Cusin, il viaggio del veneziano-canadese protagonista in Coppa d’Africa
Alla guida delle Comore ha sfiorato gli ottavi nella kermesse continentale in corso: «Alla fine vivo di calcio. L’apporto del mio assistente Giovanni Colella (trevigiano, ndr) è stato decisivo»

Stefano Cusin è una carta geografica calcistica, un atlante di sapere e sentimenti, un mappamondo che, dopo l’Africa, guarda di nuovo all’Europa. Guida la nazionale delle Isole Comore e, da uomo di grandi navigazioni, non ha orizzonti che contengano la sua passione e i suoi obiettivi. Lunedì sera, Cusin che è nato a Montreal, in Canada, 57 anni fa («ma i bisnonni erano di Venezia»), ha concluso la sua avventura in Coppa d’Africa con il secondo pareggio in tre partite, mancando la qualificazione agli ottavi per un punto (le Comore sarebbero passate come una delle migliori terze).
«Nell’ultima gara, contro il Mali, si è fatto la migliore partita per intensità, per organizzazione tattica, per mentalità anche. Il Mali è cinquanta posizioni avanti nella classifica Fifa, ha dei giocatori veramente straordinari, eppure abbiamo giocato più che alla pari, le occasioni migliori le abbiamo avute noi, abbiamo fatto una partita veramente splendida».
Molti rimpianti, quindi.
«Se si deve analizzare le tre partite, il rimpianto principale è per lo Zambia (altra gara finita 0-0, ndr) perché, alla fine, il gol noi l’abbiamo fatto e sinceramente ancora faccio fatica a capire perché il Var l’abbia annullato: l’avversario aveva perso palla, il mio giocatore sulla corsa gli ha preso il piede, ma era ininfluente sull’azione. Con quei tre punti lì, ne avremmo avuti quattro e saremmo passati noi agli ottavi».
Recrimina sull’arbitraggio?
«Se la Coppa d’Africa vuole crescere non può utilizzare arbitri delle Mauritius o del Ciad, dove non si sono competizioni o i campionati sono di bassissimo livello. Loro non ce la fanno a gestire, a leggere, a interpretare le partite. Noi siamo stati molto penalizzati, cercando di proporre sempre del gioco».
Purtroppo, con il Marocco, all’esordio avete perso.
«La prima era la prima, giochi contro la squadra di casa che è uno squadrone, abbiamo retto bene per un’ora, poi abbiamo perso ma ci sta, anche se mi piace ricordare che gli ottantamila presenti, quando siamo usciti dal campo, ci hanno applaudito».
Alla fine, al di là dell’eliminazione, cosa resta?
«Alla fine abbiamo preso pochissimi gol (due, ndr), su sei tempi ne abbiamo fatti cinque alla grande e quindi la nostra rimane una Coppa d’Africa veramente bella. Io credo che dal punto di vista tattico siamo stati una delle migliori squadre, anche perché molte giocano all’africana, cioè tirano la palla avanti e contano sulle individualità, noi abbiamo puntato su un gioco di squadra, anche di qualità».
Quanto è stato importante avere in panchina un assistente allenatore e tattico come Giovanni Colella?
«Sinceramente Giovanni è stato decisivo, ha fatto un lavoro straordinario, anche con i difensori. Lui è una persona splendida e sono contento perché lo staff è veramente eccezionale. Peccato, perché abbiamo dato il massimo e già solo per questo dobbiamo accettare il verdetto del campo».
Le Comore è la seconda nazionale allenata da lei, la prima è stata, per due anni, quella del Sud Sudan.
«Con le Comore ci siamo fatti notare. Abbiamo battuto la Tunisia, in casa loro, ed erano quattordici anni che non accadeva. E lo abbiamo fatto giocando in attacco perché vogliamo sempre fare la partita. Poi uno dice: vabbè è l’Africa. Ma il Marocco, nel ranking Fifa, oggi è davanti all’Italia».
È Cusin che ha scelto l’Africa o l’Africa ad aver scelto Cusin?
«Io avevo scelto il calcio. Purtroppo in Italia nessuno voleva darmi nemmeno una Primavera, è arrivato il Camerun e mi hanno affidato l’Under 20. In Africa mi sono trovato bene e ambientato meglio. C’è una passione e un coinvolgimento straordinari, oltre al talento naturale, ovviamente».
Tuttavia lei non si lamenta dell’Italia, né del calcio italiano.
«Al contrario, sono grato a tutti. Prima degli altri a Walter Zenga che, dopo un’amichevole in Bulgaria, quando allenavo il Plovdiv, ha voluto conoscermi, ci siamo scambiati informazioni, siamo diventati amici e, due anni dopo, mi ha chiamato a fare il suo vice all’Al-Nassr, l’attuale squadra di Ronaldo. Ma sono riconoscente anche al Settore Tecnico della Federazione che mi ha permesso di frequentare tutti i corsi per allenatore, offrendomi una preparazione di grande livello».
A proposito di livello, il suo è quello del ct?
«In verità, nella mia vita da allenatore, ho fatto tante cose: i settori giovanili e le nazionali giovanili, il primo allenatore in club europei e il secondo, sempre con Zenga, in molti Paesi del Golfo come in Premier League, al Wolverhampton. Ora sono in nazionale, ma non mi vedo selezionatore sul lungo termine, come non credo che resterò in Africa».
Ha qualche proposta alternativa?
«Sì dalla Francia, A e B, penso proprio che accetterò e imporrò il mio staff. Giovanni Colella, il mio vice, è un tattico straordinario. Ci siamo conosciuti al corso di Coverciano e ci siamo piaciuti subito per come intendiamo il lavoro e i valori che lo sostengono. Pensi che, quando chiesi a Colella, di venire con me, mi sentivo un po’ in imbarazzo. Mi dicevo: “Chissà se uno così bravo, accetta di entrare nel mio staff”. Invece ci è venuto e a lui non potrei più rinunciare».
Parlavamo della Francia come suo prossimo approdo. Forse lì sono più aperti che in Italia?
«Credo che la realtà sia un’altra: due anni fa allenavo dieci calciatori che giocano nei campionati francesi, quest’anno sono diventati quindici. Qualche buon risultato ha fatto il resto. Pensi che siamo arrivati a due partite dalla qualificazione mondiale».
In lei professione e missione coincidono. Non c’è il rischio di sentirsi sempre a far gavetta?
«La gavetta te la ritrovi sia che tu sia stato capo allenatore, sia che tu abbia fatto l’assistente. Il mio ideale, lo ripeto spesso, è dormire in un camper parcheggiato al centro di allenamento. Io vivo il calcio a trazione integrale non perché sono un pazzo, ma perché credo che l’alto livello abbia bisogno di una dedizione assoluta».
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