La Biennale apre il nuovo archivio storico: «Una sede per creare saperi»

Il nuovo spazio all’Arsenale, 8.000 metri quadrati per ricerca e consultazione. L’inaugurazione con il presidente Buttafuoco e gli ex Baratta e Cicutto: i materiali verranno trasferiti dal Vega tra dicembre e gennaio, apertura a febbraio 2027

Camilla Gargioni

Qual è il valore di custodire il passato se non si può sfogliarlo per immaginare il futuro? Oltre i luoghi comuni sul senso di un archivio, il nuovo Asac della Biennale (ora Archivio storico - Centro internazionale della ricerca sulle arti contemporanee) cerca di scrollarsi di dosso l’idea di un luogo polveroso per pochi studiosi con le lenti spesse e di aprirsi alla città, per diventare luogo non solo di trasmissione ma anche di produzione del sapere. Per farlo, serve un luogo dove mettere i mattoncini: sono le officine e i magazzini del ferro all’Arsenale, in parallelo alle Corderie, che hanno preso nuova vita grazie ai fondi del ministero della Cultura e Pnrr - 43 milioni - spazi pronti a ospitare fondi, fototeca, videoteca oggi conservati al Vega di Marghera. Ottomila metri quadri, organizzati in due grandi ambienti con soppalchi e capriate di legno a vista, poi le scaffalature rosse mobili per conservare i documenti, box a temperature differenziate, luoghi adibiti agli uffici. Un progetto che è frutto di passaggi di testimone tra i presidenti, da Paolo Baratta a Roberto Cicutto fino a Pietrangelo Buttafuoco, riuniti insieme per l’occasione, e tra ministri della Cultura da Dario Franceschini a Gennaro Sangiuliano e infine Alessandro Giuli (ieri rimasto a Roma, ha presenziato il dirigente del Mic Angelo Piero Cappello).

Che cosa vedremo

Negli spazi rinnovati, ancora non ci sono materiali e documenti: verranno trasferiti tra dicembre e gennaio, con apertura al pubblico nel febbraio 2027. Oggi ci saranno alcune performance, ideate dai direttori artistici, domani un open day al pubblico per celebrare l’inaugurazione (info labiennale.org), poi bisognerà aspettare i tempi del trasloco. «È un percorso iniziato 26 anni fa, sarà un luogo aperto 365 giorni all’anno a giovani, studenti, curatori, chiunque vorrà consultare l’archivio», sottolinea Debora Rossi, responsabile dell’Archivio storico. «Nella prima sala, nei soppalchi, ci saranno i ricercatori in residenza, la seconda sarà adibita a lettura e consultazione. È una fabbrica della memoria». Ci saranno una trentina di postazioni per la consultazione e una ventina per le residenze, con 35 persone nella macchina dell’archivio.

Buttafuoco e Venturini

Un momento di messa a terra di fondi statali. «Venezia riesce, è attiva», sottolinea Buttafuoco, presidente della Biennale, «Che cos’è l’archivio? È come quando si afferra un documento: diventa un fatto d’arte». Per chi ha immaginato sopito il dissing tra il ministero e la Biennale (nato con il ritorno della Russia all’Esposizione d’Arte, appianato dalla visita del ministro Giuli un paio di settimane fa), Buttafuoco mette un pizzico di pepe. Parafrasa Gabriele D’Annunzio, per la seconda volta dal discorso che il Vate fece alla chiusura della prima Biennale del 1895. «Venezia è il luogo dove le libertà mentali, lo spirito critico, la dialettica e dunque anche la disobbedienza accompagnano la creatività, con un senso di responsabilità e identità viva sempre plurale», sottolinea Buttafuoco. Simone Venturini, nuovo sindaco di Venezia e vicepresidente della Biennale, raccoglie l’eredità del progetto. «Questo non è né un mausoleo né un sarcofago dove seppellire le idee che ci hanno preceduto», afferma, «stiamo facendo un’operazione di politica industriale per riportare qui funzioni produttive, questo è un sito produttivo storico».

Il filo tra i presidenti

Un passaggio di testimone, di eredità, di visione. Dal primo impulso nel 1928, poi la sede nel 1976 a Ca’ Corner della Regina, nel 2008 al Vega, il progressivo ritorno nel «pesce» della città storica con progetti e mostre, il ritorno della rivista della Biennale. «Che un blocco di attività si sposti dalla terraferma alla laguna non è consuetudine nella storia degli ultimi anni di Venezia», mette nero su bianco Baratta, presidente della Biennale dal 1998 al 2001 e dal 2008 al 2020, «è una controtendenza: tra tutte le grandi istituzioni che raccolgono carte, che quando sorge il problema degli spazi e le chiude, qui capita il contrario. Ora ci sarà un’attività permanente: dopo le polemiche, è una grande soddisfazione poter dire che l’Arsenale sarà aperto tutto l’anno». Se Baratta aveva dato l’input, è stato Cicutto (presidente dal 2020 al 2024) ad accompagnare il nuovo Asac nella progettazione. «È la forza della Biennale di determinare le cose oltre i suoi presidenti», afferma, ricordando la mostra Le muse inquiete nel 2020, partita proprio dai materiali dell’Archivio, quando per il Covid non era stato possibile dar vita alla Biennale Architettura. «Una scommessa vinta, per democratizzare la Biennale».

I contenuti

L’Asac documenta le attività della Biennale sin dalla sua nascita, nel 1895, conservando materiali relativi agli artisti, alle opere e alle diverse discipline che hanno attraversato la sua storia. È articolato nella biblioteca, situata ai Giardini, e nel Fondo Storico, che dal Vega verrà spostato in Arsenale: questo comprende oltre 10.000 fascicoli, affiancati da una fototeca, mediateca, fondo artistico, manifesti, rassegne stampa e materiali eterogenei, tra cui fotografie, carteggi, audiovisivi, partiture, opere d’arte e dischi in vinile. Un mondo da riscoprire e da cui lasciarsi ispirare.

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