Olimpiadi, impianti e futuro dello sport, Abodi: «Udine può ambire a Euro 2032»

Il ministro dello Sport ha fatto visita al Messaggero Veneto in occasione dei 150 dell’Asu: «È indispensabile che le discipline diventino un luogo accogliente per i più giovani»

Antonio Simeoli
Il ministro dello sport Andrea Abodi in redazione a Udine al Messaggero Veneto ©Foto Petrussi
Il ministro dello sport Andrea Abodi in redazione a Udine al Messaggero Veneto ©Foto Petrussi

La full immersion nello sport friulano sta per finire, i 150 anni dell’Asu, i Mondiali master a Sappada. Il ministro dello sport e dei giovani, Andrea Abodi entra nella redazione del Messaggero Veneto e si sofferma in corridoio su due prime pagine storiche: la doppietta di Manu Di Centa a Lillehammer 1994 e la prima Uefa dell’Udinese di Zac nel 1997.

«Questa è una regione di sport – dice –. Una società che festeggia 150 anni è sinonimo di capacità di generazioni che si sono passate il testimone mantenendo la fiammella della passione alimentata con la logica del volontariato sociale. Costruendo generazioni di atlete cariche di vittorie, ma la base è quella dello sport che parte dal basso, una specie di difesa immunitaria sociale che avvicina le persone e supera le differenze. Insomma, che non si occupa solo della competizione».

Le notizie di cronaca sono agghiaccianti: cosa può fare lo sport per i giovani?

«È indispensabile che un luogo sia accogliente e sicuro, il decoro dei luoghi non è di secondo piano per questo stiamo investendo, collaborando con le regioni, e questa in particolare, e i Comuni per investire in infrastrutture sportive. Il ministro Valditara ha messo a disposizione un miliardo per l’edilizia scolastica: è importante avere palestre, e molti non le hanno, ma averle anche decorse. In pochissimi sportivi riescono ad arrivare al vertice, il tutto è frutto di selezione, ma c’è un sottofondo: la necessità di un diritto acquisito che lo sport sia a disposizione di tutti».

Udine ha anche uno stadio modello.

«Grazie alla volontà della famiglia Pozzo di capire in tempi non sospetti, quando non c’erano grandi appuntamenti in vista come Europei e Mondiali, quanto fosse indispensabile la casa. Se l’impianto di allenamento è la fabbrica del futuro, uno stadio è una casa, una casa della città. Il Friuli ha avuto una evoluzione arricchendosi di contenuti, vedi la collaborazione con Bluenergy, che ha determinato un salto di qualità nella sostenibilità ambientale. Lo stadio a Udine è un piccolo esempio di alfabetizzazione culturale, di come debba essere un luogo della comunità».

Udine può sperare in Euro 2032?

«È una competizione e può parteciparvi con uno stadio già promosso a pieni voti dall’Uefa. Sicure sono lo stadio della Juve a Torino, l’Olimpico a Roma e San Siro o auspichiamo qualcosa di nuovo. Guardate Wembley a Londra: lo spirito, l’anima, la storia sopravvivono. Entro giugno bisogna presentare proposte e progetti, poi l’Uefa deciderà. Udine è in gara eccome».

Il presidente dell’Apu basket Pedone le ha annunciato di essere pronto a presentarle un progetto riveduto e corretto per il nuovo palasport...

«Aspetto, sono qui. Quando imprenditori si impegnano in progetti del genere è una bella notizia, vedi il palazzo che sta nascendo a Cantù. Anche a Milano col PalaItalia vedrete si giocherà a basket, c’è poi all’orizzonte questo nuovo progetto dell’Nba in Europa».

Cosa ne pensa?

«Voglio conoscerlo bene. Gli assetti delle competizioni hanno già un equilibrio delicato. Credo alla difesa dei nostri campionati, alle competizioni aperte con promozioni e retrocessioni. Il panorama europeo poi è già ricco di competizioni, faccio fatica a pensare che ne arrivino altre. Bisogna trovare un’intesa, anche se il fascino dell’Nba c’è e gli americani non badano alle chiacchiere e presto si arriverà al dunque. Ci è stato presentato un progetto nel quale anche Trieste potrebbe svolgere un ruolo guardando a Roma, ma con l’idea della proprietà, che mi è piaciuta, di dare continuità all’avventura a Trieste nel rispetto della storia e della tradizione».

Ministro, tra 13 giorni iniziano le Olimpiadi.

«Avremo due milioni di turisti, due miliardi di persone ci vedranno in tv. Andrà bene e infrastrutture strategiche in Valtellina e a Cortina, ad esempio, saranno realizzate anche dopo i Giochi, dando una continuità indispensabile per investimenti del genere».

Che effetto le ha fatto il ritorno di Federica Brignone?

«L’avevo incontrata dopo l’infortunio, dove si era rotta tutto nel ginocchio. In lei avevo visto gli occhi della sofferenza per un incidente accaduto nei campionati italiani corsi per il senso di dovere tipico dell’Arma dei Carabinieri. L’ho rivista poi altre volte e i suoi occhi piano piano hanno ritrovato la luce. La Tigre è tornata. Vedrete: ai Giochi non si accontenterà di partecipare».

Uno splendido esempio per i giovani.

«La volontà di superare ogni difficoltà è privilegio dei fuoriclasse. In un momento in cui la cronaca ci presenta fatti inquietanti e dolorosi, di fronte ai quali sembriamo impotenti, la rincorsa di Federica è un grande esempio per i giovani. Ne incontro migliaia e vedo tanta positività».

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