Valori, social e denaro: un report indaga il pianeta giovani

I risultati di un’indagine che ha coinvolto 4.500 ragazzi al centro del volume curato dal sociologo Daniele Marini

Marco Panara
Nativi digitali e aperti al mondo: così il report fotografa i giovani
Nativi digitali e aperti al mondo: così il report fotografa i giovani

Non li conosciamo, o non li conosciamo abbastanza. Non li ascoltiamo, o non li ascoltiamo abbastanza. I giovani sono il presente e contemporaneamente sono il futuro, che è affidato alla loro crescita come persone, come cittadini, come lavoratori. Chiusi nelle loro camerette, chini sui libri o sui loro cellulari vorrebbero avere degli adulti nei quali rispecchiarsi, con i quali dialogare, dei riferimenti, e molti non li trovano.

Enigm (Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo) si occupa di istruzione, formazione e orientamento al lavoro con 30 centri in Italia frequentati da oltre 10 mila studenti. Nel 2024 ha creato l’Osservatorio Giovani e Futuro affidato a Community Reasearch&Analysis che ha prodotto un primo rapporto nel 2024 e il secondo, pubblicato da Guerini e Associati, nel 2025.

Il titolo dell’ultimo report è Il presente è il futuro, curato dal sociologo Daniele Marini con contributi di Irene Lovato Menin, Antonio Teodoro Lucente e Marco Muzzarelli oltre allo stesso Marini. È una indagine approfondita e originale che ha coinvolto oltre 4.500 studenti di enti di formazione professionale e scuole superiori che hanno risposto a un questionario sulla relazione con gli adulti, la rete e i social, i valori, il lavoro, il denaro. Ne esce una mappa del nostro tempo, del quale i giovani sono uno specchio per molti versi incoraggiante e comunque sorprendente.

Esiste un pregiudizio generazionale, probabilmente dalla notte dei tempi: ogni generazione ha visto in quella successiva una perdita di valori, di qualità, di determinazione rispetto alla propria. Quella delle madri e dei padri di oggi, la cui giovinezza o giovanilismo si è enormemente allungata, aggiunge una novità nella gestione del ruolo che è meno modello e più complice, forse per certi versi più vicino ma meno percepito come un riferimento. Gli adulti visti dai giovani appaiono sbiaditi, la maggior parte delle risposte descrivono genitori che lavorano perché devono, certo, ma senza passione, che spesso danno regole senza spiegarne le ragioni e a volte non sono con esse coerenti. Ascoltano, molto più le madri che i padri, ma anche quando giovani e adulti comunicano non sempre si capiscono. Essere genitori è sempre difficile, ma quello che emerge è che un “cattivo” genitore è sempre meglio di un genitore ‘assente’. Ma gli adulti non sono solo genitori, sono insegnanti, datori di lavoro, colleghi più anziani, la qualità del rapporto con le nuove generazioni riguarda tutti.

Gli adolescenti e i ragazzi di oggi non sono uguali a quelli che li hanno preceduti, ci sono delle differenze, come ci sono sempre tra una generazione e l’altra.

Nella storia ci sono stati salti immensi, tra generazioni che hanno fatto le guerre e quelle figlie della pace, tra quelle contadine e quelle urbanizzate, tra quelle migrate e quelle nate nei nuovi contesti. Per quella di oggi la differenza principale è l’acqua nella quale nuotano, e nella quale sono nati, nativi digitali in un mondo digitalizzato, mentre i loro genitori sono nati analogici. Possiamo provare a confrontare questo salto con quello di genitori e vissuti con le lampade ad olio e il rumore dei carri in strada e i figli nati con le lampadine e il rumore delle automobili, o con altri passaggi epocali, ma c’è una differenza nuova rispetto a tutti i salti precedenti ed è la velocità con la quale la digitalizzazione ha allagato il mondo.

Quindi sono diversi gli adolescenti e i ragazzi di oggi, ma Il futuro è il presente ci rivela che lo sono meno di quanto pensassimo. I valori sono ancora forti, tra le priorità la famiglia resta la prima, il lavoro slitta un po’ ma resta tra le principali, cresce la qualità della vita. Cambiano le dosi ma gli ingredienti sono gli stessi. Anche il denaro, che in questo mondo consumista sembra essere al centro di tutto, nella percezione di chi ha risposto ai questionari per i più non è un fine, meglio un lavoro nel quale identificarsi, che consenta di crescere, fare esperienze e mantenere un equilibrio tra le cose importanti. Il mito del posto fisso è tramontato, questo lo sappiamo, un po’ perché ne esistono molti di meno che diano garanzie, un po’ perché vivere, per questi ragazzi, è anche cambiare, sperimentarsi e sperimentare. La sicurezza è importante ma è accettata se consente di esprimere i propri talenti e provare a realizzare le proprie aspirazioni.

Le incertezze attuali valgono anche per chi va ancora a scuola, la fiducia nel futuro è temperata dalle nuvole che raffreddano l’ottimismo, la frenata dell’ascensore sociale si sente. Le opportunità contano più delle radici, e la percezione è che ce ne siano più oltre i confini del nostro paese che dentro. Opportunità di lavoro, di un lavoro adeguatamente remunerato, ma anche di motivazione, di partecipazione, di condivisione dei valori.

La fine delle ideologie e il tramonto della religiosità hanno lasciato un vuoto che la ricerca di senso degli adolescenti, dei ragazzi e forse anche di tanti adulti mostra il bisogno colmare.

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