Andreoli a Trieste True Crime: «Il male ha un fascino, è un modo di affermarsi per chi è frustrato»
Lo psichiatra e saggista ha aperto True Crime a Trieste: «C’è una differenza notevole tra la percezione del male da parte delle persone comuni, rispetto alla percezione e alla definizione di male di chi lo compie»

Il male? «Ha un fascino incredibile, soprattutto per chi lo compie, ed è diventato una maniera di affermazione», questa è l’interpretazione del crimine che ha dato lo psichiatra Vittorino Andreoli in dialogo con Alberto Bollis, condirettore de Il Piccolo, nell’incontro di apertura della seconda edizione di Trieste True Crime. Il festival che porta nella Sala Luttazzi del Magazzino 26 in Porto Vecchio incontri dedicati al rapporto tra crimine, scienza e narrazione.
«C’è una differenza notevole tra la percezione del male», ha detto Andreoli, «da parte delle persone comuni, rispetto alla percezione e alla definizione di male di chi lo compie. Per questo bisogna stare attenti nel pensare che ci sia la definizione assoluta, che ci sia una verità».
Qualcosa che Andreoli ha voluto spiegare al pubblico anche con un esempio: «pensiamo a un “signor nessuno”, a una persona che non ha un ruolo sociale, non è riuscito ad adattarsi a quello che è il mondo concreto e che magari ha vissuto anche delle frustrazioni, un malessere che si prova quando in un ambiente non ci si sente capiti o visti.
Allora, proviamo a pensare per un momento che questo signore», ha spiegato ancora Andreoli, «riceva sempre risposte negative dagli altri, e allora pensa a una scena dove la frustrazione diventa gratificazione. Una gratificazione che sta nel fatto di immaginare che la vita di quella persona, che lo considera nulla, dipenda improvvisamente da lui. Che possa deciderne la vita o la morte. Allora ecco che in quel momento, chiaramente, nasce l’idea del male, come un gesto titanico, affascinante, per lui positivo».
Sensazioni che prova chi commette un crimine, mentre da parte delle persone comuni, ha detto Andreoli, «la percezione del male è totalmente diversa. Il male», ha evidenziato, «è soprattutto ciò che noi non ci aspettiamo». Alla domanda su quale sia un criminale che in qualche modo l’ha colpito nel corso del tempo, Andreoli ha risposto subito: «Donato Bilancia, autore di 17 omicidi in sei mesi».
La giornata di apertura del Festival è stata segnata anche dal ricordo dell’assessore alla Cultura del Comune di Trieste Giorgio Rossi, nelle parole di Caterina de Gavardo, assessore comunale alla Sicurezza o in quelle del questore Lilia Fredella. Quest’ultima, prima dell’intervento di Andreoli, ha presentato la mostra “La verità nelle tracce. Oltre 120 anni di Polizia Scientifica”, curata dalla Questura di Trieste e allestita sempre al Magazzino 26 fino al 12 novembre.
L’edizione 2026 di Trieste True Crime è organizzata da Accademia Veneta con il contributo del Comune di Trieste e inserita nella rassegna Una Luce sempre accesa. L’evento è gemellato con il festival letterario Treviso Giallo e vede la collaborazione della casa editrice Linea Edizioni e dell’Università di Trieste. Rai Friuli Venezia Giulia partecipa come ente patrocinatore e partner, mentre Gruppo Nem e Il Piccolo sono media partner. L’iniziativa si svolge infine sotto gli auspici del Cepell – Centro per il libro e la lettura.
Riproduzione riservata © il Nord Est








