La rivoluzione tecnologica dei Mondiali 2026: debutta la Ref Cam Lenovo con Intelligenza Artificiale

Al match d'apertura tra Messico e Sudafrica all'Azteca, il brasiliano Sampaio si presenta in campo con un microfono e una telecamera stabilizzata dall'AI e dall'edge computing. Obiettivo della FIFA: trasparenza assoluta e comunicazioni istantanee con la sala Var. Resta il nodo della sicurezza in campo e l'ironia del web sui meme

Filippo Errico Verzè

Quello tra i Mondiali di calcio e la tecnologia applicata all’arbitraggio, da un po’ di anni a questa parte, è un binomio molto stretto. Nel 2018, in Russia, ci fu la grande ribalta del Var, oggi parte essenziale delle nostre vite, al tempo usato in via sperimentale in alcune leghe (tra cui la Serie A), ma ancora snobbato in Premier League e Champions. Quattro anni dopo, in Qatar, fu poi la volta del fuorigioco semiautomatico.

Arriviamo quindi a giovedì scorso. Nel match dell’Azteca tra Messico e Sudafrica che ha aperto il torneo, l’arbitro brasiliano Wilton Sampaio si è presentato con un vistoso auricolare, un microfono alla bocca e una telecamera che gli spuntava da dietro la tempia. Un completo inusuale, non troppo diverso dai rilevatori di Aura usati nell’universo di Dragon Ball. Solo che stavolta Goku e Vegeta non c’entrano nulla.

L’obiettivo della Fifa è sia facilitare il flusso di comunicazioni tra arbitro, assistenti e sala Var, che dare un’idea di trasparenza nelle decisioni al pubblico. Una politica portata avanti da anni, basti pensare ai numerosi formati, televisivi e non, dove si vivisezionano gli episodi più importanti.

Anche la ref cam, di per sé, non è una novità: già aveva debuttato al Mondiale per Club la scorsa estate, poi nell’ultima stagione tutti i top campionati e non solo l’hanno adottata, così da regalare un punto di vista inedito della gara a chi la segue dietro a uno schermo. Per la kermesse di Usa, Messico e Canada, la Fifa ha voluto fare le cose ancor più in grande: lavorando a braccetto con Lenovo, l’azienda che l’ha progettata e realizzata, ha fatto sì che le immagini subissero di meno l’effetto “blur” dovuto al movimento. È l’Ai a stabilizzarle, servendosi di sistemi edge computing, con cui i dati arrivano in tempo reale perché elaborati direttamente dentro lo stadio, anziché appoggiarsi a server centralizzati o cloud. Così, i check al Var non diventano più un dramma, permettendo alla squadra arbitrale di non doversi destreggiare tra fotogrammi di dubbia intellegibilità. E, intanto, la gente allo stadio o da casa non ha di che polemizzare, perché messo di fronte a decisioni trasparenti e inappellabili.

L’intento è senza dubbio nobile, sulla ricezione da parte del grande pubblico c’è ancora da lavorare. Lo stentato inglese con cui l’arbitro Sampaio ha annunciato in mondovisione l’espulsione del sudafricano Zwane non ha certo aiutato i comuni mortali a prendere seriamente queste novità. Un altro aspetto su cui discutere è la sicurezza. Qualcuno forse ricorda quando, in un Lazio-Torino dell’agosto 2007, l’arbitro Morganti fu colpito da una pallonata di Kolarov – non propriamente un piede morbido – proprio nei pressi del suo auricolare, finendo a terra per qualche minuto. È chiaro che, con apparecchiature così vistose e sporgenti, i rischi possono aumentare. In ogni caso, parliamo di una rivoluzione già abbondantemente in corso: non saranno certo i meme su Internet a fermarla.

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