Andrew Sean Greer presenta la sua charm novel Villa Coco a Pordenonelegge: «Ritrarre l’Italia oltre lo stereotipo»

Nel romanzo Villa Coco il premio Pulitzer statunitense utilizza l’ambientazione italiana come maestra di carattere per il giovane protagonista americano, ospite di una eccentrica e vitale nobile toscana

Mary B. Tolusso
Lo scrittore premio Pulitzer Andrew Sean Greer
Lo scrittore premio Pulitzer Andrew Sean Greer

Dopo il successo internazionale di “Less”, il romanzo che nel 2018 gli è valso il Pulitzer, Andrew Sean Greer torna con “Villa Coco” (La Nave di Teseo, pag. 320, euro 19), una storia che rinuncia deliberatamente alla satira più affilata del suo precedente protagonista e sceglie invece la strada di quella che lo stesso autore ha definito una sorta di “charm novel”, un romanzo fondato sul piacere del racconto, sull’ironia, sulla leggerezza: «Charm novel – ha osservato Greer a Pordenonelegge – sta a indicare qualcosa che ha una forte fascinazione, ma anche qualcosa che viene nascosto. Ed effettivamente il romanzo, a prima lettura, potrebbe sembrare superficiale, leggero, romantico, in realtà nel profondo si evocano altre questioni come la vecchiaia, la solitudine, la morte e il senso della vita».

Questa doppia lettura è evidente non solo nei personaggi, ma anche nei paesaggi, negli oggetti e negli animali. Il protagonista, Geoffrey, è un giovane americano appena uscito dall’università, aspirante archivista e con alle spalle un percorso tutt’altro che brillante. Arriva in Toscana per un lavoro apparentemente semplice: catalogare la sterminata collezione d’arte e di oggetti di una ricca baronessa. La baronessa, naturalmente, è Coco, novantadue anni, carattere imperioso, passato misterioso e una vitalità che smentisce qualsiasi idea convenzionale della vecchiaia. Ma c’è un altro protagonista che è il paesaggio, quello italiano che per Greer ha rappresentato una vera sfida. Va detto che l’autore vive tra Venezia e San Francisco, per cui ha una discreta conoscenza del territorio: «Se penso però agli autori americani – ha detto – hanno un’idea del Belpaese legata a molti cliché. Quello che ho cercato di fare è romperli, per cui il mio giovane personaggio, molto americano all’inizio, piano piano non sarà più così ligio alle regole lasciando sfumare la sua rigida americanità».

Un tema che si sviluppa è proprio quello di un’idea di maturità fuori dai luoghi comuni, non certo basata esclusivamente sulla responsabilità e sulla rigidità di un unico ruolo: «L’idea di crescita non è legata alla realizzazione di un unico scopo, perseguito con determinazione senza mai cambiarlo. Quello che cerco di comunicare è proprio il fatto di comprendere come mantenere la propria creatività infantile per individuare la propria strada e l’ambientazione italiana era importante». E infatti l’Italia svolge una funzione narrativa precisa. Non è soltanto il paesaggio nel quale collocare una storia piacevole: è il luogo nel quale il protagonista perde progressivamente i riferimenti che aveva portato con sé dall’America. Non conoscere la lingua, non comprendere completamente le convenzioni sociali. Non sapere come comportarsi significa essere costretti a ricominciare dall’osservazione.

L’Italia insomma è in prima linea, c’è da chiedersi se per Greer non rappresenti anche una via di fuga da un’America che ha criticità evidenti: «L’Italia ha i suoi problemi – sostiene con ironia – ma non è colpa mia, mentre i problemi dell’America sono colpa mia. Quando mi alzo qui a Venezia, ho un piccolo intervallo di tempo in cui riesco a scrivere, dalle 6 a mezzogiorno e questo perché a mezzogiorno iniziano ad arrivare le notizie dal mio paese. Poi certo c’è l’aspetto personale, l’Italia mi dà la possibilità di reinventarmi, che alla mia età non è male, mi dà la possibilità di cambiare ambientazione e lingua, di non impigrirmi». Ma c’è appunto la preoccupazione per le sorti della sua terra, che si decideranno a novembre: «Quando a ottobre rientrerò a San Francisco, chiederò ogni giorno ai miei concittadini di andare a votare, giuro che lo farò fino alle elezioni di novembre. Io credo ci sarà un cambiamento della composizione del congresso, nutro molte speranze ma io sono un ottimista».

Tornando a “Villa Coco”, va detto che si inserisce nella scia della produzione di Greer più umoristica, anche lo scrittore guarda all’ironia come una parte importante della sua poetica: «Se c’è la possibilità di comunicare alle persone come andare oltre la disperazione perché no? I miei libri cercano un senso, una speranza». Grazie al suo stile lineare ma visionario, c’è chi pensa potrebbe diventare anche un film: «Quando scrivo un libro – ha osservato – voglio scrivere solo un libro. Però forse è vero, c’è un aspetto molto cinematografico, soprattutto pensando all’anziana baronessa, alla sua originalità, un ruolo che potrebbe piacere a molte attrici, anche a Sofia Loren».

Coco effettivamente è tra i personaggi più riusciti. Non perché sia semplicemente originale, ma perché Greer riesce a darle una complessità che impedisce alla sua eccentricità di diventare una maschera. È autoritaria, capricciosa, spesso irritante, ma anche brillante, generosa. La vecchiaia non viene dunque rappresentata come il momento in cui il desiderio si spegne, ma come una fase dell’esistenza nella quale il desiderio può assumere una forma ancora più radicale: quella di chi non vuole rinunciare a ciò che considera essenziale: «Motivo per cui mette alla prova continuamente il giovane americano, per capire se ha le qualità per far parte della sua vita, per capire la sua identità creativa». È un aspetto che rende “Villa Coco” più interessante di quanto lasci pensare la sua superficie da commedia estiva.

Una commedia con un favoloso senso dell’estetica, ce lo dicono continuamente anche gli oggetti più ordinari, quelli che il protagonista deve catalogare. Forse è proprio questo che Coco insegna al suo giovane assistente. Alcune cose vanno catalogate. Altre vanno perdute. Altre ancora devono restare misteriose. E, soprattutto, ci sono esistenze che cominciano davvero soltanto quando smettiamo di cercare di organizzarle.

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