Delitto Casagrande, la verità dalle analisi 35 anni dopo: attesa per gli esiti del Ris

La pasticciera di Roncade fu uccisa con 22 coltellate nel 1991. Il Dna dell'uomo, raccolto nel 2016 per resistenza a pubblico ufficiale, è stato inserito solo nel 2025 nella Banca dati nazionale: ora si attendono gli esiti del Ris di Parma

Costanza Valdina
Sandra Casagrande dietro al bancone della sua pasticceria
Sandra Casagrande dietro al bancone della sua pasticceria

Per incrinare l’oblio può bastare una goccia di sangue. Una traccia rimasta nascosta per 35 anni tra i reperti di un delitto irrisolto, cristallizzato negli archivi della Procura. Poi, un giorno, quella goccia torna ad alimentare interrogativi per una sequenza genetica. Una firma minuscola, invisibile a occhio nudo, capace di attraversare decenni. Dalla notte del 29 gennaio 1991, la morte di Sandra Casagrande non ha risposte. La pasticciera di 44 anni viene trovata senza vita nell’antibagno della sua pasticceria Due Torri, sotto i portici di via Roma a Roncade.

Sandra, la pasticciera accoltellata nel suo negozio: da 34 anni il killer è senza nome
Rubina BonRubina Bon

Sandra è riversa su una cascata di scatole in cartone, martoriata e uccisa da 22 coltellate. Tra le gocce di sangue, impregnate nel mobilio del locale, una conserva qualcosa che il tempo non è riuscito a cancellare. Un profilo genetico diverso da quello della vittima, sul quale vengono riscontrate corrispondenze con una traccia presente nella banca dati del Dna.

A ottobre 2025 le indagini, per la terza volta, vengono riaperte. Paolo Gorghetto viene iscritto nel registro degli indagati. Sono attesi gli esiti dei test di laboratorio del Ris di Parma, completati in questi giorni, per verificare elementi di corrispondenza tra il suo profilo genetico e quello rivenuto su altri oggetti della scena del crimine.

Il database

Tornare su una pista già battuta o iniziare a tracciarne una nuova. Con la Banca dati nazionale del Dna è possibile. Dal 2016 l’Italia dispone di un archivio centralizzato che raccoglie i profili genetici di persone con precedenti penali e di persone scomparse. Consente di incrociare dati raccolti in momenti diversi e mettere in relazione tracce che, fino a quel momento, non trovano un punto di contatto.

È un servizio interforze: al database possono accedere tutte le forze di polizia italiana. Al momento conserva 86.000 profili genetici. Un numero destinato a crescere grazie all’analisi dei campioni biologici, ottenuti attraverso un prelievo della mucosa del cavo orale, di arrestati, detenuti, condannati, persone scomparse, soggetti ignoti e cadaveri non identificati. Nel 2009 l’Italia ha aderito al Trattato di Prüm per istituire la banca dati. Ma c’è voluto qualche anno in più per costruirla e metterla in funzione.

Come funziona

Il meccanismo s’innesca da un campione biologico, raccolto dalle forze di polizia attraverso un tampone delle cellule della mucosa boccale. Viene trasferito su una card, inserito in una busta antieffrazione e identificato con un codice a barre. Poi viene inviato al laboratorio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Rebibbia, deputato all’estrazione e alla tipizzazione dei profili genetici.

Laboratorio Ris di Parma
Laboratorio Ris di Parma

Per le tracce lasciate sulle scene dei delitti, invece, il procedimento è diverso. In questo caso sono i laboratori della polizia scientifica e dei Ris dei carabinieri a esaminare i reperti biologici. Lo stesso accade con i campioni legati alle persone scomparse, ai loro consanguinei e ai cadaveri o resti cadaverici non identificati. I profili ottenuti entrano nel sistema e diventano disponibili per il confronto.

La banca dati è organizzata in tre archivi distinti: uno dedicato ai profili provenienti dalle scene del crimine, uno alle persone scomparse e ai resti cadaverici e uno ai soggetti per i quali la legge dispone il prelievo. Il confronto può far emergere una corrispondenza che nessuna indagine, fino a quel momento, aveva trovato.

Il sistema Codis

A rendere possibile questo incrocio è anche il sistema Codis, la piattaforma che consente di raccogliere, confrontare e consultare i profili genetici provenienti dai soggetti a cui è stato fatto il prelievo, dalle scene del crimine, dalle persone scomparse e dai resti non identificati. Un’enorme rete di dati che permette a una traccia di viaggiare nel tempo e di trovare, anche molti anni dopo, un punto di contatto. Eppure, dentro questa macchina costruita per identificare, il nome della persona resta fuori.

I profili sono associati a codici e non a nomi e cognomi. Per risalire all’identità è necessario uno speciale dispositivo di autenticazione, in dotazione soltanto a un numero ristretto di operatori. Anche l’analisi genetica viene limitata a segmenti non codificati del Dna, dai quali non devono emergere informazioni sulle caratteristiche o eventuali malattie della persona.

La logica è semplice: conservare una traccia, proteggerne l’identità e aspettare che, prima o poi, possa incontrare quella giusta. Anche dopo decenni.

Una nuova pista

Le indagini sull’omicidio di Roncade sono ripartite da una goccia di sangue recuperata su una tenda della pasticceria Due Torri. La banca dati del Dna è stata istituita nel 2016, lo stesso anno in cui Gorghetto è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Una coincidenza che avrebbe consentito di associare un nome a un profilo genetico ignoto per 35 anni. Il suo Dna è stato raccolto nel 2016, ma è stato registrato solo nel novembre scorso.

Ci sono voluti quasi dieci anni. E questo perché l’inserimento non avviene in maniera automatica, ma a tranche, su base territoriale. Alla Marca è toccato nel 2025. Non tutto il materiale raccolto all’epoca, però, è ancora a disposizione degli inquirenti. Gran parte degli indumenti della vittima, intrisi di sangue, furono inceneriti a meno di due mesi dall’omicidio per «lo sgradevolissimo odore non sopportabile», come recita la richiesta formulata e messa a verbale dal comandante del nucleo operativo dei carabinieri.

A questo punto, il Dna dell’indagato verrà confrontato con altre tracce rimaste su alcuni oggetti rivenuti nella pasticceria che sono tutt’ora conservati. Il coltello spezzato, il maglione macchiato di rosso, il pezzo di stoffa incastrato nella bocca di Sandra.

 

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