Il rosso di Almiron: la nuova regola che fa e farà discutere
Il paraguayano diventa il primo giocatore espulso per essersi coperto la bocca con la mano. La decisione diventata regolamento sulla scia di un episodio durante una partita di Champions

Turchia-Paraguay, terzo minuto di recupero del primo tempo. A seguito di un parapiglia in mezzo al campo, l’arbitro salvadoregno Barton viene richiamato al Var. Nella confusione, può essergli sfuggito di tutto: qualche scaramuccia, una colluttazione, uno spintone. E invece no.
La videocamera stringe sul numero dieci del Paraguay, Miguel Almirón, colpevole di un gesto tanto comune quanto (almeno in questo Mondiale) inammissibile: essersi coperto la bocca mentre parlava con un avversario.
La conseguenza è l’espulsione diretta, tra il giubilo dei turchi (alla fine comunque eliminati) e l’incredulità dei sudamericani.
Rosso diretto per essersi coperto la bocca. Un provvedimento inaudito, uno scenario che il calcio di una volta non avrebbe mai immaginato. Ma da dove nasce tutto questo rigore?
Il precedente risale alla gara di Champions tra Benfica e Real Madrid del 17 febbario. L’incontro venne interrotto per una decina di minuti dopo che Vinicius si lamentò con l'arbitro di essere stato chiamato “scimmia” dall’argentino Prestianni, ovviamente con la maglietta davanti alla bocca. Apriti cielo.
Tra accuse e controaccuse, la Uefa, pur non avendo fino in fondo le idee chiare su cosa si fossero effettivamente detti i due, decise di squalificare preventivamente Prestianni per un turno.
Ma al di là del caso specifico, è curioso constatare come il Mondiale, nel tempo, abbia dimostrato di essere il palcoscenico naturale per certe innovazioni del regolamento. O meglio, per l’interpretazione originale di regole già esistenti. Si prenda come esempio Usa ’94. Lì ildiktat fu uno solo: tolleranza zero sui falli da dietro. Pena, ovviamente, l’espulsione.
Ma non c’è bisogno di andare troppo indietro nel tempo per trovare altri casi analoghi. In Qatar esplose la mania dei minuti di recupero: nelle prime quattro gare, si raggiunsero i 57 minuti totali di extratime. Ricordando anche che in finale la Francia fece sette sostituzioni: il regolamento, oltre ai cinque cambi standard, ne permetteva uno in più ai supplementari, più un altro “bonus” per tutelare i giocatori incaso di sospetti traumi cerebrali, come nel caso di Rabiot.
C’è poi l’innovazione più importante di tutte, quella dei cartellini. Fino agli anni ’70, le ammonizioni e le espulsioni venivano comunicate verbalmente. Poi l’arbitro inglese Ken Aston, bloccato a un semaforo di Londra, capì che i colori universali del semaforo (giallo per rallentare/avvertire e rosso per fermarsi) avrebbero risolto le barriere linguistiche e la confusione in campo. E fu così che da Messico ’70 nacque il sistema disciplinare come lo conosciamo oggi.
Insomma, Mondiali e provvedimenti arbitrali particolari sono sempre andati di pari passo. Vedremo se le nuove misure sopravviveranno alla prova del tempo o se, come i recuperi lunghissimi in Qatar, saranno già dimenticati dopo il 19 luglio.
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