7a0, il giochino virale dove si vince il Mondiale con l’undici dei sogni
Sviluppato in Brasile, con pochi clic permette di simulare il torneo pescando giocatori dal presente e dal passato. Un mix tra caso, conoscenza calcistica e nostalgia che crea dipendenza

Mentre nei campi di Usa, Canada e Messico i giocatori in carne e ossa vanno a caccia della Coppa, sul web stanno nascendo miriadi di multiversi dove squadre con Yashin in porta e attacco a tre Mbappé-Pelè-Rummenigge vincono il Mondiale dopo aver battuto in finale l’Argentina di Maradona.
Tranquilli, non è stato ancora confermato che la realtà in cui viviamo è una simulazione. Si tratta “solo” dell’ultimo giochino realizzato ad hoc poco prima dell’inizio della kermesse e, ovviamente, diventato subito virale sui social. Si chiama 7-0, ma va letto “Sete a Zero” con la pronuncia portoghese, dato che l’ignoto sviluppatore è brasiliano, come si può evincere dal dominio che rimanda al sito (7a0.com.br).

Il meccanismo è tanto semplice quanto capace di creare dipendenza. C’è un campo da calcio vuoto con 11 caselle da riempire, si sceglie il modulo e l’impostazione di gioco (bilanciata, offensiva o difensiva), dopodiché ci si affida alla sorte. Lanciando il dado virtuale, si può pescare una qualsiasi tra le Nazionali che hanno partecipato al Mondiale dal 1950 in poi. A quel punto si scelgono i giocatori, con l’obiettivo di comporre la miglior formazione possibile, per poi farla partecipare a una fantomatica competizione dove affrontare sia le selezioni storiche che quelle del 2026. Il formato, va detto, è quello pre-allargamento: tre partite di girone, quindi ottavi, quarti, semifinali e finale. Sette partite, appunto, teoricamente da vincere tutte (in realtà è ammesso pareggiare o perdere nei gironi, com’è giusto che sia).
Nonostante il ruolo importante del caso, qui a entrare in gioco è la conoscenza calcistica di ognuno. Oltre ad avere a disposizione una tirata di dado bonus, si può scegliere se vedere gli overall dei giocatori (il valore da 1 a 99, un po’ come quelli del fu Fifa) o andare alla cieca, affidandosi alla propria memoria. Perché il Maradona del 1986 è più forte di quello del 1994, mentre se si pesca il Portogallo 2026 si può anche evitare di andare dritti su un CR7 ormai a fine carriera. Dietro a tutto questo c’è un senso di controllo: stiamo costruendo la formazione più forte che la storia abbia visto mai.
Una sottile illusione che poi tende a scontrarsi con la cruda randomicità dei codici che manovrano il gioco, per cui un undici di fenomeni esce agli ottavi perdendo 5-1 con l’Irlanda del Nord del 1958. Fa niente, si preme il tasto rewind e via con un nuovo giro di giostra.

Ma allora, come si vince? Noi ce l’abbiamo fatta dopo innumerevoli tentativi schierando questo 4-2-3-1: N’Kono (Camerun 1990); Màtrai (Ungheria 1958), Knut Nordahl (Svezia 1950), Obermayer (Austria 1982), Farìas (Cile 1950); Boban (Croazia 1998), Iniesta (Spagna 2018); Neymar (Brasile 2018), Maradona (Argentina 1982), Rummenigge (Germania 1982; peraltro è autore del gol vittoria in finale contro la Germania 2014); Suarez (Uruguay 2010). Sui nomi della difesa, escluso il portiere (idolo d’infanzia di Buffon), non c’è vergogna nel dire che si è pescato a caso, ma anche questo fa parte dello spirito del gioco.
Che diventa più godibile se condiviso con gli amici, mandandosi le rispettive formazioni in quella che è in fondo l’idea dietro a 7a0 (e a giochi analoghi come il “capostipite” baskettaro 82-0, dove bisogna disegnare il quintetto Nba perfetto): far rivivere di quelle serate passate a dire nomi di calciatori, un viaggio nella nostalgia in cui il semplice dire “Mamma se era forte” innesca ricordi che si intrecciano a stretto filo con le nostre esistenze, con chi eravamo durante quel Mondiale in cui il giocatore X si prese la scena. Per tutto questo, sono bastate poche righe di codice. Chapeau.
Riproduzione riservata © il Nord Est








