Ciclismo, Pinarello: l’enfant prodige della Marca
Il professionista ventiduenne di Giavera si racconta: dalle prime pedalate alla passione per la F1.«Le prestazioni alla Tirreno mi danno sicurezza. Il mio obiettivo? Conquistare una tappa del Giro»

Ha stupito tutti alla Tirreno-Adriatico, ottimi piazzamenti e soprattutto decimo nella generale. Alessandro Pinarello, 22enne di Giavera, prima stagione nel World Tour con la svizzera Nsn, è il pro trevigiano del momento. Studia per diventare grande, contando su vicini di casa – a San Marino, dove vive da inizio anno - del calibro di Del Toro e Pellizzari (suoi coetanei, beata classe 2003), che si sono appena contesi il titolo della Corsa dei Due Mari.
Il protagonista
Pinarello, si aspettava di fare classifica alla Tirreno?
«La squadra mi aveva dato libertà, volevo curare la generale, ma la top ten è stata al di sopra delle previsioni. Sono contento».
Eppure alla vigilia si era ritirato alla Strade Bianche: cos’era successo?
«Ero caduto. Mi sono ritrovato dietro, ho deciso di mollare. Non aveva senso proseguire, avendo la Tirreno due giorni dopo».
Che cos’è cambiato quest’anno?
«Sono sempre io, la serietà nel lavoro c’è sempre stata. Sento, però, di aver alzato il livello. Un po’ potrebbe c’entrare l’età, ho comunque un anno in più. Un po’ aver fatto altura a gennaio, al Teide, per tre settimane: una novità per me, inserirla in inverno. Di solito la prevedevo d’estate, l’anno scorso peraltro non l’avevo mai fatta. E ora ho in programma un altro blocco».
Quando parte?
«Giovedì, altre due settimane di altura e sempre al Teide. Poi riprenderò, a metà aprile, al Gran Camino in Spagna. Si capirà, nelle prossime settimane, se farò il Giro».
Se parte per l’altura, né Milano-Torino né Sanremo. Come mai?
«Nel primo caso, l’Nsn non l’ha fatta. Alla Classicissima la squadra schiererà capitani Strong e Girmay. Ora era previsto uno stacco».
Come si trova con il nuovo team?
«Gara dopo gara, sto guadagnando la loro fiducia. E mi fanno vivere tutto senza stress. Rispetto all’esperienza in Bardiani, le differenze sono lo staff più ampio e il fatto che sei seguito anche nei dettagli. Dall’alimentazione al recupero, dall’allenamento ai materiali».

L’arrivo di Pieve di Soligo è uno stimolo in più per partecipare al Giro?
«Certo, mi piacerebbe. In inverno ero più orientato sulla Vuelta, presto si valuterà».
Ritrovarsi in scia a Del Toro e Pellizzari, cosa può significare in prospettiva?
«Le prestazioni alla Tirreno mi danno più sicurezza. Posso tirare una riga, con sensazioni positive. Si punta, però, in alto. L’asticella deve alzarsi, c’è sempre da migliorare».
Qual è la corsa dei sogni?
«Non una in particolare. Se mi chiedete il primo obiettivo, quello del corridore italiano medio: una tappa al Giro».
Più corridore da classifica o corse di un giorno?
«Più la seconda. Al massimo, mi vedo da classifica per le brevi corse a tappe. Non in un grande giro. Se farò la corsa rosa, penserò alle tappe».
Del Toro e Pellizzari sono del suo stesso anno: vi conoscete bene?
«Siamo amici anche fuori dalla bici. Giulio era mio compagno in Bardiani, ma lo conoscevo già da junior, quando ci affrontavamo nelle corse domenicali. Ricordo Del Toro quando era allievo: con la Monex correva spesso in Italia. Due ragazzi tranquilli, con i piedi per terra. Oggi Del Toro è un po' più forte, ma la differenza fra i due è poca».
Quando si è avvicinato alla bici?
«In terza elementare, con il San Vendemiano. La spinta è venuta da papà Michele, cicloamatore: la bici, a casa, c’è sempre stata. Ho fatto anche nuoto con la Hydros a Vazzola: mi sono dedicato, per qualche anno, alla piscina in inverno e gli altri mesi alla bici. Poi è prevalso il ciclismo. Ma da subito avevo capito che con la bici mi divertivo di più. Il mio obiettivo è sempre stato arrivare fra i pro’. Ci sono riuscito».
Gli studi?
«Ho preso il diploma al Cerletti. Agraria, indirizzo trasformazione prodotti. Ma ho messo il titolo da parte, la bici ha preso spazio».
La prima bici?
«Me la ricordo bene. Verde, la scritta “Vc San Vendemiano”».
E la prima vittoria?
«Da G3, a Vazzola, terza gara della stagione».
L’idolo?
«Chris Froome, per come affrontava le gare a tappe. Quanto ai campioni di oggi, non farei un nome. Ci corri assieme, sei più concentrato sui tuoi obiettivi».
Porta un cognome “pesante” nel ciclismo: cosa significa?
«Me lo dicono tutti, ma con il ramo più famoso dei Pinarello non ho legami di parentela. Certo, quel cognome ha un suo perché. E comunque su quelle bici ci ho pure corso. Da junior, all’Ormelle».
Cosa le ha dato l’esperienza alla Borgo Molino?
«Ho imparato a correre di squadra e non singolarmente. Grazie agli insegnamenti del diesse Cristian Pavanello».
Interessi al di fuori della bici?
«Sono appassionato di motori. Ho una Vespa 50 Special: quando posso, ci salgo. Le stesse passioni dell’ex pro Sacha Modolo».
Segue altri sport?
«La Formula 1. Domenica mi sono goduto, con i compagni, la vittoria di Kimi Antonelli. A colazione, prima di correre».
Fidanzata?
«Anna, è di Vittorio Veneto e studia Economia all’università di Padova. L’ho avvicinata io alla bici, non conosceva questo mondo. E assieme cuciniamo pure».
Che cosa preparate?
«Di tutto, anche perché mangio tutto. Dal pesce alla carne, dalla pasta al risotto».
Giavera, il suo paese, ospitò il Mondiale 1985: ha mai visto le immagini?
«No, ma ne ho sempre sentito parlare».
Il Montello è stata la sua “palestra” preferita?
«L’ho asfaltato da junior, poi ho preferito il Cansiglio. Ora, però, sono abituato ad altre salite».
Dove vive?
«Da quest’anno a San Marino, come tanti ciclisti. Abito vicino a Pellizzari e Del Toro. Qualche volta mi alleno pure con Giulio, ma mi piace fare anche da solo».
Gli inizi
Alessandro Pinarello è nato a Conegliano il 12 luglio 2003, è cresciuto a Giavera e ora abita a San Marino. Svezzato da junior alla Borgo Molino Ormelle, ha corso con la Bardiani dal 2022 al 2025, sposando il progetto Under 23 dei Reverberi. Da quest’anno è sbarcato nel World Tour, correndo con la svizzera Nsn (ex Israel) dei compagni Strong e Girmay. Nel 2024, ha vinto il Palio del Recioto. Quarto al Giro di Toscana nel 2025, stagione che l’ha visto debuttare al Giro, da cui però si è ritirato dopo cinque tappe causa caduta (frattura allo scafoide della mano sinistra). Quest’anno può vantare un decimo posto nella generale della Tirreno-Adriatico (quarto nella graduatoria dei giovani), impreziosito da altre tre top ten: sesto nell’arrivo di San Gimignano, ottavo a Martinsicuro e Mombaroccio.
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