Da Usa 94 a United 26, la Norvegia dei figli d’arte protagonista
La generazione d'oro a partire da Erling Haaland, il fuoriclasse del Manchester City che ha raccolto il testimone di papà Alf-Inge. Con 37 reti realizzate la Norvegia è la squadra che ha segnato più di tutte le altre nelle qualificazioni a questi Mondiali

Ma questo è matto. Chi conosce un minimo la storia dei Mondiali non può scordare una frase del genere, i protagonisti, il suo contesto. È Roberto Baggio che si rivolge così al ct Arrigo Sacchi nel momento in cui lo sostituisce a metà del primo tempo dopo che la Nazionale era rimasta in dieci per l'espulsione del portiere Pagliuca, contro la Norvegia, nella seconda gara della fase a gironi di Usa '94. “Ma questo è matto”.
È la risposta che avrebbe dato chiunque, non più tardi di cinque o sei anni fa, nei confronti di chi avrebbe pronosticato la Norvegia come una delle grandi protagoniste ai successivi mondiali Americani. Ma chi? Quella nazione che al massimo si fa notare ogni quattro anni alle Olimpiadi invernali, ma che con il pallone non ci ha mai azzeccato nulla? Che ha partecipato appena a un Europeo e tre Mondiali nella propria storia, il cui migliori risultato è un ottavo di finale nel ‘98?
E che quella partita contro gli azzurri a New York riuscì anche a perderla nonostante 70 minuti giocati in superiorità numerica? Ma dai, non scherziamo. E invece c'è un lungo filo rosso (e blu) che lega quella squadra del '94 ai propri eredi attuali. E il termine erede è più che mai azzeccato. La generazione d'oro norvegese, infatti, presenta addirittura tre figli d'arte, tre giocatori che a distanza di 32 anni sono in campo in campo ad un Mondiale come papà. Il caso più noto è quello di Erling Haaland. Il fuoriclasse del Manchester City ha raccolto il testimone di papà Alf-Inge, giovane difensore nel '94, che sicuramente avrà tirato un sospiro di sollievo dopo l'uscita dal campo di Baggio. Peccato che i Baggio in campo erano due, e il meno celebre, Dino, fu l'eroe del giorno con quel gol di testa che bucò il portiere Erik Thorstvedt.
Chissà se anche per questo il figlio Kristian ha scelto bene di cambiare ruolo e a centrocampo si è messo in mostra anche in Serie A con il Sassuolo. Occupano invece la stessa posizione offensiva Alexsandar Sørloth, punta dell'Atletico Madrid e uomo mercato, e il papà Gøran, da sempre fonte di ispirazione per il figlio.
Quest'ultimo è da poco entrato nella top 3 dei migliori marcatori di tutti i tempi della nazionale scandinava. Una classifica, ovviamente, già dominata da quel mostro di nome Erling Haaland, che a meno di 26 anni ha più reti (59) che presenze (52) con la maglia del suo paese. Una squadra che attorno al talento di uno dei centravanti più forti della storia moderna ha saputo costruire una vera macchina da gol.
Con 37 reti realizzate la Norvegia è la squadra che ha segnato più di tutte le altre nelle qualificazioni a questi Mondiali. Nelle prime due partite della fase finale contro Iraq e Senegal la formazione di Solbakken ha già segnato sette gol. Tanti quanti ne aveva fatti in precedenza in tutta la sua storia nelle tre precedenti partecipazioni ai Mondiali. Ma il bello, come stanno ripetendo da più parti a Oslo e dintorni, deve ancora arrivare.
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