Garofano a Trieste True Crime: «Su Garlasco c’è una narrazione tossica»
L’ex comandante: «Manipolazione della realtà preoccupante, non ci fu alcuna omissione da parte del Ris». E sui cold case: «Sì a un approccio sistematico con squadre dedicate di polizia e carabinieri»

Sui cold case «servirebbe avere delle squadre all'interno dell'arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato che riprendano in modo sistematico i fascicoli e verifichino se ci sono gli elementi per una riapertura delle indagini»; mentre sul delitto di Garlasco negli ultimi mesi «c’è una narrazione tossica». Sono questi alcuni dei passaggi dell’intervento del generale Luciano Garofano, già comandante dei Ris, protagonista dell’incontro “Delitti irrisolti, verità sepolte tra criminologia e criminalistica”, in dialogo con Simone Tuzza dell’Università di Bologna, con la moderazione della giornalista del quotidiano Il Piccolo Laura Tonero. Un appuntamento inserito nella seconda edizione – chiusa sabato – di Trieste True Crime, il festival promosso nella Sala Luttazzi del Magazzino 26, in Porto Vecchio.
«Sui vecchi casi irrisolti – ha detto Garofano – è importante considerare che l'esperienza che negli anni abbiamo maturato e la possibilità di avere informazioni che forse nel momento in cui si è verificato un evento sono state sottovalutate o non c’erano – oltre alle moderne tecnologie – potrebbero garantire nuovi sviluppi. Novità che potrebbero derivare anche dal Dna, magari tracce che allora non erano in quantità sufficiente per essere analizzate e oggi», con le moderne tecnologie, «lo sono».
In base a tutte queste considerazioni, secondo Garofano, «ci vorrebbe un approccio sistematico, cioè non una riapertura random dei cold case». E dunque appunto «squadre all'interno dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato» che «verifichino se ci sono gli elementi per una riapertura delle indagini. Senza illuderci che tutto sia riapribile e che tutto sia risolvibile sono convinto – ha sottolineato Garofano – che ci vorrebbe un nucleo di persone, ma anche di magistrati, che possano coordinare le forze dell'ordine a riprendere i casi irrisolti, dove aver valutato comunque la disponibilità di elementi testimoniali e tecnico-scientifici, che oggi potrebbero essere analizzati».
Tra i fatti di cronaca nera ripercorsi da Garofano, quello di Serena Mollicone, «che ho vissuto in prima persona, e sono soddisfatto perché insieme all’avvocato storico della famiglia siamo riusciti a opporci all’archiviazione e da quel momento abbiamo convinto l’autorità giudiziaria a riaprire il caso, e a rifare le analisi». Mentre tra i cold case che più hanno colpito Garofano «c’è sicuramente – ha ricordato – quello di Elisa Claps».
Quanto alla vicenda di Garlasco e i recenti sviluppi, il generale ha detto di aver vissuto le ultime settimane «in maniera molto difficile, perché vedere una manipolazione così, della realtà, è quantomeno preoccupante. Il comunicato della Procura di Pavia segnalava soltanto che non erano state trovate nel vecchio fascicolo delle analisi del Dna che i consulenti della difesa indicavano come importanti, a loro dire, per scagionare Stasi. E tutto questo invece è stato trasformato così: “Il Ris ha omesso, il generale Garofano ha nascosto”. E questo è falso. Allora – ha detto ancora Garofano – trovarsi di fronte a una narrazione tossica che ha delle finalità che io non condivido, quando la verità sta da un'altra parte, ovvero quando questa ipotesi deve essere ancora valutata, mi fa preoccupare rispetto alla deriva che sta prendendo l’informazione».
Sulla vicenda, infine, di Liliana Resinovich, il generale l’ha definita «un caso complesso, perché alcuni elementi andrebbero nella direzione dell’omicidio, altri vanno nella direzione opposta. E il grande tema irrisolto è l’epoca della morte».
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