Beltotto, Tsv: «Battiamo tutti i record, ma l’obiettivo è uscire dai contesti provinciali»
Il presidente dello Stabile del Veneto lascia da parte i numeri degli abbonamenti: «Piuttosto usiamoli per fare ancora meglio»

«Siamo bravi, siamo forti, facciamo i record di abbonamenti. Ma celebrarsi serve a poco, i numeri restano tali se non usiamo questa forza per andare avanti e fare sempre meglio». Giampiero Beltotto, presidente della Fondazione Teatro Stabile del Veneto (in scadenza l’anno prossimo) dribbla la tentazione di appuntarsi una medaglia al petto per i dati che certificano il prossimo aumento di presenze agli spettacoli del TSV. Ma poi si sofferma giusto un attimo sulla recupero sorprendente del Goldoni.
«Ecco, quello è un risultato strepitoso», dice, «perché c’è dietro un lavoro enorme. Del pubblico di Venezia avevamo perso le tracce, ora che sta tornando dobbiamo capire da chi è composto, cosa ci chiede, quanto si è fatto trascinare da Titizè. È un lavoro di analisi che dobbiamo fare dappertutto, evidentemente, ma a Venezia anche un po’ meglio, perché i numeri servono soprattutto a questo».
La marginalità della prosa
La crescita, secondo Beltotto, diventa ancora più significativa se contestualizzata. «Quanto interessa la prosa al nostro socio romano (il ministero, ndr)? Rispondo io: poco. Lo dicono i dati economici, quelli della spesa», sostiene Beltotto.
Che aggiunge: «Fino a quando la prosa non tornerà in tv resterà sempre marginale. Facciamo molto più di quello che fa il cinema ma abbiamo meno visibilità. La verità è che tutto il movimento culturale italiano ruota attorno a tre player, la Scala, la Biennale e il Maxxi e tutto il resto sembra contare zero. Sono stato a Genova a vedere L’Orlando Furioso, uno spettacolo straordinario. Bene, qualcuno ne ha sentito parlare?»
E secondo Beltotto succede lo stesso in Veneto. «Noi portiamo in scena Mouawad, uno dei protagonisti del teatro contemporaneo, ma faccio fatica a far riconoscere questo evento come tale. Il problema è profondo: i teatri italiani non riescono a far rete. E noi veneti non possiamo lamentarci più di tanto, visto che non riusciamo neppure a metterci insieme tra di noi».
No alle stanzette chiuse
Su questo punto Beltotto spinge da tempo e promette di continuare a battere fino alla fine del suo mandato. «Dobbiamo essere artefici di un nuovo movimento culturale, essere capaci di spingere per il passaggio da un teatro di provincia a province - e regioni - che fanno teatro. Se ce ne stiamo chiusi nelle nostre stanzette a celebrare qualche record di abbonamenti, non andiamo da nessuna parte. Arriverà il momento in cui le sale saranno piene: e allora? A quel punto cosa facciamo? A Genova hanno una sala nuova e bellissima, una rarità, e noi perché non possiamo ambire ad averne una altrettanto bella e moderna?».
La stagione 2026-2027 che parte in questi giorni è già disegnata in ogni dettaglio. Ma Beltotto individua un paio di compiti da portare a termine entro l’inizio della prossima. Il primo: «Sfido i nostri autori ad armonizzare i loro impegni cinematografici e televisivi per dedicarsi di più al teatro, a trovare nuovi registi. E a dare vita a un movimento con il quale, insieme alle università e agli altri soggetti che già lavorano con noi, possiamo uscire dalle nostre piccole stanze».
Il secondo, già avviato, è quello dell’internazionalizzazione: «Sono stato a Oradea, in Romania: stiamo lavorando con loro nella costruzione di un progetto di collaborazione triennale. L’obiettivo è portare i romeni a teatro, da loro e da noi. Abbiamo lavorato con l’Irlanda e la Croazia, allargarci non è un’opzione, è un obbligo. Costruire relazioni, contaminare linguaggi, è sempre più importante».
Lezioni spettacolo
Un altro compito Beltotto se l’è dato da solo e ha iniziato a svolgerlo l’anno scorso con la pubblicazione delle lezioni-spettacolo prodotte dallo Stabile, le prime con Pietrangelo Buttafuoco e Umberto Curi, le prossime come Pietro Dal Soldà, Tiziana Panella, Vittorio Emanuele Parsi, Luca Crescenzi e Massimilano Finazzer Flory. «Le stiamo pubblicando perché abbiamo trovato in Beppe Cantele di Ronzani Editore un partner ideale, perché ho devozione per la memoria, perché vogliamo che qualcosa resti. Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere contributi di pensiero a chi vuole venire da noi a condividerli sul palco».
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