Antonelli campione del mondo di Formula 1, l'emozione di Travisanutto: «Da piccolo ti portavo sulle spalle»
Dal ruolo di guida tra il 2018 e il 2020 all'incredibile consacrazione mondiale: il bicampione del mondo di kart spilimbergese ripercorre i primi passi del giovane talento italiano tra i cordoli

Oggi campione del mondo, sino a qualche anno fa solo una promessa, un ragazzino che però ha lasciato il segno. Il trionfo di Andrea Kimi Antonelli, capace di riportare la corona iridata di Formula 1 in Italia a distanza di ben settantatré anni dall’ultima impresa firmata da Alberto Ascari nel lontano 1953, ha potuto contare su un tifo speciale proprio a Spilimbergo.
Se per la maggior parte degli appassionati di sport motoristici questa è la consacrazione di un talento fuori dal comune, nato nei box della massima categoria automobilistica, a Spilimbergo e in provincia di Pordenone questa vittoria porta con sé il sapore di una storia scritta a quattro mani tra la polvere e l’asfalto delle piste da kart. È un legame viscerale e silenzioso che unisce il neocampione del mondo al “cannibale” di casa nostra, Lorenzo Travisanutto.
Tra il 2018 e il 2020, quella che gli addetti ai lavori ricordano ancora come la “generazione d’oro” del karting italiano parlava una sola lingua e aveva un unico dominatore incontrastato: proprio il pilota spilimbergese, ben due volte sul gradino più alto del podio iridato. Negli stessi anni e nello stesso ambiente intriso di benzina, ansie e sogni di gloria, muoveva i suoi primi passi un ragazzino esile, quasi minuto, con il casco troppo grande per il collo, ma con la fame degli eletti: Andrea Kimi Antonelli.
Tra i due, Travisanutto e Antonelli, scattò subito un’intesa speciale. Non c’era rivalità egoistica, ma un passaggio di testimone naturale: il campione affermato del Friuli divenne la guida, il punto di riferimento e il primo vero maestro del giovanissimo talento. Fu Travisanutto a trasmettergli l’arte raffinata della traiettoria perfetta, la sensibilità nel far scorrere il telaio e l’aggressività misurata necessaria sui cordoli. E mentre i telemetristi sgranavano gli occhi nel vedere un ragazzino della categoria junior staccare tempi sul giro spaventosamente vicini a quelli dei mostri sacri della classe superiore, Lorenzo lo prendeva per mano, proteggendolo e caricandoselo letteralmente sulle spalle per i viali dei paddock internazionali. Un legame speciale che oggi emoziona Travisanutto.
Oggi, infatti, che quel bambino ha scalato le vette del motorsport mondiale e cinto la corona di re dei motori, da Spilimbergo arriva la testimonianza d’affetto più autentica, priva di retorica e carica di una commovente umanità, affidata al pensiero profondo dello stesso Lorenzo Travisanutto per il suo piccolo grande amico: «Ancora stento a credere alla portata di ciò che hai fatto. Una parte di me ti vede ancora come quel Andrea piccolo e gracile che solo pochi anni fa portavo sulle spalle per il paddock, ma in fondo eri già allora un grande. Ti hanno messo addosso una pressione e responsabilità perfino ingiusta per la tua età, come Atlante condannato ad un peso apparentemente troppo grande da poter essere sostenuto, eppure tu ti sei caricato il mondo sulle tue di spalle e ne sei uscito vincitore».
Quindi uno slancio di sincerità: «Un po’ti invidio André, non nego che anch’io avrei desiderato avere avuto una opportunità, ma in cuor mio so che se qualcuno la meritava più di tutti, quello eri tu. Un grande abbraccio».
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