Aprilia, la nazionale delle due ruote: «Bagnaia nel 2027? Prospettiva interessante»

Rivola, ad della scuderia di Noale, intanto pensa al duello con Ducati per la vetta della MotoGp: «Con loro ce la giochiamo. Sia Bezzecchi che Martin seri candidati al titolo»

Filippo Errico Verzè
L'ad di Aprilia Racing Massimo Rivola (in basso a sinistra) porta in trionfo Marco Bezzecchi (Foto Aprilia Racing)
L'ad di Aprilia Racing Massimo Rivola (in basso a sinistra) porta in trionfo Marco Bezzecchi (Foto Aprilia Racing)

Arrivato a Noale nel 2019, Massimo Rivola si è trovato per le mani una realtà, l’Aprilia, che sì vanta 54 titoli mondiali nel motociclismo, ma che da diverso tempo faticava a emergere dalle retrovie. Da allora, stagione dopo stagione, gara dopo gara, un’ascesa costante fino alle prime file. Ora con la nuova RS-GP26, che sulla livrea sfoggia fiera il Leone di San Marco, non ci si può più nascondere.

Buriram, Thailandia, prima gara del Motomondiale 2026, vittoria di Bezzecchi e quattro Aprilia nei primi cinque posti: vi aspettavate un exploit così fin da subito?

«Beh, sapevamo di potercela giocare. Un po’ lo si era capito già nei test prestagione, ma lì non sai mai veramente a che punto sono gli altri: magari c’è chi si può nascondere di più e chi meno. Anche noi, alla fine, eravamo stati cauti. Resta il fatto che abbiamo fatto un ottimo lavoro, ma è la prima gara: una rondine non fa certo primavera».

Certo è che, in una MotoGp che dal post Covid in poi fa praticamente rima con Ducati, adesso il gap con loro sembra essersi ridotto. Pensate di potervela giocare alla pari fino alla fine?

«Cito Marco Bezzecchi: “Se non vai in pista per vincere cosa ci vai a fare? ”. Poi se gli altri tra i loro piloti hanno un certo Marc Marquez è normale che la statistica li dia per favoriti. In generale, non escludo che Ducati sia la moto migliore, non lo escludevo gli altri anni figurarsi adesso. Ma, ripeto, a Noale non partiamo mai sconfitti».

La festa del box al completo dopo il Gp della Thailandia con quattro Aprilia (ufficiali e il team clienti Trackhouse) nei primi cinque posti (Foto Aprilia Racing)
La festa del box al completo dopo il Gp della Thailandia con quattro Aprilia (ufficiali e il team clienti Trackhouse) nei primi cinque posti (Foto Aprilia Racing)

Proprio le parole di un pilota Ducati sembrano confermarlo: “Aprilia ha fatto un passo in avanti, noi uno indietro”. A dirlo è Pecco Bagnaia, che sarà free agent nel 2027 e, secondo i rumors, il suo futuro dovrebbe essere proprio a Noale. ..

«Se dovesse accadere diventeremmo inevitabilmente la nazionale italiana delle due ruote. Ma ora lo chiedo io a te: come vedresti Bagnaia insieme a Bezzecchi in Aprilia?»

Come coppia farebbe sicuramente gola agli italiani.

«Si vedrà (sorride, ndr), senza dubbio sarebbe una prospettiva molto interessante».

Intanto vi potete godere un Bez in stato di grazia: tre vittorie di fila a cavallo tra questa e la scorsa stagione.

«Sicuramente è uno dei piloti più in forma in questo momento, insieme a Pedro Acosta. Entrambi stanno facendo davvero la differenza anche rispetto ai loro compagni di marca. Peccato che in Thailandia Marco non sia riuscito a ottimizzare il sabato, ma poi almeno si è rifatto con gli interessi la domenica».

C’è poi un due volte campione del mondo come Martin. Fin qui l’esperienza in Aprilia è stata sfortunatissima, nel 2026 riusciremo a rivederlo ai fasti della Pramac?

«Non mi è mai piaciuto parlare di sfortuna, ma dopo lo scorso anno con Jorge ho iniziato un po’ a ricredermi. Sono capitate una serie di circostanze che hanno messo tutto contro di noi da quel lato del box. Il fatto che ora sia già a un ottimo livello di prestazioni la dice comunque lunga sia sulla qualità della moto che del pilota. Secondo me questa sarà una stagione molto interessante, tra i candidati al titolo ci metto anche lui».

Veniamo a lei. Da quando è approdato in Aprilia nel 2019 c’è stata una crescita costante nei risultati. Qual è stata la chiave?

«Il momento più importante per noi è stato nel 2022, quando siamo diventati un team Factory: lì vincemmo la prima gara (in Argentina con Aleix Espargaro, ndr) e lottammo per il costruttori fino all’ultimo Gp. Il messaggio era chiaro: Aprilia è tornata».

Rivola osserva concentrato dal paddock la gara in Thailandia (Foto Aprilia Racing)
Rivola osserva concentrato dal paddock la gara in Thailandia (Foto Aprilia Racing)

Cos’altro c’è dietro?

«Il fatto che Gruppo Piaggio abbia creduto in noi ha fatto la differenza, vuoi per gli investimenti, vuoi perché ci ha permesso di entrare nel mercato dei tecnici più importanti, pescati sia dalle due che dalle quattro ruote. A Noale c’è un covo di geni e di cultura racing, molti arrivati direttamente dalle università, su tutte quella di Padova. Col polo patavino noi lavoriamo molto bene, basti pensare ai progetti RaceUp e MotoStudent. Parliamo di un’eccellenza riconosciuta in Italia e in tutto il mondo, perché non sfruttare risorse così valide? Questi ragazzi, poi, portano con sé tanta energia, che serve come il pane anche per i più “vecchi” come stimolo per andare avanti, soprattutto dopo una gara andata male».

A proposito di valorizzare la risorse umane del territorio, giusto ricordare anche la vostra capo stratega, Elena De Cia, bellunese laureata a Padova: a festeggiare sul podio di Buriram con Bezzecchi e Fernandez c’era pure lei. Quanto è importante una figura come la sua?

«Tantissimo. Storicamente, il motorsport è un mondo di “maschiacci”. Elena l’ho cercata e voluta più di sei anni fa, vantava già un’esperienza importante e in molti del mestiere mi avevano fatto il suo nome. Credo che le competenze, la determinazione e la capacità di lavorare in gruppo non abbiano genere».

Dal mondo dell’imprenditoria invece che supporto state ricevendo?

«Con loro ci rapportiamo a 360 gradi. Da romagnolo trapiantato in Veneto da ormai sette anni, non posso che apprezzare il grande orgoglio per il territorio che si respira qui. Per questo, attraverso i risultati, speriamo di far appassionare sempre più tifosi e invogliare sempre più aziende a sposare la causa di Aprilia».

Come incide invece l’avvento di Liberty Media, già proprietaria della Formula 1?

«Con loro la gara di Formula 1 si è trasformata in un evento globale, non più solo per una nicchia di appassionati, ma per chiunque abbia dei social o un account Netflix. Così, si sono aperte enormi opportunità di business e la speranza è che per la MotoGp possa succedere la stessa cosa. Noi, come Aprilia, innanzitutto dobbiamo pensare a rappresentare una fetta più ampia possibile di italiani. Ma nulla vieta di puntare oltre».

Lei la Formula 1 la conosce bene, avendo vissuto in quel mondo anni importantissimi della sua carriera. Nei primi anni 2000, ad esempio, ha avuto la fortuna di seguire piloti come Fernando Alonso e Sebastian Vettel, per citarne giusto due.

«Esatto. A scoprirli furono rispettivamente Giancarlo Minardi e Helmuth Marko. Poter avere a che fare con loro è stato un privilegio. Parliamo di campioni veri, con un’intelligenza spiccata improntata a una cosa soltanto: vincere».

Da ds della Ferrari Driver Academy, Rivola seguì in prima persona la crescita di Charles Leclerc (Foto EPA/ALEX PLAVEVSKI)
Da ds della Ferrari Driver Academy, Rivola seguì in prima persona la crescita di Charles Leclerc (Foto EPA/ALEX PLAVEVSKI)

Un altro con cui ha avuto a che fare, da capo della Ferrari Driver Academy, è un certo Charles Leclerc, il primo pilota della storia della Rossa prodotto del vivaio. Anche in quel caso, però, non è stato lei a scoprirlo in prima persona?

«Il merito fu tutto di Jules Bianchi, che purtroppo oggi non c’è più. Io posso dire di essermi trovato nel posto giusto al momento giusto, anche se Charles alla fin fine si è aiutato da solo: la sua velocità, fin dalle categorie minori, è sempre stata devastante, non ci voleva un genio a capire che avesse una marcia più di chiunque altro».

Insomma, puntare su di lui è stata la scelta giusta dopo tutto.

«Con Charles siamo riusciti a fare quello che il destino purtroppo non ci ha permesso con Jules. C’è da dire che in quel momento la F1 stava cambiando e Ferrari credeva molto nell’Academy. Leclerc ci ha poi messo il suo, facendo progressi alla velocità della luce: vittoria in Gp3, poi in Formula 2. Quindi il passaggio nel 2018 tra i “grandi” in Sauber: lì intervenne Sergio Marchionne dicendo “Ci serve un vaso dove seminare le nostre piantine”».

Otto anni dopo, lui è lì a battagliare con la superpotenza Mercedes. Un po’ come l’Aprilia con le Ducati. Lei spera che a fine anno Davide faccia doppietta contro Golia?

«Ovviamente. Faccio un grande in bocca al lupo alla Ferrari. Il mio sogno è quello di un Mondiale super italiano, sia in MotoGp che in Formula 1».

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