Sinner, il “signor Mattarella” e la differenza di un gesto informale
La scena a cui abbiamo assistito durante la premiazione della finale degli Internazionali d’Italia ci è piaciuta così tanto perché è il punto di contatto tra mondi che raramente si sfiorano senza la protezione del cerimoniale

Lo sport professionistico ha sempre meno angoli ciechi. Le telecamere professionali e i telefonini privati scansionano gli spogliatoi, i corridoi, le sale stampa. Ispezionano gli arrivi, le discese dai pullman, gli esercizi di riscaldamento, i prima e i dopo dell’evento. In questa rappresentazione costantemente monitorata, è sempre più difficile trovare i gesti spontanei, il beneficio della naturalezza. Servono cuori liberi. E menti pulite.
Jannik Sinner durante la premiazione del Foro Italico – dopo un trionfo che fa transitare da questa giornata la storia dello sport italiano – si riferisce al Presidente della Repubblica come “signor Mattarella”. Il destinatario sorride bonario. Qui, come ormai accade sempre con Sinner, c’è in agguato il pericolo del miele retorico e della santificazione di atti normali. Il campione in ingenuo imbarazzo, il Presidente indulgente, la famiglia perbene, un Paese che si riconosce buono. È una strada già battuta, e si consuma in fretta.
Ma perché quella scena ci è piaciuta? Perché è la frizione tra due alfabeti. Non è Sinner a “sbagliare”: più che un inciampo, è un punto di contatto tra mondi che raramente si sfiorano senza la protezione del cerimoniale. E il sorriso del Presidente è un lasciapassare: accetto una piccola incrinatura, non mi irrigidisco, non avrebbe senso, non intendo difendere l’istituzione dalla spontaneità. Se davvero è una gaffe, quel “signor Mattarella” è come le gaffe dei bambini, che infatti non sono gaffe. I bambini che corrono dal papa o che giocano senza riguardi con i potenti o i famosi, perché non hanno ancora incamerato le sovrastrutture delle relazioni umane e considerano tutti nello stesso modo.
Si chiama empatia. È un superpotere discreto e lo possiedono entrambi; un campione di tennis e il nostro Presidente.
Mattarella poi lascia il campo, risalendo le scalinate del Centrale del Foro Italico, e si ferma per qualche istante a parlare con i genitori di Jannik Sinner. Tre persone tranquille dentro un contesto altissimo. Una deviazione minima del protocollo. Perché in quel ragazzo c’è il senso della parola educazione ed è giusto dirlo alle persone che gli hanno insegnato il mestiere di vivere.
Andrebbe restituito onore a una parola abusata: informale. Quando è in mano alle persone giuste, un gesto informale fa la differenza.
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