Biennale Venezia, inaugurato il padiglione centrale: assente il ministro Giuli

Inaugurato il nuovo padiglione centrale ai Giardini della Biennale di Venezia: assente il ministro Giuli, mentre Buttafuoco, Brugnaro e Stefani difendono la libertà dell’arte dalla politica sul caso Russia 

Cristiano Cadoni
Il padiglione centrale restaurato
Il padiglione centrale restaurato

Non c’è resa dei conti, semmai una tregua, nel giorno dell’inaugurazione del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale. Assente, come annunciato, il ministro della Cultura Alessandro Giuli – al suo posto il vicecapo di Gabinetto, Valerio Sarcone – la scena è tutta per il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e per i suoi “alleati”, il presidente della Regione Alberto Stefani e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, fin dal principio di questa vicenda favorevoli alla partecipazione della Russia alla prossima Esposizione Internazionale d’Arte che si aprirà il 9 maggio.

Il caso, che da due settimane vede contrapposti il ministro e la Biennale, resta in primo piano ma nulla si muove, anche perché sta per iniziare il weekend del referendum e l’impressione generale è che anche da Roma sia arrivata la richiesta di tenere toni bassi.

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Cristiano CadoniCristiano Cadoni
Il presidente della Biennale Pierangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli a margine di un evento della Biennale 2024

Discorsi ufficiali a parte, Buttafuoco concede solo una citazione di Wittgenstein mentre va ad accogliere con un abbraccio cinematografico il sindaco Brugnaro nel viale d’ingresso dei Giardini: “Di ciò che non si può dire, si deve tacere”, dice il presidente. Che poi, nel suo discorso al microfono, celebrerà una volta ancora la libertà della Biennale, oltre che l’opera di “reinvenzione” del padiglione completata in sedici mesi, al costo di 31 milioni di euro.

“È un nuovissimo capitolo della storia gloriosa di un luogo unico”. Questo padiglione ha avuto inizio 131 anni fa. Qui si sono espressi liberamente tutti i più grandi artisti, e oggi, in questo luogo simbolico, che torna alla funzione originaria di Padiglione centrale, di spazio espositivo, si apre un nuovo capitolo”, dice Buttafuoco prima di ringraziare tutti, compreso Giuli del quale fa il nome (ed è quasi una notizia, dopo il gelo degli ultimi dieci giorni).

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Il ministro, presente nei pensieri e nei discorsi nonostante l’assenza, prima o poi arriverà a Venezia. Ne è convinto il presidente della Regione Stefani: “Verrà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, appena ci sarà l’occasione”, è il suo pronostico. In quanto al padiglione russo, la posizione di Stefani è nota: “Nessuno è qui a fare questioni di carattere geopolitico, siamo qui per garantire uno spazio libero all'arte. Che non deve essere la scusa per fare la guerra e per lo scontro, ma deve essere un'occasione di pace, uno spazio libero. Ci tengo a sottolineare che l'arte, come ha già detto un celebre compositore, non deve dare per forza risposte, deve anche fare delle domande. Credo che questo sia un punto fondamentale, su cui centrare la nostra attenzione".

Il padiglione centrale restaurato
Il padiglione centrale restaurato

Anche la posizione di Brugnaro è nota da tempo ed è in linea con quella di Buttafuoco: “Non sono certo un filo-russo, e noi non stiamo facendo la guerra alla Russia”, dice il sindaco. “Io sto con l’Ucraina, Paese che è stato aggredito, ma l’arte è un’altra cosa, è uno spazio aperto. Nel padiglione russo non si farà propaganda, sennò chiuderemmo tutto. Venezia è una città aperta e democratica, dove si rispettano i popoli e dove tutti si devono sentire ospiti con le loro idee. Buttafuoco ha il coraggio di essere libero, io capisco anche la posizione del governo, ma restiamo liberi di scegliere”.
Il padiglione rinnovato finisce un po’ sullo sfondo, ma l’intervento è notevole. La realizzazione è stata sostenuta dai finanziamenti stanziati dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (Pnc) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), destinati al “Progetto di sviluppo e potenziamento delle attività della Biennale di Venezia in funzione della creazione di un polo permanente di eccellenza nazionale e internazionale”.

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L’intervento, diretto dall’architetto Arianna Laurenzi, è durato un anno e quattro mesi e ha riorganizzato gli spazi espositivi. il nucleo centrale dell’edificio ora è accessibile attraverso la Sala Chini, che diventa il principale snodo distributivo. Intorno si sviluppa una corona di spazi di servizio al pubblico – bookshop, caffetteria, sala didattica e spazi tecnici – progettati in maniera distinta dalle sale. Le sale espositive sono ambienti neutri e flessibili, autentici “white box” in grado di accogliere allestimenti temporanei.

Il padiglione centrale restaurato
Il padiglione centrale restaurato

Tutti gli impianti tecnici sono integrati all’interno dell’involucro edilizio e nascosti dietro le nuove pareti, liberando completamente gli spazi. Tra gli elementi storici che caratterizzano il Padiglione, una particolare attenzione è stata dedicata agli infissi progettati da Carlo Scarpa, restaurati e ricollocati. Inoltre, la Sala Brenno del Giudice è stata ridisegnata secondo le forme spaziali del progetto per la caffetteria del 1928, mentre sono state ripristinate le aperture che si affacciano sulla terrazza lungo il Canale. L’intervento – ha sottolineato l’architetta Laurenzi – “supera la logica del restauro conservativo per orientarsi verso una re-invenzione critica del Padiglione. Attraverso un approccio stratigrafico alla storia dell’edificio, si valorizza la serialità e l’essenzialità dell’architettura, preservando la memoria delle diverse fasi costruttive ma liberandola dalle superfetazioni e dagli elementi incongrui”.

Il padiglione centrale restaurato
Il padiglione centrale restaurato

Tra le novità più evidenti, l’installazione di due strutture esterne ispirate alle altane veneziane, che aprono il Padiglione verso l’esterno, facendolo dialogare con il paesaggio. Conclusa la ristrutturazione, partirà subito l’allestimento dell’esposizione “In Minor Keys” di Koyo Kouoh e del suo team.

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