Fondazione Peruzzo, un progetto per vivere l’arte contemporanea
Le nuove acquisizioni della fondazione padovana: da Kounellis a Longo, da Sutherland a Laveri e Scarpitta. Investimenti e visione: nel 2027 una mostra su Kiefer

La ricerca materica di Salvatore Scarpitta, la visionarietà di Graham Sutherland e le sperimentazioni di Giorgio Laveri: le tre opere recentemente acquisite dalla Fondazione Peruzzo di Padova raccontano oltre mezzo secolo di trasformazioni dell’arte. Le si potrà ammirare per la prima volta dal 6 novembre nella Sacrestia dell’ex chiesa di Sant’Agnese, insieme a una selezione di altri lavori della raccolta, nel nuovo percorso di visite guidate della Fondazione, istituita nel 2015 dall’imprenditore e collezionista Alberto Peruzzo. Fra gli ultimi ingressi figurano opere di Jannis Kounellis, Robert Longo, Carl Andre e Anselm Kiefer, al quale sarà dedicata nella primavera del 2027 una mostra, curata da Riccardo Caldura, costruita intorno a due lavori da poco entrati nella collezione.
Investimenti e progettualità
Investimenti e progettualità accompagnano una nuova stagione del progetto culturale avviato da Alberto Peruzzo nel cuore di Padova: a pochi passi da piazza dei Signori, si concluderà entro la fine del 2027 il restauro dell’ottocentesco Palazzo Lanza, già da anni di proprietà della Fondazione. Con oltre 2.500 metri quadrati e ambienti affrescati da Giovanni De Min, il palazzo ospiterà l’intera collezione e nuove mostre, oltre a residenze d’artista, incontri e laboratori rivolti anche a scuole e università. La Fondazione ha inoltre annunciato la costituzione del suo primo Comitato scientifico, chiamato a contribuire alla programmazione e alla ricerca, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti con musei e istituzioni anche attraverso prestiti e collaborazioni internazionali.

L’ex chiesa di Sant’Agnese
Lungo la stessa via Dante il progetto aveva già preso forma nel 2010, quando Peruzzo acquistò l’ex chiesa di Sant’Agnese, allora abbandonata dopo essere stata sconsacrata e trasformata in autofficina. Di origine medievale, danneggiata anche durante la guerra, la chiesa è stata restaurata fra il 2015 e il 2023 conservando le tracce delle sue trasformazioni: il recupero ha restituito alla città la navata per le esposizioni temporanee, la Sacrestia per le opere della collezione e un Ipogeo che conserva lacerti di strada romana, lapidi medievali e resti di affreschi giotteschi ritrovati durante gli scavi.
Il nuovo percorso
Il nuovo percorso attinge a una collezione che Peruzzo ha costruito in più di trent’anni e che conta oggi oltre 180 opere. Ne fanno parte Balla, Sironi, De Pisis, Carrà e De Chirico, Picasso, Chagall, Léger ed Ernst, fino a Christo, Schifano e Murakami: ricerche che documentano orientamenti molto diversi del Novecento e della contemporaneità. Fra le opere già presentate a Sant’Agnese, quelle di Tàpies, Dubuffet, Vedova e Riopelle testimoniano le diverse esperienze dell’Informale, mentre Turcato e Manzoni esplorano altre possibilità della materia e Fontana mette in discussione la superficie stessa del quadro. Con Kounellis entrano in gioco gli oggetti e il peso fisico dei materiali: in Senza titolo (1996), già presente nella collezione nel 2023, una trave di legno di quattro metri sostiene un cuscino trafitto da un pugnale. Una tensione drammatica che trova altre declinazioni nella ritualità di Nitsch e nelle figure di Paladino.

Tutte le mostre
La mostra inaugurale di Sant’Agnese, Uno spazio ritrovato, curata nel 2023 da Riccardo Caldura, aveva messo alcune di queste ricerche in rapporto con dipinti antichi già appartenuti alla chiesa, fra cui una pala di Giandomenico Tiepolo. Il confronto con l’architettura è proseguito con Uno scenario mentale di Esther Stocker, le cui geometrie in bianco e nero modificavano la percezione della navata, e con Onirica (), installazione audiovisiva del collettivo fuse*. L’interesse di Peruzzo per le immagini elettroniche ha però radici più lontane: nel 2011 sostenne Mari verticali di Fabrizio Plessi, presentata al Padiglione Venezia della Biennale dopo il restauro cui partecipò attraverso Arzanà Navi, insieme a Louis Vuitton. A quella prima collaborazione sono seguite esposizioni all’Arsenale, al Museo Puškin di Mosca e al Palazzo della Ragione di Padova, fino a Nero Oro del 2024 a Sant’Agnese, dove installazioni e video interpretavano il contrasto fra nero e oro, materia e luce.
Da Biasi a De Toffoli
Un diverso approccio alla percezione visiva emerge nelle mostre dedicate ad Alberto Biasi, con Tra realtà e immaginazione fra Venezia e Padova, mentre Quayola ha rielaborato digitalmente le forme della natura all’Orto Botanico e ad Arte Sella. Con Bruno De Toffoli. L’avventura spazialista, curata da Luca Massimo Barbero, il lavoro dello scultore trevigiano è stato riletto attraverso sculture e disegni, anche inediti. Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo ha invece accostato le opere di Peruzzo a quelle di Anna e Giorgio Fasol, facendo emergere affinità e differenze fra scelte e sensibilità collezionistiche.
La passione per i libri d’arte
A questo percorso si lega anche la passione di Peruzzo per i libri d’arte. Imprenditore padovano attivo in diversi settori, ha mosso i primi passi nella grafica fondando nel 1990 un’impresa specializzata anche nella stampa di volumi d’arte, che nel 2002 ha realizzato Modern Art – Revolution and Painting, un libro monumentale concepito come un museo in forma di volume. La stessa attenzione all’editoria si ritrova in Dante61, la libreria aperta nel 2025 nel restaurato Palazzetto Dante, accanto a Sant’Agnese, dove cataloghi, edizioni indipendenti e libri d’artista ampliano le occasioni per approfondire le ricerche presenti nella raccolta. Le visite guidate a Sant’Agnese, in programma dal 6 novembre al 23 dicembre, sono prenotabili su Eventbrite.
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