Parla Zornitta: «Persi anni di vita, Unabomber? Lo strozzerei»

L’ingegnere di Azzano Decimo a lungo accusato di essere il bombarolo: «Il mio futuro non c’è»

La redazione

«Nessuno potrà restituirmi questi anni di vita. Né a me, né alla mia famiglia. Se mi trovassi di fronte Unabomber cosa gli direi? Niente. Lo strozzerei e basta. Ha rovinato non solo la vita di tanti innocenti, ma anche la mia».

L’archiviazione disposta dal gip del tribunale di Trieste Flavia Mangiante ha fatto calare il sipario sull’inchiesta bis aperta dalla Procura giuliana, tornata a indagare per provare a dare un volto a Unabomber, il bombarolo che terrorizzò il Nord Est, seminando 32 ordigni tra il 1994 e il 2006.



Volto che non c’è e che di certo non ha le sembianze di Elvo Zornitta, l’ingegnere di Azzano Decimo oggi sessantanovenne, che per più di due decenni ha dovuto vivere con la luce dei riflettori (investigativi e mediatici) puntata addosso, con due inchieste che hanno visto il suo nome comparire nel registro degli indagati.

Nell’ultimo procedimento, chiuso nei giorni scorsi, il professionista aveva scelto di non giocarsi la carta della prescrizione. La fine di un incubo «Abbiamo vissuto 22 anni in ansia, paura, con la perdita del lavoro e un tentativo di rinascita, però con sempre certi sospetti che pesavano sulla mia vita», ha detto Zornitta ai microfoni di Telefriuli.

L’ingegnere azzanese, proprio parlando degli affetti familiari, ha spiegato come siano stati decisivi per reggere l’urto di anni di accuse: «Senza la mia famiglia io non sarei più qui. Se mi sono posto dei problemi nel momento di farla finita è proprio per la mia famiglia, per non lasciare un punto di domanda sulla loro testa», ha sottolineato Zornitta.

«Mi sono sempre stati vicini, sia mia figlia sia mia moglie, pur con il lavoro e i problemi che avevano; sono sempre stati attenti a non causarmi altri problemi e a cercare di sostenermi nei momenti più difficili». «Lo strozzerei» «Cosa direi a Unabomber? Non gli direi niente, lo strozzerei e basta. Ha rovinato non solo la vita di tanti innocenti, ma anche la mia», ha risposto ancora Zornitta. «Ormai il mio futuro non c'è, nel senso che quello che è stato fatto è stato fatto. La mia vita ne subirà per sempre le conseguenze, e anche la mia salute».

Nel futuro dell’ingegnere potrebbe esserci un libro, pagine alle quali affidare la propria versione dei fatti: «Ci sto seriamente pensando. Avrei tante cose e purtroppo non ci starebbero tutte in un solo libro», ha aggiunto Zornitta.

La manomissione «Ci sono degli investigatori che si sono autoconvinti della mia colpevolezza e hanno forzato le prove, fino ad arrivare alla famosa manomissione», ha aggiunto all’emittente friulana il sessantanovenne, riferendosi a Ezio Zernar, il poliziotto condannato per aver manomesso un lamierino. «Io direi a questi che hanno tradito la loro missione, che è quella di proteggere noi, di proteggere i cittadini, di fabbricare, in maniera del tutto autonoma, delle prove per condannarli».

Riproduzione riservata © il Nord Est