Compiti fatti con l’intelligenza artificiale, la soluzione può essere una sola
Serve una scelta radicale per uscire dalle sabbie mobili: spostare la valutazione dal prodotto al processo. E il processo che va valutato è l'uso dell'intelligenza artificiale stessa: dimmi come l’hai usata, ti dirò che voto meriti

Sono a New York in questi giorni e anche qui ho ricevuto LA domanda da molti docenti: come posso valutare un testo scritto da uno studente se tutti usano l'intelligenza artificiale per fare i compiti?
Il fatto è che se il prodotto può essere generato da una macchina allora il testo, da solo, non ci dice più nulla su chi lo ha generato.
La valutazione del testo consegnato, il compito finito, l'elaborato a casa, da solo, nella sua forma definitiva, ha perso buona parte della sua funzione diagnostica. Bisogna farsene una ragione; l'elaborato scritto non ci dice più cosa lo studente sa, né cosa ha capito, dove ha faticato o dove ha ceduto.
La conseguenza è una sola, ed è radicale: bisogna spostare la valutazione (in questi casi) dal prodotto al processo. E il processo che va valutato è l'uso dell'intelligenza artificiale stessa. Vietarla è inutile, oltre che impossibile. Ignorarla è irresponsabile.
La strada è un'altra: chiedere allo studente di consegnare, insieme al testo finale, l'intera conversazione che ha avuto con la macchina. I prompt che ha formulato, le risposte che ha ricevuto, le correzioni che ha chiesto, i momenti in cui ha accettato una proposta e quelli in cui l'ha rifiutata, le ragioni per cui ha cambiato direzione. In quella conversazione c'è tutto ciò che il testo finale nasconde: c'è la qualità del pensiero di chi lo ha prodotto.
Uno studente che chiede alla macchina "scrivimi un saggio su Hegel" e consegna ciò che riceve è uno studente che ha delegato il pensiero.
Uno studente che discute con la macchina, che la corregge, che la costringe a riformulare, che rifiuta le semplificazioni e insiste sulle distinzioni, che riflette sul proprio prompt, è uno studente che sta pensando, e sta pensando in un modo che il testo finale, da solo, non può mostrare.
Il processo d'uso dell'intelligenza artificiale è diventato il luogo in cui si manifesta, con una chiarezza senza precedenti, la qualità intellettuale di chi la usa e la sua disposizione alla conoscenza.
Valutare quel processo significa valutare esattamente ciò che l'educazione ha sempre voluto valutare: la capacità di pensare. Solo che adesso il pensiero lascia una traccia visibile, leggibile, analizzabile, e quella traccia è paradossalmente la conversazione con la macchina.
*filosofo ed editore, fondatore di Tlon
Intervento pubblicato sul profilo LinkedIn dell’autore e dallo stesso autorizzato alla ripubblicazione
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