Giro d’Italia, la maglia rosa si decide a Nord Est: percorso, altimetrie e analisi, ecco le tappe chiave

Già sabato primi trabocchetti in Bulgaria, poi il Blockhaus. Occhio a Val d’Aosta e Svizzera quindi le Dolomiti-verità: il 29 maggio il tappone Feltre Alleghe Piani di Pezzè, il 30 la Gemona-Piancavallo nel ricordo delle vittime del terremoto del Friuli

Emanuele Deste, Ilario Tancon, Mattia Toffoletto, Francesco Tonizzo

L’attesa è terminata e oggi parte finalmente la 109ᵅ edizione della Corsa Rosa: scopriamo assieme le tappe chiave di quest’anno:

Spazio alla creatività

La prima tappa con arrivo a Burgas sul Mar Nero è destinata ai velocisti, la prima Rosa fa gola al nostro Jonathan Milan e ai suoi rivali. Sabato la seconda tappa, in territorio bulgaro da Burga a Velika Tarnovo per un totale di 206 km con 2.600 metri di dislivello, promette divertimento e attacchi. La frazione, molto mossa, a 11 km dall’arrivo propone la salita del Lyaskovets Monastery Pass (3,9 km al 6.8% con punte al 14%), possibile spartiacque della giornata. Da non sottovalutare gli ultimi 3 km con una serie di strappi impegnativi.

Primo esame

La storia insegna come il primo arrivo in salita sia sempre da maneggiare con le pinze per chi vuole lottare per la Maglia Rosa e il podio. La 7ᵅ tappa, venerdì 15 maggio, la più lunga del Giro con i suoi 244 km, si conclude con l’ascesa del Blockhaus di 13 km, contraddistinta dai primi 10 km con pendenza media del 9% e punte del 14%, prima di una contropendenza di 500 m, e gli ultimi 3 km all’8%.

L’unico esame contro il tempo

Dopo il Blockhaus e una due giorni ricca di insidie tra i muri della tappa di Fermo e soprattutto l’arrivo in salita di Corno alle Scale, arriva il secondo giorno di riposo: si riparte il 19 maggio con la 10ᵅ tappa, l’unica cronometro, 42 km da Viareggio e Massa per specialisti e con le curve che si contano sulle dita di una mano.

Breve ma terribile la tappa aostana

Il 23 maggio la 14ᵅ tappa, tutta in Valle d’Aosta dal capoluogo regionale a Pila, dà il benvenuto sulle Alpi ai corridori. Frazione breve, 133 km, ma disegnata solamente di salite e discese: 5 i Gpm in programma e resa dei conti sull’ascesa finale verso il traguardo, 16,5 km al 7,1% e punte all’11%. Qui la classifica potrebbe subire pesanti scossoni.

La settimana decisiva

L’ultimo giorno di riposo alla vigilia e una frazione di montagna corta e insidiosa. La 16ᵅ tappa, interamente svizzera da Bellinzona a Carì di soli 113 km, potrebbe rilanciare alcuni big e affossarne altri: la fase centrale è caratterizzata da un circuito di 22 km da ripetere due volte con la salita di Leontica (3 km all’8.5%), poi si attraversa la Valle del San Gottardo prima del gran finale. Si raggiunge il traguardo dopo 11,7 km di aspra ascesa al 7,9% di media.

Si salvi chi può

La due giorni decisiva per definire la classifica finale: c’è il tappone dolomitico da Feltre ad Alleghe (Piani di Pezzè), 151 km e 6 salite da domare. Si comincia con il Passo Duran, a seguire il Coi, Forcella Staulanza, il Passo Giau che è la Cima Coppi di questo Giro (9,9 km al 9,3% e una pendenza massima al 14%), il Passo Falzarego con lo scollinamento ai -31 km. Dopo una lunga discesa arrivano 5 km da paura fino al traguardo della 19ᵅ tappa: pendenza costante al 10% con picchi al 15% su strada stretta e tortuosa. Giornata da paura.

L’ultimo ballo

Da Gemona del Friuli a Piancavallo, 200 km in Friuli Venezia Giulia: gli ultimi 53 km prevedono la doppia scalata al Piancavallo. I 15 km finali sono interamente in salita con i primi 10 km molto ripidi, sempre attorno al 9% e punte al 14%: prepariamoci ai fuochi d’artificio finali della Corsa Rosa. —

Il 28 maggio il muro di Cà del Poggio

L’ organizzano una delle classiche Juniores più ambìte, il Trofeo Dorigo: nel 2023 (traguardo identico) s’impose un “certo” Paul Seixas, il francesino rampante. Lì si disputò l’Italiano Under 23 nel 2010 e, udite udite, fu ospitato il Mondiale gravel 2023, allestito in soli 30 giorni dopo il venir meno della candidatura di Asiago: alzò le braccia un big Matej Mohoric, re della Sanremo 2022, il numero uno degli sloveni (con Primoz Roglic) non ci fosse sua maestà Tadej.

Senza scordare che, dal 2023 al 2025, le vie del centro sono state teatro del Cycling Stars Criterium, il circuito post-Giro sbancato un anno fa da Isaac Del Toro. Sì, a Pieve di Soligo mancava solo il Giro. E nella città di Zanzotto la lacuna sarà colmata giovedì 28 maggio con la conclusione della tappa numero 18, 171 km con partenza da Fai della Paganella e un canovaccio da velocisti o fughe: tappa per Jonathan Milan o l’enfant du pays Andrea Vendrame? Ai campioni (o futuri numeri uno), da quelle parti, sono abituati. Ci voleva, però, lo spettacolo più amato. Perché Pieve, come le colline Unesco abbracciate dal percorso, fa rima con bici: la due ruote è il mezzo più efficace per il turismo lento, le gravel amatoriali sbocciate in zona negli ultimi anni solo lo specchio fedele di uno sport che si pratica, ammira, guarda, ama.

I precedenti

Pieve è la città trevigiana numero 12 a figurare come sede di tappa (partenza o arrivo). Alla Marca l’arrivo di tappa mancava da Treviso 2022, colpaccio del belga Dries De Bondt. E basta riprendere in esame le parole scelte da Stefano Soldan, sindaco di Pieve di Soligo, all’ufficializzazione della tappa, per comprendere il significato profondo di un traguardo collocato in una provincia legata a doppio filo al ciclismo: «L’arrivo del Giro è una grandissima emozione che ripaga dei tanti anni di lavoro delle nostre società ciclistiche. Dopo il successo straordinario del Mondiale gravel, si realizza il sogno della corsa rosa».

Una festa che è tributo a una tradizione e a un territorio. E che non vivrà del solo giorno della tappa: allestito un fitto calendario di eventi già scattato a marzo, spaziando dalla sicurezza in bici alle notti rosa. Con tanto di post: la prova di Coppa del Mondo Eliminator fissata per il 30 maggio.

Il percorso

Il giorno cerchiato di rosso, con epilogo in piazza Vittorio Emanuele II, sarà anche la tappa delle colline Unesco e potrebbe prestarsi a più soluzioni: dalla volata di gruppo all’attacco da lontano, passando per lo sprint ristretto originato dallo scollinamento a Ca’ del Poggio a 9 km dal traguardo. Classica tappa interlocutoria prima delle grandi montagne, ma il tracciato disegnato fra le colline del Conegliano Valdobbiadene Docg promette spettacolo.

Molto dipenderà dai velocisti rimasti in gruppo: prima del gran finale a Roma, Pieve rappresenterà la penultima possibilità. La frazione attraversa 4 province ed entra nella Marca dopo circa 125 km: i saliscendi di Guia e Combai (già abbracciati nel 2026 dai pro alla Settimana Coppi e Bartali), lo sprint con abbuoni a Tarzo ai meno 16 km, la salita must di Ca' del Poggio a infiammare il finale.

Pieve diventerà focus del ciclismo mondiale e la cornice di pubblico sarà di quelle record. Una felice abitudine per la carovana rosa, che piantò la prima bandiera nella Marca nel 1927: traguardo a Treviso in viale Felissent e successo di Alfredo Binda. Sì, nella Marca sono avvezzi ad applaudire i grandi. A Pieve si sono innamorati, nel recente passato, di Paul Seixas e Matej Mohoric. Chi brinderà, a uno sguardo dal Battistella Moccia, il prossimo 28 maggio? 

29 maggio: Feltre – Alleghe Piani di Pezzè. Il tappone per Pantani

Tappone dolomitico, tappa regina, frazione decisiva. Il tutto nel ricordo del mito, del “pirata” Marco Pantani. Chiamiamola come vogliamo, la Feltre – Alleghe (Piani di Pezzè) di venerdì 29 maggio sarà spettacolo puro, uno dei momenti clou del Giro d’Italia numero 109. Sarà una giornata interamente bellunese che coinvolgerà il Feltrino, la Valbelluna, lo Zoldano, la Conca ampezzana e l’Agordino.

5 mila metri di dislivello

Un dislivello positivo di 5 mila metro, concentrato in 151 chilometri. Il menù del 29 maggio potrà risultare indigesto a molti, anche perché arriva alla terzultima giornata di gara, quando si comincia a raschiare il fondo del serbatoio delle energie. Sarà una tappa durissima la Feltre – Alleghe.

La frazione muoverà da Largo Castaldi, vivrà la prima metà gara ripercorrendo il tracciato della storica granfondo Sportful Dolomiti Race (salendo verso Cesiomaggiore, Sospirolo e Agordo, affrontando quindi il passo Duran 12 km e pendenza media dell’8,2 per cento, Coi 5,8 con pendenza media 9,7 per cento e massima del 19 e Forcella Staulanza 6,3 km per 6,7 per cento)) per poi in rapida successione affrontare il passo Giau (10 km al 9.3 per cento), il passo Falzarego (10 km al 5,6 per cento) e approdare quindi ai 1.470 metri di quota dei Piani di Pezzè, al termine di una salita piuttosto impegnativa (5,1 chilometri per 487 metri di dislivello, con pendenza media del 9,5%, con un tratto al 15 per cento) e spettacolare. Da sottolineare che quest'anno il Passo Giau, con i suoi 2.236 metri di altitudine, sarà la Cima Coppi, vale a dire la vetta più alta del Giro. L’ultimo passaggio sul Giau è datato 2023, in occasione della Longarone - Tre Cime di Lavaredo. In quell’occasione transitò per primo il canadese Derek Gee.

Nel ricordo di Pantani

Il Giro arriverà ai Piani di Pezzè per la prima volta. E farà riandare la mente al 27 giugno del 1992 quando lassù vinse (anzi stravinse) Marco Pantani: era la penultima tappa del Giro dei dilettanti e il fuoriclasse romagnolo fece una settantina di chilometri di fuga su e giù per Sella, Gardena e Valparola, vinse la tappa (Cavalese – Piani di Pezzé), conquistò il primato in classifica generale e vinse di fatto la corsa che sarebbe terminata il giorno dopo con la Alleghe – Gaiarine.

Nel ‘75 hurrà per De Vlaeminck

Se i Piani di Pezzè sono una novità assoluta per il Giro, non così per Alleghe, dove la corsa rosa arriverà per la seconda volta. Il primo traguardo è datato 6 giugno 1975: quel giorno si corse la Pordenone – Alleghe, penultima frazione con Passo Staulanza, Fedaia e Pordoi. A vincere fu il belga Roger De Vlaeminck davanti a Tino Conti e allo spagnolo Francisco Galdos, con Felice Gimondi quarto. In rosa c’era il bresciano Fausto Bertoglio. Il giorno successivo si disputò la Alleghe – Passo dello Stelvio, con vittoria di Galdos e trionfo finale per Bertoglio. Nel 2005 Alleghe ospitò la partenza della Alleghe–Rovereto (vittoria di Alessandro Petacchi). In Agordino l'ultimo traguardo rosa è datato 2022, con la Belluno - Marmolada.

Una provincia rosa

Quello del 29 maggio sarà il 45° traguardo bellunese del Giro. Il primo arrivo di tappa in provincia è datato 1938. La 14ª frazione era la Trieste – Belluno e a vincere fu un atleta livornese, Olimpio Bizzi. L’ultimo traguardo in provincia è datato 2023. È quello della Longarone – Tre Cime di Lavaredo, tappa vinta dal colombiano Santiago Buitrago.

Come gli arrivi, anche le partenze bellunese sono 44 . Il primo “via” fu nel 1938, in occasione della Belluno – Recoaro Terme, l’ultimo nel 2024, quando si disputò la Alpago – Bassano del Grappa. 

 

30 maggio: Gemona – Piancavallo. Sulle strade della memoria

Gemona del Friuli, la Pedemontana e l'Alto Friuli ospiteranno, sabato 30 maggio, la partenza della penultima e decisiva tappa del Giro d'Italia numero 109. Un evento sportivo di portata eccezionale.

Un potente volano di attenzione e di rispetto, cinquant'anni dopo, nei confronti dei quasi mille morti causati dal sisma del 1976 e dei danni, fisici, morali ed economici che migliaia di persone hanno patito per l’arrivo dell’Orcolat. Oggi, nel 2026, la volontà è quella di ricordare le vittime e di dimostrare al mondo i risultati della rinascita del territorio friulano. Con quello che è, a tutti gli effetti, lo spettacolo sportivo più importante di questa era, legato proprio alle realtà territoriali. Paolo Urbani, project manager della tappa Gemona - Piancavallo, dove Pantani nel 1998 fece il vuoto, è pronto alla sfida.

«In questi anni – spiega Urbani – il Giro d’Italia ha sempre cercato di proporre delle tappe che siano anche evocative di eventi che hanno toccato nel profondo la collettività. Penso alla tappa del Vajont e non solo. Non si tratta solo di sport, perché il Giro è anche, se non soprattutto, cultura popolare. La corsa rosa ha una capacità incredibile di entrare nelle case degli italiani e degli sportivi di tutto il mondo. Sa tradurre in immagini i pensieri e le prerogative di coloro che vivono il territorio sul quale passa la carovana».

Una tradizione iniziata con Enzo Cainero. «Con Enzo – prosegue Urbani –, il Giro d’Italia è diventato un autentico patrimonio della Regione Friuli Venezia Giulia. Possiamo dire che non c’è Giro senza la nostra Regione, né la nostra Regione può rinunciare al Giro. E proprio di concerto con l’amministrazione regionale, abbiamo deciso di coinvolgere tutti i paesi del cosiddetto “cratere” sismico per dimostrare a tutto il mondo cosa siamo stati capaci di fare negli ultimi cinquant’anni, con l’impegno dei friulani e l’aiuto concreto e la solidarietà trasversale che abbiamo ricevuto».

La parola chiave è “mondo”. «Si, il Giro è visto in diretta da una quarantina di televisioni nazionali del mondo. Ci sono circa 200 Paesi collegati che seguono la corsa e oltre 800 milioni di contatti.

Mi piace sottolineare il fatto che anche molti Fogolârs Furlans, sparsi in tutta la terra, si riuniscono nelle loro sedi per vedere, in Tv, i loro paesi d'origine. Insomma, è una vetrina incredibile».

La ricorrenza dei 50 anni dal sisma che lezione ha dato? «Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella cerimonia di Gemona, hanno riconosciuto il valore dell’esempio che il Friuli ha dato nel gestire l’emergenza e la ricostruzione post sisma. Sentiamo il senso di responsabilità nell’allestire l'evento: sia perché sarà, probabilmente, la tappa decisiva».

Come andrà la corsa? «Tutti dicono che vincerà Vingegaard: staremo a vedere - continua Urbani – Mi piacerebbe che siano protagonisti i giovani, tipo Pellizzari. Seguiremo soprattutto il nostro Jonathan Milan, che speriamo possa essere protagonista nell'ottica della maglia ciclamino. E chissà che Jonny non riesca a prendersi, già nella prima tappa oggi, la maglia rosa, sarebbe meraviglioso».

Una maglia che porta il nome del Friuli Venezia Giulia. «Per noi è l’apoteosi. La nostra Regione ha fatto un bellissimo colpo. Il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” stampato sulla maglia rosa, con il ritorno d’immagine che offre, farà fare un salto di qualità mediatico eccezionale». 

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