Trieste True Crime per le scuole: «Legalità è pratica quotidiana, servono esempi e non eroi»
La Sala Luttazzi al completo per l'incontro tra gli studenti ed il Garante regionale dei diritti Enrico Sbriglia. La consegna del Premio "Giorgio Rossi" ad Andrea Franzoso: la storia di riscatto dal bullismo di Daniel Zaccaro come spunto educativo

La legalità non può essere confinata nelle pagine di un codice o nell’astrazione delle norme. Deve diventare una pratica quotidiana fatta di rispetto, empatia e responsabilità condivisa.
È questo il messaggio che il Garante regionale dei diritti della persona del Friuli Venezia Giulia, Enrico Sbriglia, porta all’evento Trieste True Crime, dedicato agli studenti. I 328 posti della Sala Luttazzi del Magazzino 26 di Porto Vecchio sono occupati dagli studenti del Da Vinci-Carli-Sandrinelli, dell’Istituto comprensivo Italo Svevo e della scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri. «Siete bellissimi visti da questa parte».
Sbriglia esordisce così dal palco, accolto da un lungo applauso. Racconta come negli anni la sua idea di legalità si sia trasformata, lasciando spazio a dubbi e interrogativi che rendono più complesso trasmettere il significato alle nuove generazioni. Secondo il Garante, la legalità non può essere ridotta a una teoria insegnata nei libri o a un insieme di regole da rispettare formalmente ma deve tradursi in comportamenti concreti. Un ruolo fondamentale spetta a chi esercita funzioni educative ed è chiamato a offrire esempi credibili e coerenti. Sbriglia mette inoltre in guardia dal rischio di affidare il concetto di legalità alla figura dell’eroe. «Il mondo della legalità ha bisogno di esempi seriali e non di atti individuali e di eroi», osserva.
Quando vengono meno i punti di riferimento istituzionali, aggiunge, cresce la sfiducia dei cittadini e si crea terreno fertile per l’illegalità. Fenomeni come bullismo e violenza giovanile non possono essere letti solo come problemi generazionali ma come manifestazioni di dinamiche e contraddizioni presenti nel mondo degli adulti.
Tra i protagonisti dell’evento c’è anche lo scrittore Andrea Franzoso, che dialoga con gli studenti sul suo libro “Ero un bullo”, letto in precedenza dagli studenti. Il volume racconta la storia vera di Daniel Zaccaro, educatore ed ex detenuto milanese, noto per la sua straordinaria storia di riscatto sociale, e affronta temi come bullismo, caduta, redenzione. Un’occasione di confronto che suscita interesse, offrendo ai ragazzi spunti di riflessione. Prima delle domande degli studenti, Franzoso riceve dalla responsabile organizzativa del True Crime, Lisa Marra, il Premio “Giorgio Rossi”, in memoria dell’assessore recentemente scomparso e assegnato a chi opera a contatto con i giovani. A margine dell’evento, lo scrittore spiega come il suo libro riesca sempre a coinvolgere i giovani.
«È una storia che cattura la loro attenzione proprio perché racconta una vicenda reale. Le domande che fanno i ragazzi sono tante ma anche il silenzio è denso: c’è un ascolto vero, profondo, che io percepisco». Secondo Franzoso, dietro al bullismo si nascondono spesso fragilità che non emergono immediatamente. «I motivi sono tanti: ci sono solitudine, rabbia, poche parole. Molti ragazzi non hanno prospettive e faticano a trovare adulti credibili davanti a sé».
Nel caso di Daniel Zaccaro, il cambiamento arriva grazie all’incontro con quelli che lui stesso definisce “adulti credibili”. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto i libri. «Daniel mi ha detto che in carcere lo hanno salvato i libri, le storie degli altri. Leggendo ha trovato le parole per decifrare la propria storia e dare voce a quello che aveva dentro». Per Franzoso, molti giovani «hanno rabbia, vivono un disagio profondo e sono soli». Lo scrittore invita a non dimenticare che anche chi mette in atto comportamenti aggressivi spesso vive una condizione di sofferenza. «Il bullo sta male ma spesso non ne ha consapevolezza».
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