Patrick Beach, eroe per caso dell’Australia: ma il finale è amaro
Da terzo portiere a rivelazione dell'Australia ai Mondiali: Patrick Beach ha stupito con parate decisive, ma è stato sostituito prima dei rigori contro l'Egitto. La sua storia e la scelta che ha fatto discutere

La storia di Patrick Beach, portiere dell’Australia, in questo Mondiale ha un’interessante circolarità: inizia e finisce nello sgomento più totale.
La sua presenza a difesa dei pali dei Socceroos nella gara d’esordio con la Turchia era di per sé sorprendente: nelle gerarchie lui era la terza scelta, dietro a Paul Izzo e a Matthew Ryan, nominalmente il titolare forte della sua lunghissima esperienza in Europa (con tanto di comparsata alla Roma due stagioni fa).
Qua però la scommessa del ct Popovic ha pagato – lo stesso non si dirà più avanti – dato che, nella vittoria per 2-0 contro Calhanoglu e soci, Beach ha tirato fuori la prestazione della vita, con otto parate totali.
Quello del classe 2003 nativo di Sidney è l’identikit perfetto dell’eroe per caso. Basti pensare che cercando il suo nome su Google il primo risultato che compare è quello di un omonimo istruttore di yoga. Il nostro, invece, da piccolo ha iniziato col softball, per poi volgersi al calcio ma come difensore, finché a 14 anni arriva l’illuminazione e decide di mettersi i guantoni da portiere, stesso ruolo del padre. Nel 2021 entra nel settore giovanile dei Central Coast Mariners, due anni dopo la chiamata del Melbourne City con cui inizia la carriera tra i pro nella A-League australiana.
Ci mette appena un anno a guadagnarsi la titolarità e a entrare nel giro della Nazionale, vincendo nel mezzo un campionato. Fast forward al Mondiale americano, vetrina che non poteva sfruttare meglio. Se i Socceroos sono riusciti a passare un girone con Usa, Turchia e Paraguay, devono ringraziare le manone di questo ragazzo col nome che ricorda quelle località dell’Australia che sembrano paradisi in terra, ma poi hanno il cartello col divieto di fare il bagno per la presenza di coccodrilli di mare. A proposito di spiagge, a Melbourne la popolare St. Kilda Beach è stata rinominata Patrick Beach per tutta la durata dell’avventura dei verdeoro al Mondiale. Quindi fino all’altro ieri, a rigor di logica.
A Dallas, nei sedicesimi contro l’Egitto, è stato Beach a spedire la gara al supplementare con un riflesso assurdo sul colpo di testa di Rabia al 94’. Un gesto tecnico indice di uno stato totale di grazia. Motivo per cui, poco prima dello scadere dell’extra time, Popovic decide di farlo uscire al posto di Ryan. Si può ipotizzare che il ct australiano volesse imitare Van Gaal, quando nei quarti del Mondiale 2014 tra Olanda e Costa Rica fece entrare Krul, che parò due rigori nella lotteria. Peccato che Ryan non ne abbia azzeccato mezzo.
Beach, peraltro, non era nemmeno al corrente di questo piano. Forse non sarebbe cambiato nulla, forse sarebbe rimasto fermo parando lo scialbo cucchiaio di Salah e staremmo parlando di un trionfo Aussie. Ma quello di Popovic è e resta un atto di hubris che come far entrare qualcuno appositamente per i rigori non porta quasi mai nulla di buono. Smaltita la delusione, Beach potrà comunque godersi del meritato relax, magari nella spiaggia che per qualche giorno ha portato il suo nome.
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