioni, si è compiuta la scelta etica di parlare di dialogo attraverso il linguaggio universale dell'arte, che diventa un ponte tra generazioni, culture e popoli», ha sottolineato Zilli, congratulandosi «con monsignor Geretti e tutta l’organizzazione per la dedizione, la competenza e la straordinaria cura con cui continuano ad arricchire il patrimonio culturale della regione».

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