Aqua Granda a Venezia, sessant’anni dopo il miracolo rinasce online
Unesco e Fondazione Cini digitalizzeranno l’archivio e renderanno accessibili 110.000 documenti e 6.000 foto a testimonianza dell’opera per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna dopo l’acqua alta eccezionale del 4 novembre 1966

Una città al buio, tra silenzio irreale e voci concitate, con il fragore delle onde che si infrangevano contro gli edifici trascinando con sé gli oggetti della vita quotidiana. Una spettacolare città d’acqua in cui il ritmo delle maree si interrompe e quell’acqua familiare diventa una forza irriconoscibile.
Era il 4 novembre 1966 e l’Aqua Granda devastava Venezia come mai prima, dagli androni delle case ai banchi del mercato fino ai mosaici di San Marco.
E mentre l’allora popolosa comunità veneziana cercava di salvare quanto possibile dalle case e dalle botteghe devastate, l’ammirazione che Venezia sempre suscita nel mondo si tradusse in aiuti concreti, dando vita a una straordinaria mobilitazione internazionale. La Conferenza generale dell’Unesco, riunita proprio in quei giorni, deliberò all’unanimità un appello alla solidarietà internazionale, che il 2 dicembre 1966 il direttore generale René Maheu rivolse al mondo: in numerosi Paesi nacquero così comitati e associazioni che raccolsero fondi per restaurare e proteggere i tesori artistici e architettonici della città.
Già alla fine degli anni Sessanta i fondi raccolti permisero di avviare i primi restauri, dando inizio a un impegno destinato ad andare ben oltre i danni provocati dall’alluvione: dal 1966 i Comitati privati internazionali hanno promosso e finanziato oltre 1.000 interventi sul patrimonio storico e artistico veneziano, per un valore complessivo di circa 300 milioni di euro, attualizzati al 2021.
Intanto, una Legge speciale del 1973 dichiarò la salvaguardia di Venezia e della laguna «problema di preminente interesse nazionale» e nello stesso anno l’Unesco stabilì in città una propria rappresentanza. E dal 1987 «Venezia e la sua Laguna» fa parte della Lista del patrimonio mondiale.
È un impegno per la salvaguardia di Venezia, quello dell’Unesco, che in questi giorni, mentre la città si prepara a ricordare i sessant’anni trascorsi dalla più alta marea mai registrata nella sua storia, si concretizza anche in un progetto avviato con la Fondazione Giorgio Cini per digitalizzare e rendere accessibile l’archivio che documenta decenni di restauri, studi e cooperazione internazionale.
L’archivio, che l’Unesco considera un caso unico nella storia delle proprie campagne di salvaguardia, comprende circa 110.000 documenti relativi alla Campagna internazionale per Venezia (1966-1992) e al successivo Programma congiunto con i Comitati privati internazionali (1992-2015), insieme a circa 6.000 fotografie e materiali audiovisivi del periodo 1970-2017. Studi, rilievi, indagini tecniche, progetti di restauro, resoconti, ma anche i protagonisti di quella lunga mobilitazione, come ricorda Magdalena Landry, direttrice dell’Ufficio regionale Unesco a Venezia: «Gli archivi Unesco non documentano soltanto gli interventi realizzati, ma permettono di ricostruire il ruolo delle donne e degli uomini, le decisioni, le conoscenze e le relazioni istituzionali che li hanno resi possibili».
Nel 2024 l’Unesco aveva già pubblicato online un inventario dei fascicoli relativi ai restauri; ora l’archivio, finora custodito presso il suo Ufficio a Venezia, è stato trasferito al Centro digitale della Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore, dove sarà digitalizzato nei prossimi due anni e reso progressivamente consultabile anche a distanza. Il progetto contribuirà anche alla conservazione di documenti, fotografie e materiali audiovisivi su supporti diversi, riducendo la necessità di maneggiare gli originali.
Si rinnova, quindi, la collaborazione tra la Fondazione Cini e l’Unesco, nata già negli anni Cinquanta e favorita soprattutto da Vittore Branca, che aveva lavorato per l’Unesco a Parigi prima di diventare segretario generale della Fondazione. E già in quegli anni a San Giorgio si discuteva anche del destino di Venezia: nel 1962 e nel 1969 vi si tennero due convegni intitolati “Il problema di Venezia”, voluti da Vittorio Cini, che nei suoi interventi riconosceva all’Unesco la capacità di fare «pressione sul mondo» e affidava a Venezia il compito di «essere sempre città-guida, città degli studi, luogo di incontro per gli uomini di tutto il mondo».
«Nel progetto avviato ora», afferma Gianfelice Rocca, presidente della Cini, «la Fondazione, con il Centro digitale, mette a disposizione le sue competenze e i suoi laboratori oggi riconosciuti a livello internazionale. È un lavoro rivolto al futuro, un percorso in divenire, che apre a nuove generazioni di studiosi, nuove ricerche, nuove narrazioni. Un progetto che si offre alla comunità locale e internazionale e testimonia come gli archivi siano organismi vivi e strumenti necessari per capire il tempo presente».
Alla digitalizzazione parteciperanno anche quattro giovani borsisti e studenti, secondo una pratica che al Centro digitale affianca la formazione alla ricerca. I documenti saranno progressivamente consultabili attraverso un archivio online, mentre fotografie e materiali audiovisivi saranno disponibili sulla piattaforma degli Archivi Unesco, anche per possibili utilizzi in nuovi progetti artistici e narrativi.
Offriranno così ulteriori possibilità di interpretare quel che seguì all’Aqua Granda: non soltanto cantieri e restauri, ma idee, scelte e responsabilità intrecciate alla storia della città. E anche nuovi strumenti per interrogare una questione non ancora risolta: come salvaguardare Venezia senza smarrire la vita che ne fa una città.
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