Amy Hunt, ecco chi è la freccia inglese che sogna l’Europa da Nordest

Amy Hunt, 24 anni, vive a Padova dove prepara l’assalto ai 200 e ai 100 metri dal 10 agosto a Birmingham. «Casa dolce casa», scrive quando torna dalle gare. Shakespeare, il violoncello e la pista le sue passioni

Fabrizio Brancoli
Amy Hunt
Amy Hunt

Amy Hunt si piazza sui blocchi di partenza dei 200 metri sulla pista di Mannheim, in Germania. Un ultimo sguardo al display con la temperatura: trentanove gradi, il caldo sta diventando insopportabile.

È il pomeriggio del 30 giugno del 2019, lei ha compiuto da poco diciassette anni ed è in forma. Molto in forma. Più di quanto lei stessa immagini.

Si corre il Bauhaus Junioren Gala, uno dei più grandi eventi per l’atletica giovanile. Se vinci qui, un destino da fenomeno ti si appiccica addosso, come la pettorina con il numero di gara.

Bang, curva, battiti accelerati, controllo dei movimenti, rettilineo, arrivo.

Mai vista una cosa simile.

La ragazza nata a Nottingham e cresciuta a Grantham (la città di Margaret Thatcher) arresta il cronometro sul 22”42; è il mondiale Under 18. Amy è felice e più tardi racconterà un dettaglio. «La pista era bollente, pregavo che lo starter ci facesse partire. A metà rettilineo i miei piedi stavano andando a fuoco». La BBC racconterà che le suole delle scarpe chiodate della Hunt si stavano letteralmente fondendo sulla gomma durante la corsa. Lei in quella frase dice burning up, che in inglese è qualcosa di più di bruciare: racconta più l’idea di un fuoco devastante. Incendiarsi. Non come un fiammifero o una brace. È un fuoco diverso. Un fuoco dopo il quale niente sarà più uguale.

Un prima e un dopo

Oggi Amy Hunt – personali di 10”97 sui 100 e di 22”08 sul mezzo giro di pista – ha 24 anni e vive a Padova; quando ci torna, dopo un meeting o un raduno della nazionale britannica, sui social scrive «Casa dolce casa». Si allena al Colbachini, visita i monumenti, esplora i dintorni, passeggia in Prato della Valle, frequenta l’enoteca Severino.

Ha un appartamento che si affaccia sul Santo, un poster emozionante le si apre davanti ogni volta che scosta le tende della finestra. A Padova, allenata da Marco Airale e tesserata per Assindustria Sport, la ragazza dai piedi che bruciano prepara gli Europei di Birmingham; condivide il ruolo di favorita con un totem, la connazionale Dina Asher-Smith, e sogna tre podi: cento, duecento, staffetta veloce.

Quel pomeriggio memorabile in Germania ha agito come un evidenziatore fosforescente tra le righe della sua vita. Esistono giorni del genere: spaccano in due le linee esistenziali, c’è un prima e c’è un dopo. Il “prima” di Amy è la sua infanzia nel Lincolnshire, le scuole superiori alla Kesteven and Grantham Girls’ School, istituto che ne forma l’eccellente profilo accademico, il debutto nel triathlon seguendo la passione del padre, l’ingresso al Grantham Athletic Club dove i tecnici, vedendola esile e con lunghe leve, la avviano verso il mezzofondo. Ma presto arriva la scoperta della velocità: durante i test interni emergono doti naturali. Per affinare il talento passa al prestigioso Charnwood AC di Loughborough, sotto la guida di Paul Gripton. Sono anche gli anni degli studi e delle passioni.

Amy segue una formazione rigorosa come musicista. Studia il violoncello, raggiungendo il Grade 7 del sistema d’esame britannico (livello pre-professionale, alto profilo). Spesso dichiarerà che la disciplina mentale e il senso del ritmo richiesti dal violoncello l’hanno aiutata nella gestione delle gare. Corre assecondando una musica interiore.

Sfide e complicazioni

Il “dopo”, rispetto alla gara di Mannheim, è bello ma più complicato. Grazie ai massimi voti scolastici ottenuti a Grantham, viene ammessa al prestigioso Corpus Christi College di Cambridge. Sceglie il corso di laurea in Letteratura Inglese. L’atletica e lo sport in genere restano un cardine della sua crescita ma lei non vuole che sia la sua unica dimensione, così si orienta verso i classici e la poesia.

Tra il 2021 e il 2022, mentre studia a Cambridge, il suo corpo, fino a quel momento una macchina meravigliosa che fende l’aria delle piste, esige una battuta d’arresto. Amy è tormentata da gravi infortuni muscolari (in particolare al quadricipite) che le fanno perdere l’Olimpiade di Tokyo e ne rallentano i progressi. E il 2021 è l’unico anno della sua carriera nel quale non ritocca i suoi record personali.

Si sente logorata fisicamente e psicologicamente. I sistemi di allenamento l’hanno portata fin lì ma ora sente il bisogno di un cambiamento radicale per ritrovare la serenità e ricostruire la sua carriera da zero. Quel cambiamento ha un nome. Si chiama Padova.

Il Covid è alle spalle, il mondo in qualche modo è tornato nelle vite di tutti. Le finestre della sua casa in centro storico si aprono per lei nel 2023. La bellezza ovunque, le amicizie, i brindisi, l’arte, Venezia con le sue suggestioni, il lavoro duro al Colbachini con il sorriso sulle labbra: ecco le ragioni trasparenti della rinascita di Amy Hunt, che è tornata una freccia umana. E che ora sogna il titolo continentale.

La resa dei conti

Può vincere a Birmingham? Non è impresa semplice. Sabato 18 luglio, nella Diamond League a Londra, ha chiuso quinta in 22”30, che è il suo personale per quest’anno, ma Asher-Smith (22”28) le è finita davanti. Le due sono state le migliori europee, la gara è stata vinta da Julien Alfred (Santa Lucia) che sta dominando la stagione.

Amy è molto socievole ma ha imparato anche a isolarsi dal mondo esterno prima delle gare; la musica, di nuovo, è una sua alleata. Nelle sue playlist, come centometriste, corrono le melodie dell’indie rock britannico e dell’hip-hop ritmato, utile per darsi carica agonistica. Ama la cucina italiana, che cerca di declinare in una dieta da atleta. E poi c’è la letteratura, altra compagna di vita. Spesso nei viaggi in aereo verso i meeting della Diamond League la si vede con un libro in mano. Ha dichiarato che studiare Shakespeare e la poesia le insegna a gestire la pressione emotiva.

Quest’anno gli organizzatori dei Campionati Europei hanno introdotto la formula dei “One-Day-Deciders”, il che significa che l’intera epopea dei 100 metri (dalle batterie alla finale) si consumerà in un’unica, intensissima giornata, per gli uomini come per le donne. A Birmingham lunedì 10 agosto Amy Hunt si giocherà tutto nel giro di pochissime ore, affrontando lo sforzo di tre turni di corsa in un solo giorno per conquistare la corona di regina d’Europa.

Più avanti, mercoledì 12 e giovedì 13, arriveranno i 200, la sua gara migliore, dove la aspettano Daryll Neita (inglese anche lei, e con un passato a Padova), la spagnola Jaël Bestué, l’olandese Minke Bisschops e altre insidie.

La sensazione è che la vera sfida per Amy Hunt non sarà un’avversaria ma il suo stesso destino. Padova le ha restituito i muscoli e la leggerezza; la letteratura e la musica le hanno fornito lo scudo contro la pressione. Può farcela o capitolare, siamo su un filo sottile, questo è lo sport. Ma ha imparato a gestire il bene e il male, i trionfi e i dardi dell'oltraggiosa fortuna, come scrisse il suo Shakespeare, uno dei suoi allenatori segreti. Si va in scena.

 

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