Giletti: «Troppa cronaca nera in tv, il caso Garlasco è un bombardamento mediatico»
Il giornalista ospite di un incontro nella seconda giornata di Trieste True Crime in dialogo con Alessandro Politi. Le riflessioni partendo dall’omicidio di Chiara Poggi: «La gente ha fame di notizie ed è bombardata anche con i social, è pericoloso»
L’importanza di una comunicazione corretta al pubblico e la necessità di evitare spettacolarizzazioni sono stati alcuni degli argomenti affrontati ieri nella seconda giornata del festival Trieste True Crime, al Magazzino 26 del Porto Vecchio, durante il dialogo tra i giornalisti Massimo Giletti e Alessandro Politi.
Un incontro partecipato, dedicato alla narrazione televisiva e giornalistica, all’attenzione dei media verso i casi di cronaca nera più eclatanti e alle modalità attraverso le quali i racconti vengono proposti al pubblico. «In questo momento – ha detto Giletti – siamo di fronte a una militarizzazione del crime nella nostra televisione, dalla mattina alla sera le storie di episodi di cronaca sono sempre al centro di tante trasmissioni. Penso a Garlasco, di cui in questo periodo si parla almeno sei o sette ore al giorno. C’è una sorta di bombardamento, che chiamo appunto militarizzazione».
Notizie a raffica che si aggiungono a quelle del mondo social «che in realtà è peggio – ha spiegato Giletti – perché i social non sono filtrati. Quindi tu dai cibo, anche avvelenato, a un pubblico che ha fame. Perché è chiaro che il crime non è che appassioni, inchioda proprio il telespettatore. E in questo settore è sempre la professionalità di chi gestisce la televisione e il programma a fare la differenza. Tu puoi trattare lo stesso materiale in mille modi, ma serve un grande senso di coscienza e tentare di spettacolarizzare il meno possibile i fatti. Non sempre si riesce – ha detto ancora Giletti – però l’obiettivo deve essere quello di dare, a chi ti ascolta, gli elementi per riflettere».
Facendo riferimento all’omicidio di Chiara Poggi, Giletti ha ricordato che, proprio sull’importanza di lasciare aperte le strade a una riflessione più ampia, «io da sempre sono andato controcorrente, per esempio nel periodo in cui tutti parlavano di Stasi come assassino, ero già convinto che c’erano delle cose che non tornavano. E oggi vedo che sono andati tutti su questa scia. Certo ora è più facile grazie alla Procura, però il messaggio è che bisogna stare attenti a quello che comunichi a chi ti guarda».
Anche Politi più volte nel suo intervento ha puntato su questo aspetto, «proprio perché il pubblico dimostra un interesse così forte e crescente per questi temi, è necessario avere maggiore attenzione, maggiore deontologia professionale, maggiore studio e soprattutto maggiore metodo. Purtroppo – ha rilevato il giornalista – assistiamo a un progressivo venir meno di questi principi, e questo è estremamente preoccupante. Credo che, alle volte, servirebbe un intervento deciso del legislatore e dell’Agcom, perché stiamo prendendo una piega davvero pericolosa. Non dobbiamo mai dimenticare che stiamo parlando di persone, di vittime, di esseri umani». La cronaca nera e giudiziaria, secondo Politi, «richiede responsabilità, competenza, rispetto e rigore. Il dolore delle persone non può diventare un prodotto commerciale e la sofferenza delle vittime e dei loro familiari non può essere sacrificata sull’altare dell’audience. È questo, dal mio punto di vista, il punto fondamentale sul quale dovremmo tutti fermarci a riflettere».
Tra il pubblico anche il generale Luciano Garofano, già comandante dei Ris di Parma, che sarà tra i relatori di uno degli eventi di oggi. Trieste True Crime è organizzato da Accademia Veneta con il contributo del Comune e inserito nella rassegna Una Luce sempre accesa. L’evento è gemellato con il festival letterario Treviso Giallo e vede la collaborazione di Linea Edizioni e di UniTs. Rai Fvg è ente patrocinatore e partner; il Gruppo Nem e Il Piccolo sono media partner.
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