Indentità e inclusione: viaggio nel mondo del roller derby, non solo uno sport
La disciplina è nata in Texas nel 2001 e in Italia conta 13 squadre femminili. A Padova ci sono le Criminal Bullets

Sulla pista della palestra di Pontevigodarzere, a Padova, il rumore dei pattini a rotelle rimbomba e si incrocia le i versi e le mezze urla di grinta delle ragazze che si inseguono, si spingono, si bloccano. Sono le Criminal Bullets e la loro disciplina è giovane, sconosciuta a molti: si chiama roller derby.
Se chiedi che roba è, ti rispondono: «Uno sport di contatto dinamico e inclusivo». Con delle regole, certo. Ci sono solo 13 squadre femminili che lo praticano in Italia, una è proprio quella di Padova. E come c’è arrivato il roller derby a Padova? Grazie a una studentessa universitaria australiana che si prese la briga di trovare uno spazio per giocarci e creò intorno a sè un gruppetto di altre studentesse tanto da farci una squadra: le Criminal Bullets, appunto, le “pallottole criminali”.E veniamo alle regole.

Il roller derby moderno, nato nel 2001 in Texas, si gioca su una pista ellittica dove due squadre si affrontano cinque contro cinque. Come spiega l'allenatrice delle Criminal, Marta Gaboardi: «Questo è uno sport di contatto sui pattini quad, i vecchi pattini anni '80. Si gioca in due tempi da 30 minuti e l’obiettivo è semplice: vince chi fa più punti. In campo, il ruolo cruciale è quello della jammer (l’attaccante), riconoscibile da una stella sul casco, che deve superare il "muro" delle avversarie per segnare punti. A proteggere la pista ci sono le blocker (i difensori), che devono impedire il passaggio dell’attaccante avversario con il corpo in modo legale e sicuro». Nonostante la forte fisicità, la sicurezza è garantita da un nutrito corpo arbitrale: «In campo c'è una terza squadra importante, quella degli arbitri, che seguono ogni azione per evitare colpi irregolari come gomitate o sgambetti», aggiunge .
Una delle caratteristiche più iconiche del roller derby è l'uso dei nomi d'arte sulle maglie, che riflettono l'identità "da battaglia" di ogni atleta. Tra le fila delle Criminal Bullets troviamo figure di spicco come la messicana Thundernat, jammer d'eccezione, nella vita ristoratrice ma appassionata di questo sport già quando viveva oltreoceano; oppure l'insostituibile blocker padovana che si fa chiamare Terrynator e la carismatica capitana Harley Pill.
Ma dietro i nomi d’arte c’è una filosofia profonda. Silvia Bertelli, lineup manager della squadra, sottolinea il valore sociale della disciplina: «È uno sport autogestito e inclusivo, basato sulla sorellanza. Lo chiamiamo “by skater for skater” perché tutto, dagli allenamenti ai campionati, è organizzato dalle giocatrici stesse». Si tratta di un ambiente dove non esistono discriminazioni di genere, età o costituzione fisica: «Diciamo pure che ogni ragazza può giocare a roller derby, finché le ginocchia reggono!».
Dopo aver collezionato importanti vittorie in questa stagione, le Criminal Bullets Padova si preparano adesso per l'appuntamento più sentito della stagione: il derby contro le vicentine Anguanas. La sfida è fissata per il 28 febbraio e, come da tradizione per il campionato italiano, si giocherà a Bologna.
La scelta della città emiliana non è casuale, come spiegano le protagoniste: «Bologna è il punto strategico per tutte le squadre, la città più raggiungibile per permettere a chi arriva da Torino come da Palermo di ritrovarsi e giocare. Fare tutte le trasferte ci costerebbe troppo». Sarà una giornata di sport intenso, spettacolo e, soprattutto, di quella comunità che rende il roller derby molto più di una semplice partita sui pattini.
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