Made in Treviso, così l’Italrugby si fonda sull’asse portante Benetton
Dodici leoni sui 23 della lista gara nel trionfo al Sei Nazioni contro l’Inghilterra. Tra gli aneddoti, il discorso di Diego Dominguez al gruppo nell’antivigilia della gara

L’Ital-Quesada che scrive la storia e stupisce l’Europa ed il mondo - c’è chi ha parlato del match dell’Olimpico come della partita che più ha terremotato in epoche recenti il panorama del rugby del continente – è anche Ital-Benetton, con ben 12 Leoni che vestono il biancoverde nei 23 in lista gara. E poi altri sei ex Leoni – e un altro si appresta a diventarlo a fine estate – a conferma che la filiera fra Ghirada e Nazionale funziona. A tal punto che la gestione degli azzurri, pure condivisa programmata, fa rendere certamente al meglio i biancoverdi in azzurro.
Uno dei leoni è Niccolo Cannone. Non è capitano né a Treviso, né in azzurro. Lo è stato l’anno scorso nei test estivi in azzurro, ma resta uno dei riferimenti della nazionale e del Benetton. In Ghirada ha rinnovato fino al 2029, al rientro con i club sarà atteso a portare i Leoni almeno in semifinale di Challenge con 3 potenziali gare a Monigo per volare alla finale di Bilbao.
Placcatore seriale al Sei Nazioni, sabato ha giocato tutti gli 80 minuti: «Chi l’avrebbe mai detto che partendo dal mio Bombo Rugby sarei arrivato a battere l’Inghilterra all’Olimpico?», racconta emozionato il seconda linea, che non ha esiatto a inscenare simpaticissimi siparietti e fine partita con Castrogivanni, De Rossi e Dominguez nel dopopartita di Sky « Abbiamo combinato un qualcosa mai fatto prima, siamo un gruppo speciale. E possiamo migliorare tanto, davvero: ma bravi noi per la vittoria, possiamo essere competitivi con tutti. Abbiamo fatto una buona prestazione, abbiamo festeggiato, ma già da oggi dobbiamo mettere il focus sul Galles, lì sarà durissima».
Tra gli aneddoti, il discorso di Diego Dominguez al gruppo nell’antivigilia della gara, quando l’apertura ha consegnato le maglie: agli azzurri: «C’era tanta emozione nelle sue parole, era un discorso più motivazionale, che di ordine tecnico o tattico. Ci ha levato il cuore, è stato passionale, poteva scendere in campo con noi», ha rivelato Cannone senior.
Domenica giornata libera, di totale decompressione e festa. A godersi i riconoscimenti planetari, a gustarsi la scalata nel ranking, non di posizioni per ora ma di punti, la Quesada band può mettere nel mirino persino l’ottavo posto, in prospettiva, Australia e Figi sono nel mirino. E a respingere un retropensiero che a tutti è sorto a mente fredda.
Più o meno suona così: «Senza l’in avanti molto discusso fischiato a Menoncello in Irlanda, oggi l’Italia avrebbe a portata di mano il secondo posto nel Sei Nazioni, adesso».
Frase che ad inizio torneo sarebbe parsa poco meno di un’eresia ovale, ma che pure era circolata ad opera del ct sudafricano Eramus, fra i primi estimatori degli azzurri. Oscar al ct del XV arcobaleno per la (potenziale) preveggenza. E basti dire che gli inglesi erano dati vincenti dai bookmakers ad un terzo degli azzurri, anche alla vigilia della sfida.
E gli specialisti già analizzano ai raggi “x” la partita dell’Italia, riuscita in una storica impresa nel giorno in cui tantissime voci del gioco non hanno funzionato, a cominciare dalla testa di mischia.
E mentre la nazionale prepara la missione Cardiff, per centrare sabato 14 marzo un obiettivo senza precedenti (tre vittorie in 5 match, ci si andò vicini solo nel 2024, prima stagione di Quresada), la Federazione fa anche due conti.
La sconfitta della Francia fa sì che non ci possa essere il Grande Slam in questa edizione, e dunque crescono i premi per la posizione finale in classifica, che sranno più spalmati. Tanto che c’è chi ha messo mano al pallottoliere: in caso di vittoria e terzo posto – va detto subito non è proprio facilissimo – all’Italia andrebbe una cifra che oscilla fra i 600 ed i 700 mila euro, tutto ossigeno per i bilanci in regime di risanamento.
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