Il disastro in Champions delle italiane è figlio di una Serie A povera
L’Inter che domina in patria fuori dai confini è involuta. Punite Roma e Como, male il Napoli: ranking a rischio. Solo dall’Europa «minore» sono arrivate soddisfazioni

Non era mai accaduto, da quando abbiamo quattro squadre in Champions League, che l'Italia perdesse tutte le partite delle squadre che la rappresentano. Al contrario il trevigiano Cisse è il più giovane calciatore italiano ad aver realizzato – è accaduto giovedì sul campo del Salisburgo - una tripletta in Europa League, competizione nella quale Milan e Juve hanno invece vinto.
Ai due risultati va aggiunto il successo dell'Atalanta (sul Pafos) in Conference. Ma non è questo tre su tre di subordinata importanza a regalare una consolazione. Lo smacco della Champions resta inaccettabile perché i quattordici gol subiti in quattro gare indicano una tristissima realtà: non solo non siamo all'altezza delle grandi del calcio europeo, ma rischiamo di non esserlo nemmeno con chi è comprimario.
Perdere con il Real Madrid si può (ma non quando si è in vantaggio di due reti e mancano dieci minuti alla fine), però subire sconfitte da belgi, olandesi e una modesta squadra spagnola (il Villarreal) è più preoccupante. Come preoccupa la seguente prospettiva: per quanto tempo, se i risultati non si invertono in maniera uniforme, avremo ancora quattro squadre nella massima competizione calcistica europea? Spagna e Germania vanno più forte di noi e anche il Portogallo chiede strada e va tenuto d'occhio.
Ma, prima delle conseguenze, vanno enucleate le cause. Ed è logico cominciare dall'Inter non solo perché ha ancora zero punti nella casella delle vittorie in Champions, ma perché è la squadra più completa e attrezzata d'Italia che domina, quasi senza avversari, il nostro torneo nazionale.
Che cosa significa questo? Significa che il campionato italiano è povero di qualità e competitività. In serie A si gioca a ritmi compassati, la palla viaggia lenta e l'intensità è relativa. Altrove, ormai quasi ovunque, la velocità è diversa. Come è diversa la tecnica nella velocità. Ci vuole più qualità per controllare palloni che vengono passati con maggiore frequenza e quasi tutti utilizzando un tocco.
Diverso è il controllo e diverso è anche l'orientamento. C'è chi dice che in Italia ci si allena poco. In realtà è vero l'esatto contrario. Ci si allena troppo, ma non con i ritmi che una partita vera richiede.
Un discorso, poi, va fatto a proposito degli stranieri. Ne abbiamo troppi (e questo lo sanno tutti), ma non di primo livello. Non sono necessariamente scarsi, tuttavia non è detto che siano meglio dei nostri under 21: Cisse ne è la riprova e la conferma. Senza contare che spesso acquisto e ingaggio di un calciatore straniero finiscono per pesare negativamente anche nei bilanci.
Come in un circolo vizioso. torniamo sempre al punto di partenza: il nostro campionato non è attrattivo per lo straniero di prima fascia: produce poco spettacolo, è poco o per nulla vendibile in altri mercati televisivi e, tranne eccezioni (l'Inter del tanto vituperato Simone Inzaghi che centrò due finali in tre anni), non promuove squadre sul palcoscenico europeo.
Naturalmente i quattordici gol subiti in quattro partite hanno fatto alzare il sopracciglio a difensivisti e uomisti di cui l'Italia è ancora piena. “Non sappiamo più difendere” è il loro grido di dolore, invocano il ritorno al libero e alla difesa ad personam, se non addirittura il ritorno ad un esplicito catenaccio.
Dimenticano, i nostalgici, che non l'Italia, ma il calcio va nella direzione opposta. Sapete quante partite di Champions sono finite con uno 0-0 tra martedì e mercoledì? Nessuna. E questo per la banalissima ragione che i fruitori, cioé chi paga per guardare e tifare, vogliono lo spettacolo, vogliono emozioni, vogliono adrenalina. E l'adrenalina è il gol, senza gol non c'è vittoria.
Se poi siamo invitati a fare un discorso più antipatico, il rilievo di non saper difendere va indirizzato a chi del difensivismo – o del non gioco – ha fatto la sua bandiera. E tra gli sconfitti della settimana nera di Champions, il più sconfitto è Massimiliano Allegri che, pur in vantaggio di una rete, non ha saputo difenderla, subendone ben tre dall'undicesima squadra del campionato spagnolo. Però male ha fatto anche Fabregas, snaturando il Como in Olanda, e schierandolo senza attaccanti. Una mossa all'italiana.
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