In diecimila a Venezia per la Biennale delle polemiche
Russia con gli schermi, Israele sotto osservazione.E alcuni Paesi rifiutano i Leoni dati dal pubblico

Ore undici, aprite i cancelli. Code infinite ai Giardini, che si prolungano in tutto il filare di tigli quasi a sfidare via Garibaldi. Ma non è questa la notizia, perché la Biennale Arte In Minor Keys non è la solita Biennale. Innanzitutto, perché è mancata nel maggio del 2025 la curatrice Koyo Kouoh. Ma soprattutto perché è tornata, dopo anni di assenza, la Federazione Russa, e in un monito di apertura a tutti del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco (che non è andato giù al governo, sollevando un polverone politico che si trascinerà ancora questo è certo) anche Israele.
I visitatori sabato hanno gremito Arsenale e Giardini, con circa 10 mila presenze (in aumento del 10 per cento rispetto al 2024). Tra le novità, però, spiccano una cinquantina di artisti e 15 partecipazioni nazionali, tra cui Francia, Lituania, Lettonia, Svizzera, Olanda, Spagna, Belgio, che sulla piattaforma “e-Flux” annunciano in uno statement (dichiarazione) di non voler prendere parte ai Leoni dei visitatori, in solidarietà con la scelta della Giuria di dimettersi.
Qui Russia
«Ah, ma è chiuso? Non si può entrare?», chiede qualche visitatore stranito. No, nel padiglione della Russia non si può: le porte - come era stato annunciato - sono sbarrate e chiuse da grate. Piuttosto, le tre finestre del piano terra sono aperte per ospitare altrettanti schermi dove vengono riprodotte le performance musicali (pure con la musica techno) che sono state registrate nei giorni della preapertura.
La curiosità, c’è. Le forze dell’ordine pure, con una decina di uomini schierati vicino agli schermi, un vigilante di fronte al cancelletto che porta alla scala dell’ingresso (chiuso) e altre due persone che presidiano il balconcino che affaccia sui giardini e la Laguna. Tra i visitatori, c’è chi si ferma a leggere la didascalia-lenzuolo sotto allo schermo: «In senso stretto, il progetto può essere considerato come un equilibrio sul filo delle possibilità; in senso ampio, come la creazione di una situazione». Chi passa resta qualche minuto, osserva, qualcuno prova anche a capire se in qualche modo si riesca a entrare. Tanti gli stranieri, anche chi, in sordina, si fa scattare una foto di fronte al padiglione e sgattaiola via. Mentre l’albero, tema del padiglione, al piano superiore resta visibile solo attraverso la vetrata.
Qui Israele
All’Arsenale, a tenere alta l’attenzione è il padiglione di Israele, temporaneamente collocato vicino alle Sale d’Armi. Anche Israele è presidiato dalle forze dell’ordine, con un flusso di visitatori costante. Soprattutto curiosi, oltre a persone che chiedono di poter incontrare e conversare con l’artista per capire di che cosa parli il progetto. Qualcuno prova a tirare fuori la politica, ma tra le mura del padiglione prevale l’arte.
Gli altri padiglioni

Se lo aspettavano tutti, che l’Austria avrebbe fatto il botto con la sua opera con nudità che ha fatto il giro dei social. Il disclaimer è che la fila può durare anche due ore: ma nessuno demorde. Agli Usa, invece, non c’è ressa. Piuttosto, super gettonati sono il Giappone con i suoi curiosi bambolotti e la Danimarca. Frequentato anche il padiglione dell’Ucraina, che racconta il difficile viaggio del cervo-origami (molto fotografato) appeso all’ingresso dei Giardini.
Lo scontro e i riflettori Ue
La mostra apre le porte, ma gli attriti politici restano. Mentre è nell’aria la risposta della Fondazione Biennale alla Ue rispetto alla presenza della Russia, la visita di venerdì del vicepremier Matteo Salvini al padiglione nel ciclone non è passata inosservata.
Da Fratelli d’Italia, infatti, resta freddezza e profonda distanza rispetto alle mosse di Buttafuoco.
«La raffazzonata apertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia, decisa contro il parere del governo, è purtroppo uno degli esempi più evidenti della gratuita visibilità concessa al regime putiniano», tuona Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo. Ieri, a Ca’ Giustinian, è mancata la tradizionale cerimonia di apertura, dopo le dimissioni della Giuria. Piuttosto, con i Leoni dei Visitatori, al pubblico con biglietto arriverà una mail da 24 ore dopo l’accesso alla seconda sede. Funzionerà? C’è tempo fino al 22 novembre.
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