Cristiana Girelli, leader a stelle e strisce

La numero 10 della Juventus si prepara a volare negli Usa: «Vado per crescere ancora e migliorare»

Giancarlo PadovanGiancarlo Padovan
L’urlo di gioia di Cristiana Girelli dopo aver siglato la doppietta decisiva per la vittoria delle azzurre nel match contro la Norvegia a Euro 2025 (epa)
L’urlo di gioia di Cristiana Girelli dopo aver siglato la doppietta decisiva per la vittoria delle azzurre nel match contro la Norvegia a Euro 2025 (epa)

Riscattare la sconfitta con la Svezia e raccogliere i primi tre punti contro la Danimarca. La Nazionale di Andrea Soncin non ha altro risultato che la vittoria, nella seconda gara di qualificazione mondiale. Si giocherà oggi, sabato 7 marzo, allo Stadio “Romeo Menti” di Vicenza, alle 18,15 (diretta su Rai 2) e la prevendita indica che sono già stati venduti più di 5000 biglietti. In conferenza stampa sia il ct che Manuela Giugliano hanno convenuto sulla questione relativa alle italiane che giocano all'estero: «Quello che portano è sicuramente un accrescimento dal punto di vista della mentalità e del metodo. Si arricchiscono loro individualmente e si arricchisce anche il gruppo-squadra». All'estero giocano Linari, Boattin, Cantore, Di Guglielmo, Caruso. A loro si aggiunge Girelli.

* * *

Cristiana Girelli ha una voce di cristallo, limpida, lucida e senza inflessioni. Non è allegra, però, e anche questo si percepisce. Perché questa ragazza, che viene dalla operosa provincia bresciana, si lascia vedere dentro fino in fondo, anche quando non parla.

«Sono sensibile – dice -, molto. Questo è il mio difetto. Una volta ero un po' permalosa, ma con l'età si cambia, magari si migliora. La sensibilità, invece, si è accentuata». Eppure, nonostante la nazionale italiana - che ci ha fatto reinnamorare all'Europeo, arrivando a due minuti dalla finale continentale, in una epica battaglia con l'Inghilterra – abbia perso all'esordio delle qualificazioni mondiali con la Svezia, non è una sconfitta ad abbattere la capitana. Casomai il contrario.

Oggi si rigioca e ci si riprova. E' altro che inquieta, altro che assalta il cuore. Cristiana ha messo un punto, Cristiana se ne va. Stop alla Juve, stop al campionato italiano, stop agli abbracci con la sua squadra, stop alle complicità di uno spogliatoio amato e condiviso.

A 35 anni, dieci dei quali spesi ad addentare scudetti, coppe Italia (9), supercoppe (12), dopo essere entrata nel novero delle votate per il Pallone d'Oro (e io, deputato a farlo per France Football, le ho dato entusiasticamente la mia preferenza) e aver varcato la soglia della Hall of Fame del calcio italiano, con tre titoli di capocannoniere nel campionato di serie A e la consacrazione di migliore calciatrice dell'anno, la Girelli va in America, California Bay Fc di San Josè, a giocare nel più importante campionato del mondo, il traguardo, l'apogeo, l'empireo. Nonostante tutto, ovvero l'emozione del momento e un po' di disagio per la vita che cambia, Cristiana ci tiene a far sapere che, come sempre, ha deciso lei. Casomai ricorda l'insegnamento della mamma, ventidue anni fa.

«Avevo quattordici anni e dovevo passare dal calcio maschile a quello femminile, ma io non volevo».

E cosa le disse la mamma?

«Il treno passa una volta sola. E andai al Bardolino».

Ma qualche altro treno sarà transitato nella sua vita di calciatrice.

«Sì, forse, però a 35 anni questo era proprio l'ultimo».

Cosa spera di trovare in America che non abbia già avuto in Italia?

«Io vado là per crescere, per migliorarmi, sono molto esigente con me stessa e non deve sorprendere se a quest'età mi rimetto in discussione. E poi c'è l'impatto ambientale e culturale con una realtà diversa, questo mi servirà anche come persona».

Resterà fino ad agosto?

«Ho un contratto di sei mesi con opzione per completare il campionato americano. Poi vediamo».

Qual è il ricordo più bello che porta con sé?

«Mi porto tutto l'affetto della Juventus, delle mie compagne, dei tifosi. Un patrimonio inestimabile».

Per come parla non sembra proprio che questa avventura segni il suo passo d'addio.

«Sicuramente no, mi vedo ancora per qualche anno nel calcio, ben sapendo che il tempo è limitato».

Va bene, non è ancora tempo di bilanci, ma nel rapporto con la maglia azzurra e con quella bianconera, qual è la gratificazione maggiore che ha ricevuto?

«La stagione scorsa con la Juve è stata straordinaria, l'Europeo in Svizzera pure. Con la squadra di club abbiamo vinto tutto, con la Nazionale abbiamo sfiorato un'impresa sensazionale. Quelle partite mi sono rimaste dentro».

Si immagina una Girelli senza calcio?

«Sinceramente no, perché è uno sport che ho amato e amo, la mia vita è stata essenzialmente questo, passione allo stato puro».

Ha cominciato a fare bene la commentatrice televisiva.

«Mi piace molto e sono grata a Prime che mi ha chiamato e messa sotto contratto per due anni. Nel periodo in cui starò via, ovviamente, il contratto è congelato, ma poi riprenderò certamente. Mi piace appartenere ad una televisione che valorizza le donne nel calcio, significa che apprezzano la nostra competenza».

Insomma non finirà nella farmacia di famiglia a Nuvolera?

«No, quella la gestiscono mio papà e mia sorella Nicole. Io ogni tanto collaboro, ma da dietro le quinte, do qualche idea».

Del difetto, ammesso che l'eccesso di sensibilità lo sia, ha già parlato, Un pregio, invece, che si riconosce?

«Sono una persona solare, mi piace far star bene le persone che sono intorno a me. Amici, amiche, compagni di squadra, amori, tifosi».

Lei è la capitana della Nazionale e lo vuole rimanere ancora per un bel po'. Ha già intravisto qualche sua possibile erede?

«Ci sono molte giovani forti, molte ragazze promettenti, ma un nome non ce l'ho, non ci ho ancora pensato abbastanza».

Con la semifinale europea e le emozioni che avete regalato a tutta l'Italia, ci avevate abituato bene.

Dopo quell'exploit dove può arrivare questa nazionale guidata da Soncin?

«Il nostro auspicio e il nostro obiettivo è andare in Brasile. Purtroppo abbiamo perso la prima partita con la Svezia quindi, se vogliamo passare da prime, non possiamo più sbagliare».

In caso contrario?

«Seconda e terza vanno ai playoff».

Il girone, con Svezia, Danimarca e Serbia, mi sembra comunque molto duro.

«Lo è, ma è la conseguenza dei nostri risultati. Siamo saliti in Lega A e, se andremo agli spareggi, ci scontreremo con Nazionali della Lega B e C»

Un'ultima domanda, forse la più dolorosa, perché stabilisce un confine da varcare. Quando parte?

«La settimana prossima dovrebbe sbloccarsi tutto».

La voce le si incrina. Ma Cristiana è fiera anche delle sue lacrime. 

 

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