Dal Gange allo Stretto di Bering: il nuovo "Grand Tour" in barca a vela di Vlacich e Deganutti
Il velista monfalconese e il compagno cividalese pronti a sfidare il tempo con i loro Tiwal gonfiabili. Partenza il 27 febbraio per l'India, poi Londra e l'Alaska

Beh, diciamolo: un po’ (tanto) folli lo sono. Come altrimenti definire questi due personaggi innamorati della vela che, tanto per dire, si sono già sfidati tra le acque più alte del pianeta, quelle del Lago Titicaca (a quota 3.812 metri, in Bolivia) e tra quelle più basse, nel Mar Morto, a –430 sul livello del mare, che hanno regatato nelle acque del lago sotterraneo più grande d’Europa, il St Leonard, in Svizzera, ma anche tra gli iceberg del Circolo polare artico.
Passione, certo, che due anni fa li ha portati a vincere il titolo di “Velista dell’anno” nella categoria “Passione” (appunto). Passione. E fantasia, che quest’anno li condurrà a provare l’emozione di regatare sul Gange, sul Tamigi e nello Stretto di Bering.
I due “folli” che si sono inventati quello che peraltro non hanno esitato a ribattezzare il “Grand Tour” sono il monfalconese Manuel Vlacich e il cividalese Franco Deganutti, che a fine mese, esattamente il 27 febbraio, si imbarcheranno a Ronchi con destinazione l’India. E con sé avranno, come sempre in questi ultimi anni, i “Tiwal”, le piccole (tre metri appena) imbarcazioni gonfiabili a vela con le quali conducono le loro imprese.
Il fil rouge del “Grand Tour 2026” è il tempo. «Il tempo che si è fermato» sul Gange, il fiume sacro, che sarà affrontato a Varanasi, la capitale spirituale dell’India. «Il tempo che scorre» a Greenwich, dove al Royal Observatory passa il Meridiano 0.
E «il tempo che inizia e finisce», nello Stretto di Bering, dove le isole Piccola Diomede, statunitense, e Grande Diomede, russa, sono divise da appena 3,8 chilometri ma soprattutto dalla linea del cambiamento di data.
Qui, dunque, Vlacich e Deganutti regateranno con partenza in un dato giorno e arrivo... il giorno prima. Grandi avventure, enormi difficoltà per organizzarle.
Racconta Manuel Vlacich, che a Monfalcone è anche stato il direttore sportivo della Società velica Oscar Cosulich: «Immaginate cosa significhi poter scendere in acqua nel Gange, il fiume sacro dell’induismo. In questo caso porte importanti ce le ha aperte Alex Bellini, che nel 2019 ha disceso il fiume su una zattera autocostruita in un progetto che l’ha portato a esplorare i 10 fiumi più inquinati al mondo. Oppure l’avventura nello Stretto di Bering: anche soltanto arrivare all’americana Piccola Diomede non sarà semplice, con una serie di voli, prima fino ad Anchorage, poi per Nome, infine l’ultimo in elicottero fino all’isola, abitata da un centinaio o poco più di persone, dove per sbarcare abbiamo chiesto un permesso speciale al capo-villaggio. Tutto più semplice invece a Greenwich, dove abbiamo trovato la collaborazione dello Yacht Club locale».
E dire che tutto era iniziato con l’acquisto, non programmato e avvenuto solo grazie ad alcune coincidenze fortuite, di un Melges 24, barca con cui si inventarono nel 2022 il primo “Gran Tour”, che portò Vlacich e Deganutti dritti dritti nel Guinness dei primati: i due infatti parteciparono alle più affollate regate del mondo (la “Bol d’Or” sul lago di Ginevra, la “Round the Island” all’Isola di Wight e la “nostra” Barcolana), regatando contro 3.219 equipaggi e circa 30 mila avversari in un solo anno. Il primo di una serie di “Gran Tour” da record.—
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