A casa di Alphadjo Cisse, al centro la mamma, con la sorella e la nonna
A casa di Alphadjo Cisse, al centro la mamma, con la sorella e la nonna

La favola di Cisse, da Treviso al gol con il Milan: «A due anni girava per casa col pallone e rompeva i vetri»

Mamma Habibatou racconta la serata magica del figlio Alphadjo Cisse. «Non abbiamo visto la partita in diretta, troppa ansia. Pogba il suo idolo, ma tifava Milan e sognava la Serie A»

Mattia Toffoletto

Grattacielo delle Stiore, a uno sguardo dalla Strada Ovest, le mura di Treviso a un quarto d'ora a piedi. L’appuntamento con la famiglia di Alphadjo Cisse (senza accento) è alle 17.30.

Papà Sanoussy fa l’operaio e non è ancora rientrato dal lavoro, ma c'è mamma Habibatout, cameriera in un albergo a Venezia.

Il gol di “Alpha” al debutto in A con il Milan (nel vittorioso 2-1 sul Toro) merita un viaggio nei ricordi e nelle emozioni. E le prime parole sono quelle che non ti aspetti: «Il gol non l’abbiamo visto in diretta, troppa ansia. Mio marito ha resistito davanti alla tv il primo tempo, poi abbiamo guardato assieme un altro canale», rivela la madre sorridendo.

L’astro nascente del Milan di Amorim, seguito con interesse dal ct azzurro Roberto Mancini a caccia di gemme dopo la terza Apocalisse, sta scombussolando – in positivo – anche le vite della sorella Aminata, che studia Scienze e tecnologie alimentari all’Università di Padova, e del fratellino Karamba, che gioca nel vivaio del Treviso con l’Under 15.

Un classe 2006 (come Sara Curtis, fenomeno del nuoto: annata benedetta) che incuriosisce tutto il calcio italiano. Famiglia di origini guineane, “Alpha” è nato nel capoluogo della Marca e in famiglia si parla anche il francese.

«Un’emozione grandissima, batteva forte il cuore», continua la mamma, seduta sul divano accanto alle due Aminata della famiglia Cisse, sorella e nonna materna di Alphadjo, «mio marito ha visto in tv da amici solo il primo tempo, poi non ce la faceva più.

 

È tornato a casa e abbiamo seguito assieme un altro programma, dove aggiornavano comunque sui risultati. Io manco mi ero sognata di vedere la partita. Troppa agitazione, ogni tanto davo però una sbirciata al cellulare. Mia figlia lavorava, mentre Karamba, il più piccolo, era fuori casa e se l'è goduta tutta».

 

Un particolare che racconta con genuinità uno scorcio di vita famigliare.

Un particolare che, a distanza di qualche ora, suscita a mamma Habibatou qualche risata. Quanto alla passione per il calcio, “Alpha” («Il soprannome degli amici, ma io lo chiamo sempre Alphadjo») è stato contagiato fin da piccolino.

«Ha sempre amato tanto il calcio, a due anni girava per casa con la palla e rompeva i vetri», prosegue nel racconto, «Pogba era il suo idolo, ma tifava Milan e sognava la Serie A. Sì, fin da piccolo, diceva che voleva fare strada. Ci sta riuscendo».

Un sogno diventato realtà, il cielo toccato con un dito con l’approdo in rossonero e la prima rete all’esordio in gare ufficiali. Tanto tempo è passato da quelle giocate che facevano strabuzzare gli occhi agli allenatori fra San Giuseppe e Monigo. «Cominciò a sei anni, andava al campetto di via Paludetti, a pochi passi da casa», ricorda la madre, «lo accompagnava il papà, al ritorno dal turno in fabbrica.

Ha frequentato le elementari Rambaldo degli Azzoni, poi le medie Serena. Quando si trasferì al Giorgione, sapeva di aver fatto il primo passo importante. Voleva arrivare lontano».

Il calcio è sempre stata la sua vita, camere e salotto alle Stiore come prolungamento del campetto dell’Indomita. «A casa non stava mai fermo, in moto perpetuo. Correva dappertutto. Irrefrenabile. E, soprattutto, una sola cosa guardava alla tv: niente cartoni animati, ma partite di calcio dalla mattina alla sera. L’unico diversivo era Pippi Calzelunghe», fruga nella mente Habibatou.

Se c’è da preparagli il piatto preferito, il fantasista del Milan, già capace di bucare il Manchester in amichevole, è di umili pretese: adora il pollo al forno, con patatine.

«La settimana scorsa è venuto a trovarci, dispiace tanto averlo lontano, i primi suoi anni a Verona sono stati duri anche per noi», riflette la madre, «poi l’abbiamo accettato, perché Alphadjo ha passione e talento. Mi dice sempre: «Tranquilla mamma, va tutto bene. Non ti preoccupare». Il fratellino ha tratto ispirazione e ci scherza pure: «Sai che sono più forte di te».

Ora la famiglia dovrà mantenere la promessa di andarlo a vedere. «È successo a Verona, ma anche a Catanzaro. C’era da soffrire, ma erano emozioni bellissime. Come bellissima è stata quella per il suo primo gol con il Milan. Anche se l’abbiamo visto dopo», riprende la risata. “Alpha” non dimentica le radici della sua famiglia, in Guinea: a 10 anni, con genitori e fratelli, ha trascorso oltre due mesi nel Paese africano.

«Così ha potuto conoscere nonni e parenti, ogni tanto dice che vorrebbe tornarci», spiega la madre. Se chiedete ad Alpha quale sia il posto del cuore, la risposta non lascia spazio a dubbi: «San Liberale, lì ha giocato a calcio e ha tutti gli amici. Andava pure in piscina a Santa Bona».

Poi c’è una sottolineatura che la famiglia tiene a fare: «Alphadjo non è mai cambiato. Ascolta e osserva, ha sempre fatto così. È rimasto umile. L’unico timore sono i dolci che prepara la sorella: deve rispettare la dieta e non cadere in tentazione». E giù di risate.

Il primo pensiero di Cisse: la videochiamata a casa

«Pronto, sono Alpha, l’avete visto il gol? Ah, ah, ah». Deve essere andata più o meno così la videochiamata che Alphadjo ha fatto dagli spogliatoi dell’Olimpico Grande Torino alla famiglia subito dopo la partita vinta sui granata al battesimo in Serie A con il Milan.

«Sorrideva e rideva tutto il tempo», racconta mamma Habibatou. Al telefono, c’era anche il papà e in videoconferenza si sono uniti i fratelli. Pochi minuti che hanno racchiuso il significato di una serata, un sorriso che ha riassunto anni di sacrifici e sogni.

«Non sappiamo quando tornerà a casa, ma prometto che durante l’anno andrò a seguirlo allo stadio: l’ho fatto a Catanzaro, Milano è decisamente più vicina», sottolinea la mamma. Emozionata è pure la sorella Aminata, al terzo anno di università a Padova: «Sono contentissima per lui, è sempre stato innamorato del pallone, diceva fin da piccolo che voleva giocare in Serie A. Ce l’ha fatta. Il massimo per chi tifava Milan da bambino. Il gol dell’altra sera non mi ha sorpresa. Io però lavoravo, ho letto la notizia dal cellulare».

Ama cucinare e impastare dolci, studia scienze e tecnologie alimentari e deve ancora decidere bene cosa fare da grande. Ma il tipo di torta da preparare, per festeggiare il primo gol in A di “Alpha” con il Diavolo, l’ha già in mente: «Gli farò quella al cioccolato, che gli piace tanto. Ma non potrà esagerare», sorride la sorella.

Sul tavolo del salotto ci sono le foto di “Alpha” bambino, dei trascorsi all’Indomita e al Giorgione. Gli occhi felici di un pulcino e di un giovanissimo che vogliono scalare le montagne e raggiungere i palcoscenici dei grandi. «A differenza di Aminata, che va all’università, con i libri è andato meno d’accordo», puntualizza la mamma. Ora c’è da studiare però il calendario di Serie A e decidere quando fare una capatina a San Siro: «L’anno scorso sono andata per Venezia-Catanzaro, vedo come conciliare con il lavoro», riflette un’orgogliosa Aminata.

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