L’Uefa spegne i sogni delle piccole Nazionali, la protesta: «Non toglieteci le partite con le big»

La nuova riforma introduce una separazione strutturale tra nazioni più grandi e più piccole, si mobilita il Coordinamento delle Tifoserie dei Piccoli Stati d’Europa

Nicola Cesaro
Il Coordinamento dei tifosi e le bandiere dei piccoli Stati
Il Coordinamento dei tifosi e le bandiere dei piccoli Stati

Novembre 1993, a Bologna la nazionale di San Marino sfida l’Inghilterra per le qualificazioni mondiali. Davide Gualtieri, a soli otto secondi dal fischio di inizio, l'attaccante del Titano realizza il gol del vantaggio superando Stuart Pearce e David Seaman. Una gol-lampo che per anni ha rappresentato il primato della rete più veloce realizzata tra nazionali. L'Inghilterra s'impose al Dall'Ara per 7-1, ma quel gol fu galeotto: il risultato che non bastò ai Leoni inglesi per qualificarsi per i Mondiali americani del 1994. Aneddoto epico per i sanmarinesi.

E pensare che leggende come queste potrebbero non rinnovarsi più, colpa di un cambio di rotta dell’Uefa che rischia di togliere sogni di gloria, o perlomeno serate speciali, alle piccole nazionali d’Europa. Ma c’è chi non ci sta, e protesta: è il caso del Coordinamento delle Tifoserie dei Piccoli Stati d’Europa, che in queste ore si sta mobilitando su più fronti. Rappresentano gli appassionati tifosi di realtà “minori”: Brigata Mai 1 Gioia (San Marino), Team 54 (Gibilterra), South End Core (Malta), Ländleblock & Mormile Raeticae (Liechtenstein) e Skansin (Isole Faroe).

«In qualità di coordinamento dei tifosi dei piccoli Stati d’Europa, esprimiamo il nostro totale disaccordo con l’ultima riforma della Uefa del sistema di qualificazione per i Campionati Europei e Mondiali», è la denuncia del Coordinamento. «La riforma, approvata dal comitato esecutivo Uefa a Istanbul il 20 maggio, introduce una separazione strutturale tra nazioni più grandi e più piccole». A partire dal 2028, le squadre più forti giocheranno in un proprio sistema di leghe, il che significa che i Paesi più piccoli non affronteranno più le migliori squadre europee nelle qualificazioni regolari.

Dura la condanna: «Ci opponiamo fermamente a questa decisione per diverse ragioni. In primo luogo, essa distrugge il principio di uguaglianza tra le nazionali. La Nations League era già stata introdotta per bilanciare la competizione, permettendo alle squadre di affrontare avversari di livello simile. È quindi incomprensibile per noi perché la Uefa stia ora riproponendo la stessa idea anche nel sistema di qualificazione».

Quello che potrebbe accadere spegne la possibilità di costruire, anche in un mondo complicato come quello del calcio internazionale, filoni di epicità: «In realtà, questa decisione spinge le nazioni più piccole – in particolare i microstati senza realistiche possibilità di promozione – fuori dal calcio di alto livello, togliendo loro il diritto di affrontare le migliori squadre d’Europa. Per i giocatori dei Paesi più piccoli, queste partite sono tutto. Rappresentano il palcoscenico più alto a cui possono aspirare. Sono la ragione per cui i giocatori si impegnano, sognano in grande e scelgono di dedicarsi al calcio».

Difendere su Mbappé, segnare un rigore a Donnarumma, pararne uno a Kane: sogni destinati a svanire. «Eliminare queste sfide significa privarli di motivazione, ambizione e delle opportunità che plasmano le loro carriere. Nel lungo periodo, questo indebolisce direttamente le nostre nazionali, negando ai calciatori talentuosi dei nostri Paesi la possibilità di misurarsi con i migliori rappresentando la propria nazione». E ancora: «In secondo luogo, questa riforma crea un sistema a due livelli nel calcio europeo. Anche se la promozione esiste teoricamente, nella pratica è irraggiungibile per la maggior parte dei microstati. Ciò significa che molte nazioni più piccole saranno di fatto escluse dalle partite contro squadre come Germania, Spagna o Francia. Questo è in diretta contraddizione con i valori stessi della Uefa, quali unità, inclusione e il tanto promosso #footbALL».

Un pensiero va inevitabilmente ai tifosi, alla loro passione, all’esempio che spesso e volentieri danno a tifoserie ben più organizzate: «La rimozione delle partite di andata e ritorno indebolisce la cultura del tifo. Per noi tifosi delle nazioni più piccole, queste partite non sono semplici incontri, sono esperienze di vita. È lì che nascono amicizie, si incontrano culture e si costruisce rispetto oltre i confini. Le nostre comunità hanno sempre rappresentato rispetto, correttezza e un tifo pacifico: è per questo che amiamo ritrovare i nostri nuovi amici nella gara di ritorno. Questi valori di scambio culturale e amicizia sono gli stessi che la Uefadichiara di voler promuovere continuamente, e questa scelta appare quindi come un passo indietro rispetto ai principi che sono alla base del calcio. Togliere queste partite significa spezzare questi legami. Inoltre, questa riforma elimina uno degli elementi più potenti del calcio: la possibilità di risultati a sorpresa».

Le partite tra nazioni più piccole e più grandi hanno sempre prodotto momenti che definiscono la storia del calcio. Un gol, un pareggio o persino una singola vittoria contro una grande potenza possono significare tutto per un piccolo Paese. Le qualificazioni Uefasono le ultime competizioni in Europa in cui il vertice assoluto può affrontare realtà quasi amatoriali. È proprio in queste occasioni che, a volte, il calcio mostra la sua magia: che si tratti del gol di San Marino contro l’Inghilterra dopo otto secondi nel 1993, del pareggio 2-2 del Liechtenstein contro il Portogallo nel 2004 o della vittoria delle Isole Faroe contro la Turchia nel 2022 — questi momenti dimostrano che non è impossibile e, quando accadono, significano tutto per le nostre piccole nazioni.

«Eliminando queste partite, la Uefa non sta semplicemente cambiando un formato, sta togliendo una parte dell’identità del calcio. Infine, questa riforma riflette una tendenza più ampia del calcio moderno, in cui la logica commerciale e una competizione sempre più controllata vengono poste al di sopra dei valori del gioco. Questo allontana ulteriormente il calcio da ciò che dovrebbe essere: uno sport per tutti». Chiude il coordinamento: «Per tutte queste ragioni, ci opponiamo con forza e senza ambiguità a questa riforma. In qualità di tifosi, chiediamo alla Uefa di prendere seriamente in considerazione le nostre preoccupazioni e di valutare nuovamente le conseguenze a lungo termine di questa decisione. Invitiamo inoltre le nostre federazioni calcistiche nazionali a rappresentare la nostra posizione e a far sentire la nostra voce. Il calcio deve rimanere un gioco in cui ogni nazione, per quanto piccola, ha il diritto di competere, sognare e sentirsi parte di qualcosa».

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